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Pro
- Gameplay stratificato e fedele alle varie discipline.
- Tantissime opzioni per lo sviluppo e la personalizzazione del proprio atleta.
- Tecnicamente notevole sotto ogni punto di vista.
- L'introduzione del Flow è molto intrigante...
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Contro
- ... ma rimane qualche dubbio per il suo utilizzo online.
- Il rischio di ripetitività nella Carriera è dietro l'angolo.
Il Verdetto di SpazioGames
EA è sicuramente tra le case di sviluppo più coinvolte nel mercato dei videogiochi sportivi, in grado di plasmare il settore con numerosi prodotti considerabili così virali e famosi da legarsi inevitabilmente con lo sport di riferimento.
Mettendo da parte un attimo la gallina dalle uova d’oro EA Sports FC, il colosso con sede a Redwood ha plasmato nel tempo anche il mondo del basket, della Formula 1, del football americano e ovviamente anche delle arti marziali miste, oggi oggetto di analisi.
Proprio in riferimento alla MMA, a distanza di ben tre anni dal predecessore, EA torna nell’ottagono digitale con UFC 6, nuovo capitolo dell’omonima saga pronto ad alzare ulteriormente l’asticella qualitativa.
Il tutto, riconfermandosi come punto di riferimento per i fan di vecchia data e cercando di tendere la mano ai semplici curiosi, magari incuriositi dal provare un picchiaduro decisamente più di nicchia, ma dall’approccio estremamente realistico.
Intensità e adrenalina
Le novità principali di UFC 6 riguardano il suo gameplay. Se già nel passaggio dal quarto al quinto capitolo si erano registrati passi in avanti estremamente apprezzati, adesso mi riferisco con certezza a una cura e pulizia migliori delle varie meccaniche di gioco, così da rendere i round ancora più intensi, imprevedibili e vari.
Una prerogativa che si apprezza principalmente online contro altri utenti reali, ma che si riscontra a tratti e con piacere anche contro l’IA ai livelli di difficoltà più alti, dove un approccio poco ragionato e a testa bassa non viene mai premiato.
I miglioramenti netti lato gameplay si riscontrano con piacere durante le fasi di striking, ovvero quelle caratterizzate dalle tecniche e dagli scontri in piedi. Lo studio della distanza dall’avversario, l’alternanza di raffiche singole o combinate, così come la risposta alle iniziative dell’avversario tra blocchi, schivate e contrattacchi, fino al riposizionamento a una distanza di sicurezza, genera come non mai momenti estremamente fedeli alla controparte reale.
Qualche incertezza, invece, rimane durante il grappling, dove tra prese e tentativi di sottomissione dell’avversario, i continui cambi di posizione e le pause smorzano leggermente il ritmo rispetto alle fasi in piedi.
Sia le richiese per l’attivazione di tale stato, sia i benefici riscontrati durante il round cambiano a seconda del tipo di lottatore impersonato ed in sostanza ne implica a tutti gli effetti un breve potenziamento delle abilità offensive o difensive.
Ovviamente si può spezzare al momento giusto sfruttando le provocazioni e giocando sulle schivate anticipate, ma si tratta di un meccanismo che, per quanto divertente e ben contestualizzato, online necessita ancora di un pizzico di bilanciamento.
Sentire ogni pugno
Se i passi in avanti rispetto al precedente capitolo sono così netti fin dai primi minuti di gioco, il merito è da attribuire anche al comparto grafico, rinnovato per l’occasione grazie a quel Frostbite ormai marchio di fabbrica nei progetti di EA. A supporto, questa volta, la tecnologia Sapien, ovvero un sistema di scalabilità avanzata per migliorare texture e poligoni dei vari lottatori in movimento.
Elementi che evidenziano e riflettono l’utilizzo del Markerless Motion Capture per far emergere con più carattere movenze e tecniche uniche dei combattenti più famosi e non solo.
