A Plague Tale: Innocence provato | l’orrore e la pestilenza

Uno stealth game d'altri tempi.

In occasione del What’s Next tenutosi a Parigi pochi giorni fa, Focus Home Entertainment ci ha dato modo di provare con mano alcuni dei prossimi titoli in uscita grazie al publisher francese. Tra questi spiccava senza ombra di dubbio un particolarissimo stealth game, il quale ha già attirato l’attenzione della stampa specializzata nel corso delle scorse settimane. Stiamo parlando di A Plague Tale: Innocence, titolo sviluppato da Asobo Studio, un piccolo team di programmatori con sede a Bordeaux. L’avventura di Amicia e del piccolo Hugo è però un videogioco ben diverso dagli altri (nonostante nel suo DNA scorrano tracce di altrettanti giochi ben noti al pubblico), tanto che dopo averne saggiato la prima ora di gioco ci siamo fatti un’idea sommaria di ciò che ci aspetta.

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Corri e non voltarti, mai.

Iniziamo subito col dire che A Plague Tale è un action-adventure in terza persona, pesantemente incentrato sulla trama e scandito da momenti stealth che ricordano con disinvoltura alcuni grandi classici del genere. Il paragone con The Last of Us è inevitabile, nonostante il titolo Asobo sia comunque caratterizzato da un’estetica e un contesto ambientale ben diversi rispetto a quelli dell’avventura di Joel ed Ellie. La storia di Innocence prende piede nel 1349: il Regno di Francia è vittima della temibile peste nera, ma la situazione sembra essere ancora sotto controllo in alcuni sparuti villaggi della regione. L’avventura ha inizio nelle foreste della provincia, con la giovane Amicia accompagnata dal padre e dal suo fedele segugio. Ben presto però la situazione si complicherà, lasciando spazio all’orrore e alla disperazione di un crescendo drammatico che porterà la giovane quattordicenne a dover fuggire da proprio villaggio, lasciando alle spalle i suoi amici e parenti più cari. Tuttavia non sarà sola: al suo fianco ci sarà infatti il piccolo Hugo, fratellino di Amicia affetto da una malattia non meglio identificata. Sarà questo il motivo per cui i cavalieri dell’inquisizione sembrano dargli la caccia senza sosta, uccidendo chiunque si frapponga a loro?

I due giovani protagonisti si vedono quindi costretti a fuggire attraverso le stradine e le boscaglie della zona, sino a un piccolo paesino lacerato dalla peste. Qui i due vengono avvistati e cacciati a malo modo dagli abitanti rinchiusi nelle loro case, quasi fosse in atto una vera e propria persecuzione nei loro confronti. Per quale motivo? Davvero Hugo è portatore di morte e pestilenza, come molti sembrano lasciare intendere? La narrazione, coinvogente e appassionante come poche, è sicuramente uno dei punti di forza di A Plague Tale. La sensazione di impotenza, di sentirsi braccati senza ragione apparente da un nemico che non sembra provare alcuna pietà verso due bambini indifesi, è papabile sin dal primo minuto di gioco. Gioco che, come dicevamo in apertura, affonda le sue radici nello stealth game nudo e crudo. Amicia avrà infatti la possibilità di nascondersi agli occhi degli avversari, stando bene attenta a non perdere d’occhio il suo fratellino.

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Ed è proprio in questo momento che entrano in gioco le meccaniche del titolo Focus. Strizzando l’occhio al sopraccitato The Last of Us e abbracciando anche le meccaniche viste nel suggestivo Brothers: A Tale of Two Sons di Starbreeze Studios, A Plague Tale si propone come un’avventura ad avanzamento lineare, legata a doppio filo alle meccaniche stealth con di tanto in qualche qualche puzzle ambientale a farla da contorno. Amicia sarà infatti in grado di distrarre i nemici con la propria fionda (previo raccoglimento di sassi sul sentiero), mentre Hugo dovrà quasi sempre essere tenuto per mano al fine di salvaguardare i suoi spostamenti. Sorprendentemente, il piccolo non si dimostra essere la proverbiale “palla al piede” come spesso accade nei giochi in cui siamo chiamati ad accompagnare un secondo co-protagonista, bensì si dimostra un personaggio mosso da una IA piuttosto attenta a non incappare tra le grinfie dei cattivi. Oltre al fatto che, spesso e volentieri, Hugo potrà infilarsi in stretti cunicoli o arrampicarsi con disinvoltura su altezze a noi precluse, al fine di aiutarci nell’enigma di turno (che sia tirare una leva o spostare una cassa). Purtroppo, nei capitoli iniziali del gioco le meccaiche sembravano spingerci in un’unica direzione, cosa questa che ci ha restituito la sgradevole sensazione che il tutto fosse “pilotato” per far si che la sceneggiatura andasse avanti nei modi e nei tempi previsti (ad esempio, se inseguiti da un gruppo di inquisitori, il gioco ci costringeva a percorrere la via scelta per noi, senza alcuna possibilità di deviazione). Se ciò si tramuterà in un limite – invero piuttosto fastidioso – del gameplay di base del titolo, questo lo scopriremo solo in fase di recensione. A chiudere il quadro, la possibilità di lanciare oggetti racolti (come vasi e poco altro), oltre ovviamente alla capacità di accovaciarsi e nascondersi tra l’erba alta.

Una piccola boss fight ci ha inoltre spinto a usare alcuni semplicistici stratagemmi per poterla superare, sebbene non si sia trattato di chissà quale sforzo da parte nostra. Per il resto non vi sarà alcuna barra della vita,così come gli unici indicatori a schermo sono dei piccoli segnali rossi utili ad aiutarci a capire lo stato d’allerta e gli spostamenti del nemico. Dove Innocence sorprende, è relativamente al comparto tecnico. Sia dal punto meramente grafico che da quello estetico (musiche e dialoghi inclusi), il titolo Asobo è una vera e propria delizia, tanto che non sfigura coi ben noti tripla A ad ambientazione post apocalittica. Il parlato, in lingua inglese ma con sottotitoli in italiano, è realmente ricco di enfasi e momenti di pathos, così come non manca un tocco di crudo realismo (specie quando si tratta di replicare a schermo tutto l’orrore e il raccapriccio di un’epidemia dilagante che non lascia scampo). La sensazione di trovarsi in un ambiente ostile, corrotto dalla malattia e dalla pestilenza, è quindi pressoché costante. Con la speranza che tutte queste buone sensazioni vadano oltre i primi di capitoli di gioco a cui abbiamo avuto il piacere di prendere parte.

+ Atmosfera agghiacciante
+ Tecnicamente davvero ottimo
+ Dialoghi e storyline innestati alla perfezione
- Gameplay stealth apparentemente troppo lineare

Il nostro nuovo test, pad alla mano, ci ha permesso di capire che A Plague Tale: Innocence sono solo è uno stealth game come se ne trovano pochi in circolazione, bensì è anche un titolo dotato di un’atmosfera realmente sorprendente, in grado – da sola – di essere un incentivo non da poco per l’avventura di Amicia e Hugo. Se il Regno di Francia riuscirà a scampare all’epidemia peggiore a cui sia mai andata incontro, lo scopriremo non appena riusciremo a mettere mano alla versione completa del titolo, prevista nel corso delle prossime settimane.