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Pro
- L'idea del viaggio del tempo è interessante.
- Combat system migliorato.
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Contro
- I problemi di performance verranno risolti?
- Riuscirà a offrire qualcosa al genere?
Conclusioni Finali di SpazioGames
Quando il primo Code Vein arrivò sul mercato, si ritagliò immediatamente una nicchia ben definita: era il "Dark Souls in salsa anime" che molti non sapevano di volere. Con il suo stile gotico post-apocalittico, un editor dei personaggi straordinariamente profondo e una storia melodrammatica al punto giusto, il titolo di Bandai Namco riuscì a conquistare una fetta di pubblico fedele.
Ora, a distanza di anni, siamo tornati a vestire i panni di un Redivivo in Code Vein 2. Abbiamo avuto l'occasione di provare una corposa demo del gioco su PlayStation 5, assaporando le nuove meccaniche, la doppia linea temporale e, ovviamente, le sfide che ci attendono. Le aspettative erano alte, e se da un lato il feeling familiare ci ha fatto sentire a casa, dall'altro non mancano alcune perplessità sulla sua capacità di innovare davvero il genere.
Un cuore diviso tra presente e passato
La narrativa è sempre stata un pilastro fondamentale e Code Vein 2 sembra voler alzare la posta in gioco introducendo una complessa dinamica temporale. Se il primo capitolo si concentrava sulla sopravvivenza all'interno della Vein, qui la posta in gioco è la salvezza stessa della realtà, minacciata da un fenomeno celeste e catastrofico.
Il nostro provato ci ha introdotto a una dicotomia affascinante: due mondi, due epoche, due stati dell'esistenza. Nel presente, la situazione è disperata. L'influenza nefasta della Luna Rapacis ha spezzato il fragile equilibrio che i Redivivi (i vampiri immortali protagonisti della saga) erano riusciti a costruire.
Impossibile parlare di Code Vein senza menzionare l'editor dei personaggi. Bandai Namco sa bene che per una fetta enorme della sua utenza, "l'endgame è la creazione del personaggio". Ebbene, Code Vein 2 non delude.
L'editor presente nella demo era incredibilmente approfondito, espandendo ulteriormente le opzioni già vaste del primo gioco. Dalla lucentezza dei capelli alla posizione millimetrica degli accessori, passando per tatuaggi, cicatrici e conformazioni fisiche, lo strumento permette di creare praticamente chiunque: dalla propria waifu ideale a mostruosità degne di un horror, fino a repliche fedeli di personaggi di altri anime.
Sono certo che i giocatori passeranno le prime tre ore di gioco solo in questa schermata per creare il Redivivo perfetto.
La società è al collasso e la follia ha preso il sopravvento, con la maggior parte dei Redivivi che è degenerata in Orrori, mostri senza senno guidati solo dalla sete di sangue. È uno scenario di pura desolazione, dove l'ordine è andato perduto e il mondo corre verso un'inevitabile distruzione totale.
Ma è il passato, situato circa 100 anni prima degli eventi attuali, a offrire lo spunto narrativo più intrigante. Qui, ci troviamo subito dopo il collasso causato dalla "Rinascita". In quest'epoca, Redivivi non sono reietti o mostri nascosti nell'ombra, ma i governanti.
Hanno il potere e il dovere di opporsi agli Orrori, mantenendo l'ordine all'interno della società umana. È un capovolgimento di prospettiva notevole: vedere i Redivivi nel pieno del loro potere politico e sociale offre una sfumatura inedita alla lore della saga.
La demo racconta (occhio, qui è potenzialmente uno spoiler) che il nostro personaggio aveva perso la vita durante una missione come Cacciatore Redivivo, e Lou ci ha rianimato donandoci il proprio cuore. Questo legame vitale giustifica il viaggio nel tempo: insieme, con la missione di salvare il futuro, intraprendiamo un'odissea verso il passato per capire dove tutto è andato storto. .
Per quanto visto, la scrittura dei dialoghi in queste fasi sembra mantenere quel tono solenne e un po' teatrale tipico delle produzioni anime dark fantasy, che i fan sicuramente apprezzeranno.