Basta semplici sensori per i movimenti, in sostanza, perché UFC 6 introduce il concetto di Real-Time Contact per premiare la risposta tempestiva dei vari input dei comandi rispetto all’avversario, dove incide non solo la rapidità della pressione del tasto. Nello specifico, viene considerata la distanza effettiva di ingaggio e la lunghezza di braccio o gamba utilizzata per un determinato colpo in modo estremamente realistico, seguendo la corretta fisionomia del lottatore.
Finalmente ogni pugno, gomitata o calcio sferrato e incassato prende vita su schermo, rimane visibile tra ferite o sanguinamenti e ha un certo peso, i calci sul costato piegano inevitabilmente il corpo e lasciano grugni di dolore sul volto del malcapitato di turno, mentre le urla del pubblico e dei commentatori si intensificano con il passare dei secondi.
Solo per la telecamera durante il pre-match o gli allenamenti nella Carriera devo sottolineare qualche singhiozzo e compenetrazione; un piccolo compromesso sul quale si può sorvolare, a mio parere.
Da elogiare la nuova interfaccia di gioco introdotta durante i match, più chiara e completa, senza andare a occupare lo schermo e distrarre dall’azione effettiva, con icone dinamiche che permettono adeguatamente di monitorare stamina e danni inferti o subiti tra corpo, testa e gambe.
Il tutto, supportata da un sistema di comandi che finalmente può adattarsi con maggior naturalezza anche per gli utenti alle prime armi.
Merito di un combat system di per sé estremamente variegato e sfaccettato, capace di valorizzare la struttura del predecessore e ampliarne la portata secondo gusti e abilità del giocatore.
Modalità per tutti
Contenutisticamente parlando, UFC 6 si presenta come un pacchetto completo e capace di soddisfare sia chi preferisce vivere l’ottagono in solitaria sia chi cerca costantemente la sfida contro altri giocatori.
Torna la modalità Carriera, ancora una volta fulcro dell’esperienza offline, con una struttura sostanzialmente già vista nei capitoli precedenti, ma che beneficia di una gestione della preparazione e degli incontri leggermente più variegata. Più interessante, la nuova modalità Storia, denominata “L’Eredità”, nella quale si vestono i panni di un figlio d’arte deciso a rilanciare la propria carriera dopo un grave infortunio che ne ha rallentato l’ascesa nel mondo delle MMA.
Al netto delle aspettative, si tratta di una rivisitazione della classica Carriera arricchita da alcune sequenze narrative focalizzate sul rapporto con il proprio coach, così come alla rivalità con un avversario specifico; elementi che contribuiscono a dare un pizzico di personalità in più alla progressione.
Per entrambe le esperienze offline, tuttavia, non si può parlare di una vera rivoluzione. Chi ha trascorso decine di ore nelle iterazioni precedenti riconoscerà immediatamente dinamiche e struttura generale, compreso un po’ di ripetitività nelle sezioni più avanzate.
Ciò nonostante, la progressione in UFC 6 mantiene un buon ritmo e valorizza efficacemente la crescita del proprio combattente, soprattutto grazie ai miglioramenti introdotti sul fronte del gameplay. Restano inoltre presenti le immancabili esibizioni rapide, gli incontri personalizzati e le numerose opzioni dedicate alla creazione e personalizzazione dei lottatori. Elementi che contribuiscono a garantire una longevità più che soddisfacente anche lontano dalle competizioni online.
Sul fronte multiplayer, invece, EA sceglie la strada della continuità. Le modalità competitive e classificate ripropongono una formula ormai consolidata, accompagnata dalle consuete progressioni stagionali e dall’introduzione del cross-play. Una novità particolarmente gradita per ampliare il bacino di giocatori e ridurre i tempi di attesa nel matchmaking.
Ritengo in parte comprensibile la scelta di mantenere una struttura già rodata per le modalità online, seppur (con il passare del tempo) l'essere poco incline a sperimentare con contenuti realmente inediti può diventare un problema, nel tentativo di mantenere l'attenzione dei giocatori più hardcore nel medio-lungo periodo.
Al netto di ciò, rimane la consapevolezza di trovarsi davanti a un comparto contenutistico tanto solido quanto divertente, proprio considerando il ventaglio di modalità presenti.