Descenders Recensione | Free rider

Un titolo estremo, tributo del passato.

Recensione
A cura di Daniele Spelta - 20 Maggio 2019 - 11:23

Descenders è uno di quei giochi che mi cattura sin dal primo trailer: veloce, immediato, spettacolare e con quella colonna sonora drum & bass che fa da perfetto accompagnamento alle improbabili acrobazie dei mountain bikers. Pad alla mano, il titolo sviluppato da RageSquid conferma le buone impressioni e lanciarsi a testa bassa in sella ad una bici giù per quelle pendenze è a tutti gli effetti una vera botta di adrenalina: se cercate un simulatore di downhill avete sbagliato campanello, ma se come me volete un rimedio contro la noia e la routine quotidiana siete nel posto giusto.

L’impronta di gioco è chiara sin da subito e il motto è “Fare poche cose, ma farle bene”. Questa massima vale un po’ per tutto: il sistema di guida è senza troppi fronzoli, si basa soprattutto sui riflessi e Descenders è sinonimo più di velocità che di tecnica. In questo quadro una grande mano la danno l’OST elettronica ed incalzante e il comparto grafico buono, ma soprattutto – almeno nella versione PC – in grado di fornire gli indispensabili 60 frame al secondo. La facilità dei comandi non significa che già dopo pochi minuti tutte le carte siano rivelate sul tavolo e, al contrario, occorre parecchio allenamento per gestire al meglio i salti effettuati con l’analogico destro – il pad non è obbligatorio, ma è caldamente consigliato – e le evoluzioni da compiere con il sinistro, a cui si sommano poi altre varianti tramite la pressione dei dorsali.

Non amo utilizzare la parola divertente per descrivere un gioco, ma nel caso di Descenders non credo esista termine migliore: ogni cunetta, ogni cresta, ogni duna era come una sirena che mi ammaliava e suggeriva – spesso malignamente – di provare a fare un doppio backflip o di saltare mollando il manubrio. Alle volte l’atterraggio era morbido, altre volte il mio alter ego veniva scagliato a decine di metri di distanza, ma la natura arcade è decisamente permissiva, finire fuori pista non significa affatto sconfitta e, anzi, spesso queste strade sono implicitamente suggerite in un’ottica quasi da open world. Lo scopo del gioco non è infatti arrivare per primi tagliando il percorso in linea retta, quanto riempire la discesa di spericolate evoluzioni e vedere così aumentare la propria reputazione e ottenere delle sponsorizzazioni.

Nella sua semplicità il sistema funziona alla grande ed è in perfetta simbiosi con la struttura delle piste, generate in modo procedurale. La creazione casuale è sia croce che delizia, come sempre: ogni discesa è unica e non sai mai cosa aspettarti dopo la prossima rampa, che sia un salto, una balla di fieno che rotola o addirittura un castello diroccato. Ci sono però casi in cui la sorte gioca a sfavore: ogni tracciato è identificato da un livello di difficoltà per pendenza, acrobazie e curve, ma non sempre questi valori rispecchiano la realtà e può capitare così che alcune discese si rivelino delle tranquille scampagnate o, al contrario, inferni da cui è impossibile uscirne con le ossa intere.

Questo mix di tecnica, follia e velocità si sposa alla perfezione anche con le modalità di gioco. Nella sua componente singleplayer, Descenders è a tutti gli effetti un roguelike, a partire da una struttura della mappa suddivisa in più piste da affrontare e creare così un percorso che arrivi a quello che può essere definito come il boss di fine livello, caratterizzato da un salto vertiginoso e fuori da ogni logica. Si inizia con quattro vite – che equivalgono ad altrettante cadute ovviamente – si va avanti il più possibile e, come da tradizione per questo genere, si mantengono gli oggetti ottenuti anche in caso di game over. Sono esclusivamente varianti estetiche, non incidono sulle performance e non c’è traccia di fastidiose micro-transazioni: si va dai caschi alle bici, dagli occhiali ai pantaloni, in una cosmetica che non si prende mai troppo sul serio, visto che io stesso sfrecciavo con un’aureola in testa e una bandierina arcobaleno montata sulla parte posteriore. Fa inoltre piacere vedere la presenza di piloti di genere femminile.

Ogni scenario è differente dal precedente e presenta sfide e ricompense uniche, come ulteriori punti vita e membri della crew, bonus che ad esempio eliminano gli ostacoli, allargano la pista o migliorano la fase atterraggio. Senza ombra di dubbio spiccano le discese da affrontare con la visuale in prima persona, opzione non attivabile tramite menù ma che viene proposta dal gioco stesso con il contagocce e a cui è impossibile resistere. Ci sono tracciati dalla spiccata ripidità, altri pensati per le acrobazie, alcuni sono immersi nei boschi e altri ancora sono dei veri e propri burroni. Tutti questi ingredienti evitano spiacevoli sensazioni di déjà-vu, a cui si sommano poi i biomi differenti che mano a mano si sbloccano superando i livelli, fra colline, giungle, boschi e deserti.

Oltre alla carriera – se così si può definire – ci sono poi le sfide giornaliere, l’editor dei livelli e il comparto online, fatto di lobby e duelli in multiplayer contro altri esseri umani. RageSquid ha saggiamente evitato di inserire un sistema di collisione fra i piloti che avrebbe solo snaturato l’essenza del gioco, basato sulle acrobazie in volo e non sui tempi effettuati. Nel loro complesso, le modalità di gioco sono sufficienti a garantire del sano divertimento, c’è un minimo di progressione e tanti oggetti da sbloccare, ma l’abbondanza di contenuti non è di certo il forte di Descenders e c’è il rischio di abbandonare il titolo se si è alla ricerca di un qualcosa di più strutturato e lineare.

+ Tecnico e allo stesso tempo facile da approcciare
+ Veloce e carico di adrenalina
+ Le meccaniche da roguelike sono ben inserite
+ Ottima OST
- I percorsi generati proceduralmente sono un'incognita
- Le modalità di gioco sono solo sufficienti

8.0

Le lancette negli uffici di RageSquid devono essersi fermate da tempo e Descenders è un chiaro tributo a quei titoli estremi delle scorse generazioni, come SSX e i vari Tony Hawk. La sua essenza arcade e volta alla spettacolarità rende ogni discesa una scarica di adrenalina e il gameplay è tanto immediato quanto assuefacente, con un senso di sfida dettato sia dalla costruzione dei tracciati – quando la generazione procedurale pesca bene – sia dalla impronta roguelike. Gli unici limiti sono imposti da delle modalità di gioco funzionali ma un po’ troppo fini a sé stesse.




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