Aquaman Recensione | la giustizia scorrerà come l’acqua

RECENSIONE CINEMA
A cura di Marcello Paolillo - 21 Dicembre 2018 - 22:59

Negli ultimi anni, ogniqualvolta un film ispirato ai fumetti DC esce al cinema, spesso e volentieri le aspettative sono al ribasso. Possiamo ammettere con assoluta tranquillità che dopo l’era di Christopher Nolan e del suo Cavaliere Oscuro, Batman e soci hanno attraversato un’era piuttosto buia. Non brutta, né agghiacciante (i film di Schumacher serviranno sempre da monito), ma neppure lo stato dell’arte visto nelle pellicole di Tim Burton. Dopo L’Uomo d’Acciaio (ovvero il film che ha dato il via al cosiddetto DC Extended Universe) Warner Bros. ha ostinatamente percorso il sentiero battuto parallelamente da Marvel sino al bistrattato Justice League, un film la cui autopsia ha rilevato diverse cose fuori posto. Un bel po’ di cose, a dire il vero. Ora, in attesa di scoprire il futuro di Batman e Superman al cinema, Warner si gioca le ultime carte degli eroi della “vecchia” Lega della Giustizia. Così, in attesa di Wonder Woman 1987 e (presumibilmente) dello standalone dedicato a The Flash, ecco arrivare nelle sale il lungometraggio dedicato solo ed esclusivamente sul re degli oceani: Aquaman.

Aquaman Recensione | la giustizia scorrerà come l’acqua

L’acqua non aspetta mai

La storia del film racconta le origini del metà umano e metà atlantideo Arthur Curry (Jason Momoa), un essere in grado di spostare le maree e muoversi nelle profondità degli abissi a una velocità realmente sorprendente. Si tratta, a conti fatti, della prima volta sul grande schermo con un film da solista per il personaggio dei fumetti creato nel 1941 da Mort Weisinger e Paul Norris, nonostante Momoa abbia già vestito i panni dell’eroe dei sette mari in Justice League (sicuramente, una delle cose maggiormente riuscite del film corale di Snyder e Whedon). Ora, però, la scena è tutta per il Protettore degli Abissi. James Wan, che ricordiamo essere autore di horror commerciali di notevole successo come Saw – L’Enigmista e Insidious, si è approcciato in maniera del tutto irriverente (e divertita) ai cinecomic targati DC.

Se il film ricalca infatti le atmosfere leggere e palesemente auto ironiche allestite da Marvel nell’era pre-Infinity War, dall’altra va detto che il risultato finale riesce in ogni caso ad avere una sua identità precisa. Certo, i toni cupi della DC vecchio stampo sono ormai andati perduti per sempre – caratterizzati da un look oscuro e da tematiche di fondo il più delle volte adulte e mature – visto che Aquaman è una pellicola che non ama prendersi troppo sul serio, con tutti i pro e i contro che questa definizione porta con sé. Tanto che il film sfiora più volte l’effetto acquapark, per oltre due ore di intrattenimento nudo e crudo. La CGI è onnipresente, le sequenze d’azione volutamente esagerate, ma il tutto è talmente coeso e razionale (a modo suo) che viene quasi difficile criticarlo per questo.

Aquaman Recensione | la giustizia scorrerà come l’acqua

Oltre al protagonista, ormai un tutt’uno con lo stesso Momoa, anche la regina Mera di Amber Heard, il consigliere Vulko di Willem Dafoe e il villain Ocean Master di Patrick Wilson (senza dimenticare neppure la regina Atlanna di una Nicole Kidman in grandissima forma), si giostrano amabilmente in questo turbinio acquatico di azione, divertimento e un tocco di kitsch neppure troppo velato. Inutile dire che se speravate che Aquaman potesse essere il film del “grande rilancio” del DC Extended Universe (ora ribattezzato Worlds of DC), rimarrete in ogni caso delusi. Il cinecomic di Wan è infatti “solo” una gustosa appendice a una serie di film non troppo fortunati, ma che da solo riesce a riequilibrare un po’ le sorti, scongiurando il crollo dell’intera baracca. E visto l’andazzo, c’è da esserne piuttosto contenti.

+ Divertente e scanzonato.
+ Ottimo uso della CGI...
- ... nonostante a volte se ne abusi un po' troppo.
- Si è definitivamente perso quello stile cupo tipico della DC vecchia scuola.

7

Nonostante una certa frivolezza di fondo, Aquaman si impone come un perfetto esempio di “cinecomic pop-corn”, costruito ad arte e interpretato con altrettanto divertimento e goliardia. Se da un lato James Wan abbandona gli horror che lo hanno reso famoso per dirigere un blockbuster supereroistico, dall’altro abbiamo un film (con un personaggio neppure troppo conosciuto dal pubblico) in grado in ogni caso di brillare di luce propria, grazie a un vero e proprio tsunami di sequenze action riuscitissime e CGI a profusione.  Questo anche perché la cura per ogni cosa è l’acqua salata: sudore, lacrime, o il mare.




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