-
Pro
- Esplorazione più libera e verticale.
- Combattimenti profondi, capaci di richiamare il DNA di Monster Hunter.
-
Contro
- Il sistema Potenza-Tecnica-Velocità potrebbe mostrare i suoi limiti.
- Lo stile visivo meno impattante rispetto alla serie principale.
Conclusioni Finali di SpazioGames
Ci sono momenti, nella vita di una saga, in cui i suoi creatori iniziano a voler esplorare altre direzioni in virtù di potenziali “ottime idee” scartate in passato o, semplicemente, per la voglia di sperimentare con altri generi, altri personaggi, altri contesti, per espandere l’universo creato attorno alla loro creatura. Monster Hunter è esattamente uno di questi brand.
Da un lato, la serie principale, continua a inseguire una dimensione sempre più spettacolare e cinematografica, spingendo sull’azione, affinando le sue meccaniche di gioco per abbracciare sempre più giocatori e concentrandosi sull’impatto visivo.
Dall’altro, Monster Hunter Stories procede lungo un sentiero differente, più riflessivo, sperimentale, strategico e votato al raccontare storie, piutiosto che dare la caccia a creature sempre più gargantuesche.
Una formula che ha sempre convinto in termini preattamente qualitativi ma che con Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection sembra finalmente raggiungere quella piena maturità capace di far diventare la serie “una scelta” piuttosto che “un’alternativa”.
Riflesso distorto
Dopo aver trascorso diverse ore con il gioco, la sensazione è che questo terzo capitolo non voglia più essere percepito come una semplice versione “light” della saga principale. Al contrario, Twisted Reflection prova a raccontare lo stesso universo da un punto di vista complementare, dando maggiore spazio alla narrazione, all’esplorazione e al rapporto tra umani e mostri.
Il cambiamento si avverte già dal primo impatto visivo. Abbandonata l’estetica fortemente caricaturale dei capitoli precedenti, il gioco adotta uno stile che guarda apertamente ai JRPG moderni, pur mantenendo il cell-shading come tratto distintivo.
Le proporzioni dei personaggi sono più realistiche, le animazioni meno esasperate, e l’atmosfera generale risulta più sobria. Un’eccessiva “occidentalizzazione” potrebbero dire le malelingue ma in realtà la direzione artistica resta immediatamente riconoscibile. È un Monster Hunter, ma il tono è più serio, con una vena malinconica tanto inedita per la serie Stories quanto preponderante.
La trama ruota attorno a una crisi ecologica che sta sconvolgendo l’equilibrio naturale. Alcuni mostri diventano improvvisamente aggressivi, trasformandosi in quelli che vengono definiti “Indomiti”, mentre altri vengono ricoperti da una misteriosa cristallizzazione che ne altera il comportamento.
Al centro di questi eventi emergono due Rathalos gemelli, figure quasi leggendarie che donano al racconto il respiro di un’opera epica. È una premessa che si inserisce perfettamente nella tradizione della serie, ma che qui beneficia della struttura da RPG per approfondire ecosistemi, culture locali e il fragile legame che unisce esseri umani e creature.
Come da tradizione per Monster Hunter Stories, il fulcro dell’esperienza non è la caccia, ma la convivenza. Qui non si è hunter, ma rider. I mostri non vengono abbattuti, bensì allevati e trasformati in preziosi alleati nel corso dell’avventura. I “monstie”, ottenuti facendo schiudere le uova, tornano a essere centrali, ma in Twisted Reflection il loro ruolo viene ampliato in modo significativo, soprattutto durante l’esplorazione.
Alcune creature permettono anche di interagire direttamente con l’ambiente, abbattendo ostacoli o distruggendo giacimenti minerari per ottenere risorse. Il passaggio immediato da un mostro all’altro rende l’esplorazione fluida e naturale, avvicinandola quasi a quella di un action RPG.
Il sistema di combattimento resta fedele all’impostazione classica della serie Stories. Il triangolo Potenza, Tecnica e Velocità continua a determinare l’esito degli scontri diretti, regolando l’efficacia delle azioni di rider e monstie. Un sistema apparentemente semplice, ma che in questo terzo capitolo guadagna ulteriore profondità, facendo quasi guardare indietro con tenerezza la basilare impianto di gioco del primo capitolo di questa serie di spin-off.
Gli scontri testa a testa, le abilità combinate, le mosse Legame e la possibilità di cambiare arma o creatura in qualsiasi momento elevano la componente strategica verso livelli molto interessanti e che andranno testati a dovere in fase di recensione.
A dare ulteriore spessore ci pensano i mostri Indomiti, versioni potenziate delle creature già note. Questi nemici modificano il proprio comportamento nel corso della battaglia, proteggendo specifiche parti del corpo e alternando pattern d’attacco più complessi. In questi casi diventa fondamentale colpire sezioni precise per interrompere abilità o evitare contrattacchi, trasformando lo scontro in una sorta di puzzle tattico.
È proprio qui che si percepisce il tentativo di avvicinare Stories al DNA di Monster Hunter senza, però, snaturarne la struttura a turni, grazie anche al ruolo delle armi, che mantengono le loro proprietà distintive, e gia note ai fan della serie, e interagiscono in modo diverso con le parti del corpo dei mostri.
Un altro aspetto che colpisce positivamente è il ritmo dell’avventura. La struttura da RPG consente alla narrazione di svilupparsi in modo più naturale rispetto alla progressione più rigida dei capitoli principali. I personaggi incontrati finora sembrano avere un ruolo più centrale, con missioni secondarie dedicate che permettono di approfondirne il background e il rapporto con il protagonista. Il ritmo è più serrato, dinamico e con un occhio di riguardo nel ridurre al minimo i tempi morti.
Sul piano tecnico, Monster Hunter Stories 3 si è dimostrato solido. La versione testata su Steam girava in maniera fluida, con ambienti ampi e colorati. Pur adottando uno stile visivo più semplice rispetto alla serie principale, il mondo di gioco riesce comunque a trasmettere la sensazione di un ecosistema vivo, popolato da mostri di varie dimensioni, risorse da raccogliere e biomi distinti, elementi che da sempre rappresentano uno dei pilastri dell’identità della saga.
Inoltre, anche su handheld più “navigati” come Steam Deck, il titolo si è dimostrato molto scalabile, sempre piacevole da vedere e capace di restituire delle performance solide ed adeguate alla tipologia di gioco.
Promettente? Sì
Insomma dopo queste prime ore spese assieme Monster Hunter Stories 3: Twisted Reflection, l’impressione generale è quella di essere di fronte al capitolo della svolta per questa serie.
Non un semplice more of the same, ma un tentativo concreto di consolidarne l’identità, rendendola finalmente complementare ai capitoli principali ma senza stravolgerne il DNA.
Se Monster Hunter Wilds rappresenta l’anima più spettacolare e adrenalinica del franchise, e il precedente Rise quella più conservativa, Stories 3 sembra voler essere finalmente il suo contraltare narrativo, pensato per chi predilige esperienze a turni, un approccio più ragionato e soprattutto scoprire i meandri dell’universo narrativo di Monster Hunter.