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Pro
- Recupero fedele dell'estetica originale.
- Gunplay modernizzato, arsenale ampliato.
- Missioni inedite, doppiaggio italiano e co-op online per 4 giocatori.
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Contro
- Level design quasi identico al 2001, con alcuni tratti ripetitivi.
- Nessuna componente multiplayer competitiva.
- Qualche buco narrativo tra il finale e Halo 2.
Il Verdetto di SpazioGames
Il gunplay aggiornato rende il gioco piacevole anche per chi non ha mai impugnato un pad nel 2001, mentre le tre missioni prequel offrono un assaggio convincente di dove la saga potrebbe andare da qui in avanti. Detto questo, non è un'operazione priva di compromessi. La fedeltà quasi maniacale alla geometria delle mappe originali è una lama a doppio taglio: protegge la memoria storica, ma espone tutti i limiti di un level design pensato per un altro tipo di movimento del personaggio, con qualche missione che si trascina più del dovuto.
L'assenza totale del multiplayer competitivo, per quanto giustificabile dal punto di vista produttivo, resta un'assenza pesante per una parte consistente del pubblico storico della serie. Nel complesso, però, Campaign Evolved centra l'obiettivo che si era prefissato: raccontare da dove tutto è partito con gli strumenti di oggi, senza tradire lo spirito di allora. Se l'obiettivo di Halo Studios era dimostrare di saper gestire l'eredità di Bungie con rispetto e competenza tecnica, la missione può dirsi compiuta.
Informazioni sul prodotto
Correva il novembre 2001 quando Halo: Combat Evolved debuttava sulla prima, storica Xbox: non fu solo il lancio di una console, ma la prova che uno sparatutto in prima persona profondo e giocabile con un pad da salotto (e non con un mouse) non era un'utopia, come molti sviluppatori dell'epoca temevano.
Bungie e il suo Master Chief smentirono quel pregiudizio con un'architettura di controllo quasi perfetta, un'intelligenza artificiale avanti anni luce e un immaginario fantascientifico che ancora oggi fa scuola.
Un primo tentativo di ammodernamento arrivò nel 2011 con Halo: Combat Evolved Anniversary. Si trattava in sostanza di un lifting estetico appoggiato sul vecchio Blam Engine, con gli asset ripresi da Halo: Reach ma il codice di gioco lasciato praticamente intatto. Il risultato fu un ibrido esteticamente più ricco ma squilibrato, con una direzione artistica tradita e un'illuminazione spesso fuori fuoco.
Venticinque anni dopo lo sbarco del Chief sull'anello, la storia si ripete ma con presupposti completamente diversi. Halo: Campaign Evolved non è un lucido di vernice sopra il vecchio gioco: è un remake vero e proprio, riscritto pressoché da zero. È anche il primo, vero biglietto da visita di Halo Studios, il team che ha raccolto l'eredità di 343 Industries. Ce l'avranno fatta?
Addio Slipspace Engine
Gli ultimi tre lustri della saga sono stati, dal punto di vista tecnico, un percorso a ostacoli. Il vecchio Blam Engine, ereditato di peso dall'era Bungie e trascinato fino a Halo 5: Guardians, aveva ormai superato il proprio limite. La risposta fu lo sviluppo di un motore proprietario di nuova generazione, il celebrato Slipspace Engine di Halo Infinite: una scelta che, col senno di poi, si è rivelata un autentico disastro economico e organizzativo.
Microsoft, abituata ad assumere sviluppatori con contratti a termine di appena sei mesi, si è trovata a formare tecnici su uno strumento che richiedeva tempi di apprendimento ben più lunghi. Risultato: appena un programmatore iniziava a padroneggiare lo Slipspace Engine, il contratto scadeva e tutto ripartiva da capo. Tra questo corto circuito produttivo e i costi crescenti per tenere in vita un'infrastruttura ormai datata, i vertici di Microsoft e Halo Studios hanno scelto di voltare pagina: fuori i motori proprietari, dentro l'Unreal Engine 5 di Epic Games.
È da qui che nasce Campaign Evolved. Prima di gettarsi nella produzione del prossimo capitolo inedito, lo studio aveva bisogno di un banco di prova. Rifare il primo Halo è servito a capire come tradurre nell'Unreal Engine 5 il linguaggio visivo, la fisica dei proiettili e il feeling che contraddistinguono il marchio, all'interno di un motore che oggi conosce quasi tutta l'industria.
