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Pro
- Un remake tra tradizione e modernità.
- Diverse nuove aggiunte ed espansione di luoghi e trame secondarie.
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Contro
- I movimenti rimangono ancora molto rigidi, pesanti, ingabbiando un po' il giocatore.
- Tecnicamente si poteva fare qualcosa in più.
Il Verdetto di SpazioGames
Il nuovo remake di Fatal Frame 2: Crimson Butterfly è di fatto uno dei ritorni più significativi per il survival horror di matrice giapponese degli ultimi anni, non solo perché ripropone uno dei capitoli più amati della saga, ma anche perché lo rielabora con una quantità notevole di novità tecniche e di gameplay che cercano di modernizzare l’esperienza senza snaturarne l’identità originale.
Il gioco originale è stato per molti anni considerato uno degli horror più inquietanti mai pubblicati su console, soprattutto per il modo in cui riusciva a costruire tensione attraverso atmosfera, folklore e vulnerabilità del giocatore piuttosto che attraverso l’azione.
Il remake di quest'anno riparte esattamente da questa filosofia, mantenendo la struttura narrativa e i temi principali ma espandendo quasi ogni aspetto dell’esperienza, dalla presentazione visiva al sistema di combattimento basato sulla Camera Obscura.
Fatal Frame 2, una riproposizione conservativa
La storia resta quella delle sorelle gemelle Mio e Mayu Amakura, due ragazze che durante una passeggiata finiscono per perdersi fino a raggiungere un misterioso villaggio immerso nel buio della notte, un luogo abbandonato e funestato da una maledizione legata all'antico rituale delle gemelle cremisi.
Come nel gioco originale, la narrazione ruota attorno alla scoperta graduale del passato del villaggio e delle tradizioni religiose che lo governavano, un passato segnato da sacrifici e rituali destinati a mantenere sigillata una porta verso il mondo degli spiriti.
Il remake mantiene sostanzialmente intatta la trama principale, espandendola però con nuove storie secondarie e nuove aree visitabili, pensate per approfondire il contesto narrativo del villaggio e offrire maggiore spazio all’esplorazione rispetto alla versione originale.
In tal senso, gli sviluppatori hanno dichiarato esplicitamente che l’obiettivo non era soltanto ricreare il gioco del 2003 con una grafica moderna, ma espandere il mondo di gioco e raccontare nuovi dettagli della tragedia che ha colpito il villaggio.
Va infatti ammesso come Koei Tecmo, nonostante tutto, sia rimasta molto più conservatrice e rispetto a Konami e Capcom, modernizzando Fatal Frame 2: Crimson Butterfly senza spingere in maniera eccessiva sulle intransigenti derive della modernità.
Se questo possa essere un bene o un male lo decideranno i giocatori, ma dal punto di vista strettamente critico si tratta senza dubbio di un'occasione non pienamente sfruttata per un rilancio in grande stile.
Anche il sistema di controllo è stato completamente rivisto rispetto all’originale. Mentre il gioco originale utilizzava le inquadrature tipiche dei survival horror dell’epoca, il remake adotta una telecamera più vicina al personaggio e una prospettiva che permette di guardarsi attorno liberamente durante l’esplorazione.
Questa modifica rende il movimento più intuitivo e aumenta il senso di immersione, ma allo stesso tempo cambia il ritmo dell’esperienza rispetto alla rigidità delle vecchie inquadrature statiche. Va tuttavia ammesso che permangono ancora oggi molte rigidità che stridono col tenore moderno del remake, e che limitano di parecchio i movimenti, addirittura ingabbiandoli nei momenti cruciali.
Sebbene in parte sia una precisa scelta di design, alla quale si accompagna la possibilità di schivare per evitare di essere ghermiti dagli spettri malevoli, si sente sin troppo una pesantezza innaturale durante ogni movimento del personaggio, come se gli sviluppatori avessero deciso a monte di rimanere radicati con forza allo stesso terreno florido di allora.
Una foto è per sempre
Il cuore del gameplay resta comunque la Camera Obscura, la macchina fotografica soprannaturale che permette di combattere gli spiriti scattando fotografie. In Fatal Frame 2: Crimson Butterfly Remake, questo sistema è stato ampliato con nuove funzioni come focus, zoom e filtri, che introducono ulteriori livelli di strategia durante il combattimento.
Allineare correttamente il punto di messa a fuoco sul fantasma consente di infliggere più danni, mentre è possibile eseguire scatti particolarmente potenti quando si raggiunge una certa soglia di danno. Rimane inoltre la meccanica del “Fatal Frame”, che si attiva fotografando lo spirito nel momento esatto del suo attacco e consente di interrompere la sua azione infliggendo un colpo devastante.
Se il giocatore riesce a eseguire un Fatal Frame durante un momento specifico immortalato con precisione, si attiva una fase che permette di scattare più foto in rapida successione per infliggere danni molto elevati. Le nuove funzioni della camera introducono anche elementi utili durante l’esplorazione: lo zoom permette di fotografare oggetti a distanza o individuare dettagli nascosti, mentre alcuni filtri possono rivelare tracce del passato o residui di eventi soprannaturali che aiutano a ricostruire la storia del villaggio.
Mayu infatti può inciampare o cadere quando è in pericolo, costringendo Mio ad aiutarla mentre gli spiriti si avvicinano. Questa funzione non è solo un’aggiunta meccanica ma anche narrativa, perché rafforza il legame tra le due protagoniste e rende più evidente il tema centrale della storia, cioè il rapporto tra gemelli e il peso dei rituali che sfruttano quel legame.
Dal punto di vista strutturale il remake rimane comunque fedele alla natura da survival horror lento e atmosferico della serie. L’esplorazione del villaggio è scandita dalla raccolta di documenti, fotografie e registrazioni che ricostruiscono gradualmente gli eventi del passato, mentre gli incontri con gli spiriti rappresentano momenti di forte tensione in cui il giocatore è costretto ad avvicinarsi al pericolo invece di evitarlo.
Sul piano tecnico il remake rappresenta una ricostruzione completa dell’opera originale, con modelli dei personaggi completamente rifatti, texture molto più dettagliate e un uso avanzato dell’illuminazione che accentua il contrasto tra luce e ombra tipico dell’estetica horror giapponese.
L'iconico villaggio è stato ricreato con grande attenzione all’atmosfera, sfruttando effetti di luce, nebbia e ombre per rendere gli ambienti più realistici e inquietanti rispetto al passato. Anche il comparto sonoro è stato completamente rielaborato, con un sistema audio tridimensionale che permette di percepire con maggiore precisione la posizione degli spiriti e dei rumori ambientali.
Questo elemento è particolarmente importante in un gioco come Fatal Frame, dove il suono è spesso il primo indizio della presenza di una minaccia invisibile e contribuisce in modo determinante alla costruzione della tensione. Il frame rate, rispetto alla demo che aveva destato qualche timore, è grossomodo stabile su una PS5 standard, sebbene non sia possibile scegliere modalità grafiche diversa rispetto a quella di default.