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Immagine di Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald Recensione: Stralci del passato della magia potteriana

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Animali Fantastici: I Crimini di Grindelwald Recensione: Stralci del passato della magia potteriana

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Avatar di SirFran Snee

a cura di SirFran Snee

Pubblicato il 09/11/2018 alle 10:26
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  • Pro
    • Conoscenza del passato di alcuni personaggi della saga principale
    • Prima comparsa sulle scene di Grindelwald, rilevante nella storia originale
  • Contro
    • Nesso logico difficilmente rintracciabile in parecchi punti della trama
    • Alcuni passaggi salienti trattati con superficialità
    • Troppe somiglianze di sceneggiatura con i film precedenti, ottenendo un banale collage

Il Verdetto di SpazioGames

6.7
L'attesa non è stata ripagata dallo spettacolo che si è parato di fronte agli occhi di chi si aspettava un lavoro migliore, non solo a livello di effetti speciali e recitazione, che riposano ormai su di un livello difficilmente promettente qualcosa di estremamente diverso. Ciò che risulta davvero fallace è la stesura e l'aggancio degli anelli alla catena della trama, di fatto rimasti penzoloni nella mente dello spettatore, che difficilmente riuscirà a raccapezzarsi su quanto ha visto, come se fosse stato colpito da un potente Confundo durante due ore di proiezione e un carosello di anime alla ricerca di un senso in questa storia.

Prendete un ricordo del vostro passato, raccoglietelo come se fosse un filo e poi prendetene un altro, fino a che non avrete una matassa nelle vostre mani, senza un apparente senso logico, proprio come quei fili lanuginosi che dalla tempia di Silente scorrevano fuori, fino alla sua bacchetta, per essere gettati alla rinfusa nel suo Pensatoio. Questa immagine potrebbe ben riassumere il secondo capitolo della serie Animali Fantastici, che porta come sottotitolo I Crimini di Grindelwald, e la carne al fuoco è stata davvero tanta. La storia si snoda in Stati diversi, cominciando in America, per proseguire buona parte del plot in terra britannica e francese, raramente citata e vissuta nelle vicende magiche, per poi spostarsi ancora una volta, sulle fredde vette austriache. Siamo nel 1927, a tre mesi dalla cattura, almeno tentata, del perfido mago Grindelwald da parte di Newt, in costante conflitto con il fratello Theseus, promesso sposo a Leta Lestrange, nonostante una rivista abbia riportato erroneamente la notizia del fidanzamento e abbia così indispettito e adirato Propertina, a tutti nota semplicemente come Tina.

Sarà proprio Leta a rivestire un ruolo importante, non solo per il suo stretto rapporto con Newt ai tempi delle lezioni a Hogwarts, ma anche per le rivelazioni sul passato di Credence, un ragazzo orfano e alla ricerca della sua identità, nonché legato a una ragazza dai tratti asiatici, il cui nome non suona affatto nuovo ai fan della saga: si tratta di Nagini, “colei che sa trasformarsi in serpente, ma che un giorno non sarà più in grado di ritornare indietro da questa metamorfosi”, si dice nel film. Si tratta chiaramente della donna, sotto le spoglie (o meglio, squame) di un serpente, che seguirà fedelmente Voldemort nelle vicende a seguire, una rivelazione importante ma passata abbastanza in sordina in questa pellicola.

Infine lui, l’immancabile pilastro della storia di Grindelwald, suo amante e nemico, nonché allora insegnante di Difesa contro le Arti Oscure: Albus Silente. Un personaggio purtroppo poco vissuto e analizzato, nonostante i libri ci abbiano insegnato molto di più sul suo rapporto con Gellert. Qui invece, tra i riflessi di uno Specchio delle Emarb che ancora non aveva rimandato il riflesso dei genitori di Harry Potter, si indugia per un istante sul rapporto omosessuale tra i due maghi, probabilmente recepito subito da coloro che conoscono meglio la storia. Un mago ancora relativamente giovane, portato sullo schermo da un pacato Jude Law che non prenderà posizioni particolari nella storia, suo e nostro malgrado. Ma abbiamo mai davvero visto un Silente risoluto, se non per dare e togliere punti alle case di Hogwarts a fine anno scolastico?

Così, in un caleidoscopico turbinio di personaggi e diverse trame che si intersecano tra di loro, ci sembra davvero di rivivere un tuffo nel passato della vicenda che tutti conosciamo, dove però gli “animali fantastici” sono solo un accenno nella sceneggiatura e non rivestono alcun ruolo davvero importante. L’intero copione ricalca fortemente la storia potteriana, sia per contenuti che per sceneggiatura: da un lato il richiamo di Grindelwald a tutti i suoi seguaci, che si librano nell’aria come veli scuri, proprio come quando il Signore Oscuro era ritornato in forze e si libravano nell’aria i Dissennatori. Dall’altro il ritrovamento di un bimbo nella sua stanza, sopravvissuto a due Avada Kedavra lanciati contro i genitori, o ancora la sfida contro il Molliccio a Hogwarts, per svelare i segreti del passato di Leta. Infine si incappa anche nell’inatteso cammeo di Nicolas Flamel, un ossutissimo quanto risoluto vecchietto che ha saputo intervenire in alcuni momenti della trama, ma è parso anch’esso come pretesto per abbozzare un’inquadratura sulla Pietra Filosofale da lui creata e di cui sappiamo già parecchio.

Sembra quindi un’accozzaglia di stralci di film precedenti, tagliati e cuciti insieme dalle mani di un sarto che forse non ha più molta voglia di confezionare abiti originali e vuole quasi accontentarsi di accontentare la clientela fidelizzata, senza farla però davvero contenta. Questa volta David Yates ha incespicato diverse volte nelle pieghe di una trama che non ha saputo distendere e rendere ben leggibile dal pubblico; il punto era sicuramente presentare finalmente il personaggio di Grindelwald sul grande schermo, ma dal titolo ci si poteva aspettare forse uno sciorinamento di vittime e tragedie lasciate alle spalle da un un pacato quanto gelido Johnny Depp, svestito da ogni abbronzatura caraibica e tornato al suo consueto pallore di derivazione burtoniana. Dall’altra ritroviamo il buon Newt Scamander, portato in scena ancora da Eddie Redmayne, che da un lato è forse ancora convinto di essere sul set de La teoria del caos, dall’altro resta totalmente all’ombra dei riflettori di questa trama. Una pedina di poco conto posta su una scacchiera che porta il nome di Animali Fantastici e doveva quindi giustificare questo appellativo in qualche modo.

+ Conoscenza del passato di alcuni personaggi della saga principale

+ Prima comparsa sulle scene di Grindelwald, rilevante nella storia originale

- Nesso logico difficilmente rintracciabile in parecchi punti della trama

- Alcuni passaggi salienti trattati con superficialità

- Troppe somiglianze di sceneggiatura con i film precedenti, ottenendo un banale collage

6.7

L’attesa non è stata ripagata dallo spettacolo che si è parato di fronte agli occhi di chi si aspettava un lavoro migliore, non solo a livello di effetti speciali e recitazione, che riposano ormai su di un livello difficilmente promettente qualcosa di estremamente diverso. Ciò che risulta davvero fallace è la stesura e l’aggancio degli anelli alla catena della trama, di fatto rimasti penzoloni nella mente dello spettatore, che difficilmente riuscirà a raccapezzarsi su quanto ha visto, come se fosse stato colpito da un potente Confundo durante due ore di proiezione e un carosello di anime alla ricerca di un senso in questa storia.

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