Abzû recensione | La favola ambientalista su Nintendo Switch

Recensione
A cura di Paolo Sirio - 29 Novembre 2018 - 11:00

Il rapporto dei videogiochi con il mare è più o meno quello che ci intrattengo io: ci vado da trent’anni tutti gli anni ma non ci siamo mai presi. Le sezioni acquatiche non solo non sono quasi mai entrate nel cuore dei gamer, ma nel corso degli anni – vuoi per le limitazioni tecniche delle prime piattaforme che le hanno proposte, vuoi per scarsa qualità dei design  che le hanno… portate a galla – sono diventate meme e oggetto di scherno per youtuber.

E per questo la sola idea di realizzare un titolo basato esclusivamente su di esse, e giocato in esse pressoché per la sua totalità, sembrava quasi grottesca. Sembrava, almeno: fino all’arrivo nel 2016 di Abzû, da Matt Nava, art director di Flower e Journey di thatgamecompany, e dal compositore di Flow e Journey, Austin Wintory.

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Piacere, Abzû

Abzû è un prodotto di natura esplorativa, che per forza di cose ha visivamente tratti in comune con Flower, con i pesci dell’oceano di fatto al posto dei fiori, ma anche con le strutture arabeggianti di Journey e i colori di Monument Valley per quanto affondi le radici nella mitologia sumera. L’esplorazione è principe e, sebbene abbia luogo in ambienti tutto sommato contenuti in termini di dimensioni, viene ricompensata in diversi modi, sia legati alla sua componente feel good che all’ottenimento come bonus di punti in cui meditare e “trasferirsi” nel corpo di un numero ragguardevole di specie marine.

Al breve girovagare per completare la propria missione, si aggiungono puzzle molto leggeri che vanno man mano arricchendosi, pur essendo telefonati a livello di difficoltà e non avendo mai l’intenzione di mettere i bastoni tra le ruote agli utenti. In tal senso, va sottolineata l’abilità, pure artistica, di mettere sempre ben in evidenza i punti che nel percorso richiedono attenzione, ora con sottili giochi di luce, ora con mezzi più appariscenti come catene legate all’inizio e alla fine di un sentiero per sbloccare un portone.

È questa, in effetti, la sola interazione che avremo col gioco almeno fino ad un paio di brevi sequenze nel finale (gli ultimi venti minuti), in cui viene richiesto di passare silenziosamente davanti a delle macchine o di distruggerle nel magnifico crescendo conclusivo. Tematicamente, siamo dalle parti della favola ambientalista, che riflette col tratto delicato e silenzioso di un Journey sulla bellezza del male e sul male che gli stiamo arrecando.

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Ameremmo approfondire il discorso ma, visto che la narrazione sottile e la scoperta sono al centro del DNA di questa produzione, vi faremmo un disservizio qualora lo facessimo; vi basti sapere che c’è una rivelazione e c’è un messaggio, ed entrambi sanno essere estremamente toccanti se vi stanno a cuore le sorti del pianeta, degli animali e, perché no, dell’uomo stesso inteso come unità che col proprio pensiero e le proprie azioni ha la capacità di imprimere un cambiamento.

C’è un velo di tristezza ma non c’è rassegnazione, e questa speranza permea l’intera produzione influenzandone le caratteristiche stilistiche che vi abbiamo raccontato in introduzione e finendone essa stessa influenzata.

Un’altra chicca è l’uso per fini narrativi della musica: fuori dall’acqua silenzio, dentro l’acqua un trionfo di tracce orchestrali, ora trionfanti e celebrative dello spettacolo della natura, ora malinconiche e rispettose dei momenti intimi che è possibile trascorrervi. La musica è il vero valore aggiunto di un gioco che, per quanto speciale da vedere, pesca dal bagaglio di esperienze precedenti del creatore e senza potrebbe avere meno mordente di quanto poi ne abbia effettivamente.

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Il port su Nintendo Switch

Le operazioni di porting su Nintendo Switch sono andate tutto sommato a buon fine, se consideriamo che si tratta di una produzione basata su un Unreal Engine 4 appena “scoperto”  dalle piattaforme della Grande N e con tanta fisica a regolare il movimento della vegetazione mentre nuotiamo in questo (non troppo) grande oceano blu.