Gameplay e combat system
Pad alla mano, Code Vein 2 restituisce un feedback immediatamente riconoscibile, ma con delle variazioni significative nel "loadout" del nostro cacciatore. La novità principale risiede nelle Gabbie. Dimenticate i semplici Veli di Sangue del primo capitolo; le Gabbie sono equipaggiamenti complessi e visivamente impattanti che i Cacciatori Redivivi portano sulla schiena.
Nella lore, queste strutture servono a immagazzinare il cuore di un Redivivo per sfruttarne il potere, ma in termini di gameplay si traducono in uno strumento versatile di offesa e difesa.
Durante il test, abbiamo potuto apprezzare come la Gabbia non sia solo un accessorio estetico. Essa offre capacità difensive superiori rispetto al passato, permettendo di assorbire colpi che nel primo gioco ci avrebbero mandato al tappeto. Chiaramente la Gabbia è pensata anche per scatenare attacchi vampirici soprannaturali devastanti con estensioni meccaniche o energetiche che dilaniano i nemici per recuperare l'Icore (il "mana" del gioco).
Il sistema di abilità si basa sulle Formae. Queste sono i poteri soprannaturali intrinseci dei Redivivi. Grazie alla Gabbia, il giocatore può canalizzare queste energie per attivare effetti molto vari.
Abbiamo sperimentato Formae che trasformano l'arma in uso, abilitando moveset temporanei più aggressivi, e altre che permettono di colpire dalla distanza o infliggere alterazioni di stato. La varietà sembra essere il punto di forza di questo seguito: la possibilità di creare build ibride, che mescolano combattimento melee pesante con magie di supporto o debuff, è sembrata ancora più ampia rispetto al predecessore.
Un'aggiunta interessante è rappresentata dalle Formae Ereditate. Queste possono essere considerate le "Ultimate" del gioco. Incanalando l'energia formidabile di un Redivivo specifico, si evocano armi speciali fatte di pura energia o materia oscura, strumenti che la tecnologia attuale non potrebbe mai replicare. Padroneggiare queste armi non è semplice: hanno tempi di attivazione lunghi e consumano risorse ingenti, ma l'impatto visivo e i danni inflitti sono enormi.
L'esperienza ludica in sé è solida. Il peso delle armi si sente, le schivate richiedono tempismo e la gestione della stamina è, come da tradizione, vitale. Avere a disposizione tante armi diverse (dagli spadoni alle lance) combinabili con skill diversificate migliora notevolmente l'approccio tattico. Le possibilità di personalizzazione dello stile di gioco sono davvero tante, forse il vero fiore all'occhiello dell'esperienza.
L'arte della rovina e i limiti tecnici
Se sul fronte del gameplay la struttura regge, il comparto artistico e tecnico vive di luci e ombre. L'ambientazione provata ci ha portato in una metropoli sommersa, ridotta in macerie e invasa dall'acqua. L'idea di una civiltà un tempo prospera che ora giace sott'acqua è evocativa, richiamando certe atmosfere alla Nier: Automata, ma con un filtro gotico più marcato. Abbiamo esplorato anche antichi edifici sotterranei, progettati per rimanere nascosti, dove strani oggetti pendono dal soffitto creando un senso di inquietudine lovecraftiana.
Tuttavia, l'impatto visivo non è omogeneo. Artisticamente sono rimasto molto colpito dai Boss: le creature maggiori sono disegnate con una cura maniacale, grotesque fusioni di carne, metallo e vesti nobiliari strappate.
Al contrario, i mob e le ambientazioni di contorno mi hanno convinto meno. I nemici semplici sembrano soffrire di un design un po' generico, spesso riciclando asset o idee già viste nel primo capitolo o in altri esponenti del genere. Le texture degli ambienti, in alcune sezioni della città sommersa, apparivano piatte e poco dettagliate.
C'è poi il nodo delle prestazioni. Durante la nostra prova su PS5, abbiamo notato vistosi cali di framerate. Le situazioni più concitate, con molti effetti particellari a schermo derivanti dalle Formae, hanno messo in ginocchio il motore di gioco in più di un'occasione.
È doveroso sottolineare che non sappiamo a quando risalisse la build testata: potrebbe trattarsi di una versione alpha non ottimizzata. Tuttavia, per un gioco che fa del tempismo nelle parate e nelle schivate il suo cuore pulsante, la stabilità del frame-rate è non negoziabile. Ci auguriamo che il team di sviluppo abbia dedicato gli ultimi mesi a un profondo lavoro di pulizia del codice.