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Pro
- La potenza di Crazy Taxi rimane immutata.
- Meccaniche immediate ma difficili da padroneggiare.
- Le migliorie sono fatte solo dove serviva.
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Contro
- Modalità online ancora da bilanciare.
- Le personalizzazioni ai taxi sembrano poco utili.
- Bisognerà capire quante aree saranno disponibili.
Conclusioni Finali di SpazioGames
Ci sono giochi che appena parte la musica, fanno tutto da soli: ti fanno sentire a casa, ti riportano alla mente dolci ricordi e, soprattutto, riescono a spiegarsi da soli, senza bisogno di tutorial prolissi. Crazy Taxi appartiene a questa categoria. Basta salire sul taxi, sentire Dexter Holland che intona All I Want e premere d'istinto il grilletto per accelerare in direzione di quel cliente che, sbracciandosi, cerca un taxi per arrivare il prima possibile a destinazione.
Nel caso di Crazy Taxi: World Tour, tutto questo mi ha ricordato immediatamente il perché, tanti anni fa, SEGA riuscì a trasformare una semplice corsa in taxi in uno dei giochi arcade più folli e divertenti di sempre.
Lo scorso weekend ho avuto modo di mettere le mani su Crazy Taxi: World Tour e, almeno per qualche giorno, è stato come ritrovare una vecchia conoscenza che non vedevo da parecchio tempo. Una di quelle persone che magari non frequenti più, ma a cui bastano pochi minuti assieme per farti sembrare che il tempo non sia mai passato… esattamente come succede con Tony Hawk e i Rage Against The Machine.
Il nuovo Crazy Taxi, cosa più importante, non sembra avere intenzione di reinventare nulla, e forse è proprio questo il suo punto di forza: prende quell'idea semplicissima, la rimette in strada e prova a capire quanto lontano sia ancora possibile spingersi premendo l'acceleratore.
Bentornato, Crazy Taxi
La prima cosa che colpisce è inevitabilmente l'atmosfera. Crazy Taxi: World Tour conserva quell'estetica colorata, caricaturale e sopra le righe che ha sempre caratterizzato la serie. Personaggi, automobili e ambientazioni sembrano appartenere a un mondo nel quale il codice della strada è stato definitivamente mandato in pensione, mentre ogni città diventa un enorme parco giochi nel quale l'unica regola è arrivare a destinazione il prima possibile.
Anche la colonna sonora prova a riportare in vita quella sensazione. Non siamo davanti alla stessa soundtrack generazionale dell'originale, ma l'energia punk-rock è rimasta intatta, gli Offspring sono ancora lì e le tracce ascoltate fino a ora accompagnano perfettamente derapate, incidenti sfiorati, scorciatoie improvvisate e clienti che iniziano a perdere la pazienza.
Ed è proprio in quei primi minuti che diventa evidente quanto World Tour sia, prima di tutto, Crazy Taxi così come ce lo ricordiamo tutti. Non c'è stato bisogno di costruirci sopra una complessa sovrastruttura per renderlo attuale e, ora come allora, non c'è bisogno di alcun tutorial per capire cosa bisogna fare: prendi il cliente, corri verso la destinazione e cerchi di arrivare prima che il tempo finisca. Facile da comprendere, molto meno da padroneggiare.
Perché sotto questa apparente semplicità c'è un sistema di guida che premia continuamente chi riesce a leggere la strada qualche secondo prima degli altri, specialmente in multiplayer.
La cosa interessante è che la velocità non è l'unico elemento da tenere sotto controllo. Anche il modo in cui ci si ferma davanti al cliente può fare la differenza. Arrivare troppo lontani significa perdere preziosi secondi mentre il passeggero raggiunge il taxi. Fermarsi nel punto giusto, invece, permette di ripartire praticamente all'istante.
Sfruttare le tecniche di derapata, frenata istantanea e usare a dovere il turbo può fare la differenza, specialmente quando si è in diversi giocatori a voler portare a destinazione il numero maggiore di clienti possibile.
Sono dettagli minuscoli, ma è proprio qui che World Tour comincia a diventare molto più interessante di quanto possa sembrare inizialmente. Ogni cliente diventa infatti una sorta di checkpoint che costruisce un tracciato mentale che bisogna imparare il prima possibile se si vuole vincere.
Lo stesso discorso vale per le mappe. Durante le partite mi è capitato più volte di imbattermi in percorsi alternativi che, anche dopo diverse corse, continuavano a mettere alla prova la capacità di prendere decisioni al volo. In una mappa ambientata in Germania, per esempio, due strade differenti permettono di ricongiungersi quasi nello stesso punto e offrono opportunità simili per recuperare il boost.
Non esiste quindi necessariamente una strada "giusta". Esiste quella che, in quel preciso momento, permette di guadagnare quella manciata di secondi utile a farti arrivare prima degli altri o a permetterti di portare a destinazione quell'ultimo cliente al fotofinish.
Ed è questo il Crazy Taxi che ricordavo. Non quello nel quale semplicemente si guida velocemente, ma quello nel quale si impara a guidare velocemente. La differenza sembra sottile, ma cambia completamente il modo in cui si approccia un arcade game così frenetico ma altresì così complesso da padroneggiare, specialmente quando si deve battere gli altri.
Ovvio, durante questo network test le mappe erano solo due, così come le modalità a disposizione, e servirà un buon lavoro di design, o re-design nel caso delle aree prese di peso dal titolo originale, delle planimetrie in cui far sfrecciare i taxi, visto che basta un'eccessiva somiglianza fra le varie mappe per rendere le sfide meno avvincenti e, soprattutto, meno appaganti quando le si padroneggia.