C'è poi una componente commerciale che vale la pena ricordare: ripartire dalle origini serviva anche a mostrare il Chief a un pubblico che non lo aveva mai incontrato prima, magari in vista di future conversioni su altre piattaforme, PlayStation 5 inclusa. Sì, oggi la centralità dell'ecosistema XBOX e PC per i franchise di punta è tornata di prepotenza, ma questo non cambia la funzione di Campaign Evolved come porta d'ingresso universale per chi vuole scoprire, o riscoprire, da dove tutto è partito.
Dove il remake convince davvero
Meglio specificarlo subito: Campaign Evolved non mette in mostra nessuno stravolgimento con livelli riscritti, ampliati o tagliati, ma una mappa concettuale che rispecchia quasi fedelmente il gioco del 2001, sorretta però da un codice completamente nuovo.
Sul fronte tecnico il lavoro degli sviluppatori è da manuale. Halo: Campaign Evolved offre su PS5 Pro (edizione da noi testata) quella che, almeno su console, a tutti gli effetti è la versione migliore del gioco. Halo Studios non si è mai sbilanciata nell’elogiarla eccessivamente per ovvi motivi ma ha confermato di aver dedicato particolare attenzione all'hardware di Sony, sfruttando il PlayStation Spectral Super Resolution (PSSR), un'ottimizzazione specifica per l'SSD con tempi di caricamento più rapidi, il supporto all'audio 3D e le funzionalità esclusive del DualSense, come il feedback aptico e i grilletti adattivi.
Il risultato è un'esperienza incredibilmente solida, che gira a 60 fps granitici con dettagli grafici ed effetti particellari sparati al massimo. Rimane comunque una sensazione dolceamara nel sapere che il nuovo corso di XBOX, con molta probabilità, porterà questo primo Halo su PlayStation a essere anche l’ultimo, perché sarebbe stato davvero interessante poter giocare anche gli altri capitoli in una veste tanto curata e maestosa sotto al profilo tecnico.
Il vero merito, però, è il recupero quasi filologico della direzione artistica originale, laddove l'Anniversary del 2011 aveva fallito su tutta la linea, alterando palette, illuminazione soffusa e atmosfera cupa dell'opera Bungie. Qui l'Unreal Engine 5 convive con grande rispetto per l'estetica del 2001: le armature opache degli Elite, i riflessi cromati delle navi Covenant, il design degli Jackal e i modelli dei personaggi umani mostrano una cura fuori dal comune. Menzione speciale per Cortana, il cui nuovo modello poligonale è probabilmente la miglior versione del personaggio mai vista.
Gunplay nuovo, mappe vecchie
Se il colpo d'occhio è impeccabile, è sul gameplay che Campaign Evolved mostra la sua doppia anima: modernissima da un lato, ingessata dalle scelte storiche dall'altro.
Il sistema di tiro e il feeling generale delle armi, il cosiddetto gunplay, sono stati aggiornati in profondità. Sparisce la pesantezza fisica tipica del 2001: corsa fluida, mira più reattiva e una fisica riscritta rendono ogni scontro decisamente più dinamico e piacevole da giocare.
L'arsenale è cresciuto, con l'aggiunta di armi storiche arrivate nei capitoli successivi, da Halo 2 a Halo 3 fino a Halo: Reach. Non troverete tutto quanto l'universo espanso ha da offrire, ma la varietà è nettamente superiore rispetto all'originale. Anche la gestione dei potenziamenti è cambiata in meglio: se prima alcune abilità si attivavano non appena raccolte, ora finiscono in uno slot dedicato e vanno azionati manualmente quando serve davvero.
Il vero limite arriva dalla scelta, molto conservativa, di mantenere quasi intatta la geometria delle mappe originali. È l'unica vera ombra del progetto: proteggere la memoria storica va bene, ma il divario tra un movimento moderno e un level design pensato venticinque anni fa si sente eccome. Missioni come "Assalto alla Sala di Controllo", con le stesse stanze, gli stessi ponti e gli stessi corridoi che si ripetono all'infinito, finiscono per risultare monotone. Il team ha limato gli spigoli più fastidiosi in livelli come "La Biblioteca" o "Fauci", ma si tratta di piccoli interventi di ritmo, non di una vera riprogettazione.
Tre missioni inedite e un doppiaggio di livello
Per dare peso al remake, Halo Studios ha aggiunto alla campagna tre missioni prequel del tutto nuove, probabilmente l'indizio più chiaro su dove vuole andare il franchise in futuro.
