Creed II Recensione | Il suo ring non è più la strada

RECENSIONE CINEMA
A cura di Marcello Paolillo - 19 Gennaio 2019 - 10:22

Quando il primo Creed uscì al cinema, nel 2016, in pochi si aspettavano di trovarsi dinanzi all’erede di Rocky Balboa. In verità, la saga dedicata ad Adonis nasceva proprio dalle ceneri della serie con Sylvester Stallone, ormai troppo avanti con gli anni per continuare a salire sul ring, knockout dopo knockout. Nonostante questo, la pellicola di Ryan Coogler (Black Panther) ottenne ben più di un consenso tra i fan, tanto che in Creed II Adonis ha tutta l’intenzione di portare a termine una “missione di vita” ben più grande di un semplice incontro pugilistico. Poiché questa volta la posta in palio è decisamente più alta. Ma ancora una volta con Rocky al suo fianco.

Un pugile ha due mani, e un cuore che batte

Per capire Creed II bisogna però fare un viaggio indietro nel tempo di ben 30 anni, tornando agli eventi di Rocky IV: lo scontro tra Ivan Drago (Dolph Lundgren) e Rocky Balboa, anzitutto una “guerra fredda” tra pesi massimi, con il primo colpevole di aver ucciso sul ring Apollo Creed (Carl Weathers) e il secondo impegnato a onorare la sua memoria. Il resto è storia. Ora, molti anni sono trascorsi e nonostante la gente percepisca la boxe in maniera sensibilmente diversa rispetto al 1985, qualcosa è rimasta identica a trent’anni fa: la voglia di vincere. Il figlio di Ivan Drago, Victor (interpretato dal pugile Florian Munteanu), è infatti pronto a riprendersi l’onore perduto dal padre negli anni ’80 e per farlo dovrà sfidare proprio il pupillo di Rocky, Adonis. Una sfida, che non solo suonerà come un eco dal passato, bensì rappresenterà una lezione di vita per entrambe le parti. USA contro Unione Sovietica, ancora una volta (ma senza una minaccia nucleare a fare da sfondo alla lotta).

Il cambio di regista (Steven Caple Jr. al posto del ben più oliato Coogler) non è un gran problema ai fini dell’economia generale del film, che ancora una volta si dimostra essere una lezione di vita – e di cinema – con ben pochi eguali sul grande schermo. Michael B. Jordan è un Adonis Creed più maturo e sofferente rispetto al ragazzo un po’ ribelle che abbiamo imparato a conoscere nel primo film. Stallone, mentore fedele e sempre pronto a esporsi per il suo pupillo, è semplicemente straordinario. Senza contare che ammirare nuovamente Dolph Lundgreen/Ivan Drago fissare negli occhi Sly/Rocky Balboa – nonostante un bel po’ di rughe in più sul volto di entrambi – è un’emozione difficile da descrivere a parole. E poi c’è la bravissima Tessa Thompson, una presenza femminile ben più incisiva di quanto si creda.

Creed II è però prima di tutto un film sulla ricerca di una propria identità, bersaglio centrato appieno se lo inquadra da un punto di vista puramente concettuale. La pellicola di Caple Jr. inciampa solo quando si tratta di mettere in scena i vari incontri sul ring (sotto questo aspetto, il primo film era sensibilmente più curato), ma si tratta di una problematica non così dannosa ai fini del giudizio finale. Perché il film non solo può essere tranquillamente inquadrato come un vero e proprio capitolo della saga di Rocky (una sorta di “rifacimento” del quarto capitolo), ma anche e soprattutto di un tassello fondamentale nella narrazione legata ad Adonis. Perché la sfida della vita non finirà certo con questo secondo capitolo, potete scommeterci.

+ Ritmo incalzante e mai noioso.
+ Grandi personaggi per una grande storia.
- Spesso fa troppo leva sull'effetto nostalgia.

8.0

Toccante, adrenalinico, emozionante, commovente. Tutto questo e molto altro ancora, è Creed II. Un film che fa un deciso passo in avanti rispetto al primo (dignitosissimo) film, sale sul ring e prende a pugni in faccia tutti i luoghi comuni delle pellicole dedicate al genere. E non inquadratelo “solo” come uno spin-off di Rocky: dopo i titoli di coda capirete che la sfida di Adonis Creed aveva una posta in gioco ben più alta di quello che pensavate. Nei cinema dal 24 gennaio 2019.




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