Nonostante la semplicità visiva del gioco, tuttavia, vanno evidenziati dei cali di frame rate che si possono notare ad occhio nudo, soprattutto in presenza di geometrie articolate.

Sebbene sia facile evitare questi passaggi girando l’inquadratura dall’altro lato, porgendo la biblica altra guancia oseremmo dire, il gioco su Switch ne esce con una sensazione di input lag amplificata rispetto alle altre versioni, che pure vi facevano affidamento per fornire un feeling quanto più vicino possibile a quello reale della pesantezza del nuoto e delle immersioni subacquee.

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Fortunatamente, Abzû non richiede in pratica mai dei movimenti di particolare precisione e quindi questo non sarà mai causa di impaccio nel prosieguo della storia; è bene comunque partire preparati sull’argomento, così come sull’inquadratura di conseguenza un po’ complicata da gestire (specie se non siete abituati ad avere la rotazione invertita della visuale, la scelta predefinita dello sviluppatore).

Non mancano altre magagne più o meno rilevanti collegate al port sull’ibrida di Nintendo. In primis, si soffre un po’ l’obbligo di tenere premuto il grilletto destro per spingere la nuotata: il tasto è com’è noto piuttosto piccolo sul Joy-Con e la presa non è naturale né ottimale, e specie in modalità portatile – complici le dimensioni della console che già rendono la presa non comodissima – l’affaticamento è dietro l’angolo. Anche in questo caso per fortuna, basta prendersi una pausa ogni tanto su una longevità complessiva di due ore scarse.

Altra perplessità e stavolta importante è quella legata alla compressione dell’audio, inaspettatamente massiccia ed evidente in tre quattro circostanze, sia in modalità portatile che TV, con brani che abbiano acuti e picchi di voce; una macchia proprio su un aspetto tanto rilevante che non andava sporcato, graffiato così, immaginiamo per ragioni di spazio ma ad ogni modo ingiustificato.

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Per la resa grafica, i compromessi ci sono e riguardano soprattutto tipicamente la risoluzione. Questa è – da dichiarazioni degli sviluppatori – di 540p in portabilità e 720p sullo schermo del televisore di casa, ma curiosamente lo stacco con le altre piattaforme è più netto in quest’ultima configurazione; qualcosa cui le conversioni dalle altre console current-gen e PC ci hanno abituato, rinunciando ad effetti di post produzione ed effettistica il cui ricorso è acquisisce maggior peso man mano che cresce il numero di pollici, e al quale le dimensioni e la fattura del display “interno” hanno spesso posto rimedio.

Il gioco viene venduto al prezzo di 19,99 euro, esattamente lo stesso del 2016. Visto che si fa leva sulla portabilità dell’esperienza per la prima volta, ci sta non scendere troppo rispetto a quel pricing, sebbene si sarebbe potuto pensare di tagliare già di partenza quei cinque euro come riconoscimento di un prodotto che arriva con forse incolpevole ritardo sulla piattaforma, quando altrove l’esborso è nettamente inferiore, e in un mercato affollato com’è quello digitale dell’eShop. Per ora lo si reperisce in saldo per festeggiare il lancio a 17,99 euro, ma c’è da scommettere che presto entrerà nelle rotazioni dei saldi.

+ La forza espressiva di Abzu
+ Ora anche portatile
- Musiche graffiate dalla compressione
- Frame rate un po' ballerino

7.5

L’arrivo dell’esperienza subacquea di Giant Squid su Nintendo Switch è stato salutato da tanti per la qualità della produzione originale, sia per quella legata al puro aspetto artistico che per la sfera tecnica forse sottovalutata ma comunque pregevole. E Abzu si conferma anche su Switch come una piccola gemma, forse derivativa rispetto ad altri prodotti esperienziali che l’hanno preceduto (come potrebbe non essere altrimenti, vista la firma di Nava) ma impreziosita da una colonna sonora coinvolgente come poche e strettamente connessa al tessuto narrativo del gioco, e da una direzione che ruba l’occhio dal primo all’ultimo istante.

Questa nuova versione, pur arrivando con qualche problemino dovuto un po’ alla natura sua e un po’ a quella della console, non sciupa il tesoretto di fiducia accumulato nel 2016, e rimane consigliata a quanti cerchino qualcosa di diverso e duraturo nonostante la sua effettiva longevità.




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