Il level design di queste missioni è pensato nativamente per gli standard attuali: grande verticalità, spazi ampi costruiti attorno al movimento del personaggio e un ritmo di gioco più dinamico, compresa una battaglia spaziale che ricorda da vicino i momenti migliori di Halo: Reach.
Sul fronte narrativo non stravolgono nulla per chi conosce già la lore, ma danno ai nuovi giocatori un quadro molto più dettagliato sulla minaccia Covenant, sulle diverse razze aliene e sul contesto che porta all'inizio dell'avventura sulla Pillar of Autumn. L'intera campagna, inoltre, è più dialogata: Marine, Elite e intelligenze artificiali commentano costantemente l'azione, senza risultare invadenti e aiutando a seguire meglio la trama. Resta un piccolo rammarico per non aver colmato in gioco alcuni passaggi chiave che collegano il finale di Combat Evolved all'inizio di Halo 2 (ancora affidati soltanto ai romanzi).
Encomiabile, inoltre, che a prescindere dalla piattaforma scelta, restino comunque garantiti cross play e cross progression, permettendo ai giocatori PlayStation, XBOX e PC di condividere sia i progressi sia la modalità cooperativa fino a quattro partecipanti (di cui parlerò poco sotto).
Senza contare infine il comparto audio. La colonna sonora storica è stata rimasterizzata e resta uno dei picchi assoluti della musica per videogiochi. Il sound design è stato in gran parte rivisto, con un buon impatto generale, anche se armi come il Fucile da Battaglia avrebbero meritato un campionamento più corposo. Piacevole sorpresa il doppiaggio italiano, registrato ex novo: sono stati confermati gli storici interpreti di Sergente Johnson e Guilty Spark, mentre Master Chief e Cortana hanno voci completamente nuove. I veterani della serie avranno bisogno di qualche minuto per abituarsi al nuovo timbro del Chief, ma la qualità della recitazione non si discute.
Niente multiplayer, ma la co-op cresce
Va chiarita subito la natura dell'offerta: come suggerisce il titolo, Campaign Evolved si concentra esclusivamente sulla narrazione. Non c'è alcuna componente multiplayer competitiva.
Costruire un'infrastruttura competitiva da zero su Unreal Engine 5 avrebbe richiesto uno sforzo produttivo enorme, distogliendo lo studio dal suo vero obiettivo. In compenso, le opzioni per affrontare la campagna sono più ricche che mai: per la prima volta nella storia del capostipite, si può giocare in co-op online fino a quattro giocatori, superando il limite storico di due in split-screen dell'originale e dell'Anniversary del 2011. Resta anche la co-op locale a schermo condiviso per due giocatori.
L'esplorazione beneficia dei Terminali, introdotti già nel 2011 per arricchire la lore con testi e filmati, e di una quantità enorme di Teschi nascosti nei livelli. Tra questi, uno in particolare sblocca una visuale fissa in terza persona: non una semplice variante del mirino, ma una vera modalità alternativa per affrontare l'intera avventura guardando le spalle del Chief, con un punto di vista completamente diverso su fisica e combattimenti.
Un fondamento solido per il futuro
Con Halo: Campaign Evolved, Halo Studios ha dimostrato una maturità tecnica e un rispetto per il materiale originale che cancellano di colpo i dubbi accumulati negli anni turbolenti della gestione precedente.
L'Unreal Engine 5 ha dato nuova energia a un classico che non invecchia: resa grafica sontuosa, 60 fotogrammi al secondo granitici e una direzione artistica del 2001 recuperata con grande cura. A questo si aggiungono un gameplay ammodernato, un arsenale più ampio, un doppiaggio italiano di ottimo livello e tre missioni prequel ben costruite, che dimostrano come questo lavoro vada oltre la semplice operazione nostalgia.
Le uniche riserve restano legate a una certa cautela nel design: la scelta di restare fedeli quasi al millimetro alle mappe originali porta con sé la ripetitività fisiologica di alcuni livelli storici, che avrebbero meritato un lavoro di snellimento più coraggioso. Allo stesso modo, l'assenza del multiplayer, per quanto comprensibile visti gli obiettivi dello studio, si farà sentire tra chi ama lo scontro competitivo.
Insomma, Campaign Evolved è oggi il modo migliore per vivere (o rivivere) le origini di Master Chief, sperando che il futuro ci riservi altre gemme come questa.