Un sistema di guida che farà discutere
Il modello di guida è probabilmente uno degli aspetti più divisivi. Le automobili sono estremamente fluide, scivolose e permissive, con un comportamento volutamente lontano da qualsiasi velleità simulativa.
Personalmente non potrei chiedere di meglio, conoscendo a menadito l'originale, ma sicuramente non è il gioco da consigliare a chi preferisce un controllo più preciso e una risposta maggiormente "piantata" sull'asfalto.
Ma cambiare questo aspetto vorrebbe dire cambiare il DNA stesso di Crazy Taxi, una produzione che non vuole assolutamente essere realistica. Vuole essere immediata, spettacolare, caciarona e caotica… tanto quanto un film a caso della saga di Fast & Furious.
La personalizzazione delle vetture, invece, mi ha lasciato qualche dubbio. Ci sono diversi potenziamenti dedicati a velocità, tecnica e nitro, con più livelli di upgrade, ma durante il provato ho fatto fatica a percepire differenze davvero marcate tra le automobili di base. Alla fine sembrava che fossero soprattutto i potenziamenti a determinare il comportamento della vettura.
È un sistema che, almeno per come l'ho percepito in questa versione, sembra ancora avere bisogno di qualche ritocco per diventare davvero significativo.
Al momento sembra solo un'aggiunta per cercare di dare uno spessore, che forse non serviva, a Crazy Taxi, quasi per renderlo contenutisticamente più ricco per assecondare le richieste ossessive dei giocatori di oggi.
Se Pickup Race rappresenta la parte più convincente dell'esperienza multiplayer, Cops 'n' Cabbies è invece quella sulla quale ho più dubbi.
L'idea sulla carta è ottima: una squadra interpreta i tassisti, mentre l'altra veste i panni dei poliziotti. I primi devono continuare a fare quello che Crazy Taxi ha sempre chiesto loro di fare, mentre i secondi devono intercettarli e mandarli fuori gioco colpendoli fino a riempire una sorta di barra della salute.
Il problema è che, almeno per il momento, manca di equilibrio. Nel corso delle mie partite, il rapporto numerico a favore dei tassisti ha finito per rendere il compito dei poliziotti decisamente più complicato.
Anche quando riuscivo a fermare un taxi, bastava l'intervento di un compagno per liberarlo e rimettere tutto in discussione. Nel frattempo, i tassisti continuavano a effettuare consegne a un ritmo che rendeva difficile per la squadra avversaria tenere tutto sotto controllo.
Il risultato è una modalità che, almeno nella versione provata, non mi ha convinto quanto avrebbe potuto. L'idea è ottima ma servirà un matchmaking maggiormente a fuoco, e qualche miglioria nelle fasi di "stallo di un taxi" per renderla divertente come meriterebbe.
La nota positiva, invece, è che alcune delle indicazioni presenti nelle schermate di caricamento lasciano intendere che il multiplayer sarà destinato a crescere con ulteriori modalità… e questo potrebbe essere fondamentale per la durata di vita di Crazy Taxi: World Tour, specialmente in un mercato che se non viene intrattenuto per decine e decine di ore continuativamente, fa fatica ad aprire il portafogli.
Il Crazy Taxi che volevo ritrovare
La cosa che più mi ha sorpreso dopo questo weekend con Crazy Taxi: World Tour è stata rendermi conto di quanto poco sia cambiata la formula di base e, contemporaneamente, di quanto sia ancora efficace.
Dopo anni di giochi sempre più grandi, complessi, pieni di meccaniche pensate per presentare contenuti su contenuti, tornare a qualcosa che ti chiede semplicemente di prendere un passeggero e portarlo a destinazione facendo più casino possibile ha un suo fascino particolare.
Non serve una mappa gigantesca piena di attività secondarie per divertirsi. Basta imparare una scorciatoia, capire quando usare il boost, migliorare una curva e scoprire che quella consegna che la volta precedente sembrava impossibile può essere completata senza sforzo se si conosce a dovere la mappa.
È la filosofia degli arcade nella sua forma più pura: non giocare per arrivare alla fine, ma per diventare più bravo a fare la stessa cosa.
Dopo qualche ora, mi sono ritrovato a cercare automaticamente traiettorie migliori, frenare più vicino ai clienti e scegliere una strada invece di un'altra senza nemmeno pensarci troppo. È esattamente il tipo di dipendenza che un buon arcade dovrebbe riuscire a creare, restituendo quelle sensazioni che solo chi ha vissuto le sale giochi negli anni '90 ricorda con malcelata nostalgia.
Sì, qualche dubbio rimane. La personalizzazione sembra ancora acerba, il modello di guida potrebbe non convincere tutti e Cops 'n' Cabbies ha bisogno di un deciso lavoro sul bilanciamento. Ma quando parte la musica, il taxi schizza via e davanti si apre una strada piena di ostacoli da evitare, Crazy Taxi fa capire subito come quel "less is more" tanto decantato dai musicisti inglesi, funzioni anche in altre forme di intrattenimento.
Sono solo contento che SEGA abbia protetto proprio l'aspetto più importante di Crazy Taxi, ovvero quella sensazione di libertà, velocità e totale irresponsabilità che ha reso indimenticabile l'originale.
Perché dopo questo primo weekend l'unica certezza è che non avevo bisogno di un Crazy Taxi completamente nuovo. Avevo bisogno semplicemente di Crazy Taxi.