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The Flash, stagione 3

Corri Barry, corri. Ed è così che si è chiusa la seconda stagione di The Flash. Barry Allen corre e torna indietro nel passato per impedire a Reverse Flash di uccidere la madre. Tutto questo porta ad uno degli eventi più amati della storia dei fumetti: Flashpoint. Ed è proprio da qui che parte la terza stagione di The Flash. Una stagione che, come vedremo, ha lasciato un po’ l’amaro in bocca.
I’m the future… Flash
Barry Allen è tornato indietro nel passato, ha impedito la morte della madre e la Terra è molto diversa da come la conoscevamo. Peccato che tutto questo non possa durare, il continuum spazio-temporale si sta lacerando, e quindi Barry è costretto a tornare indietro ed impedire a sé stesso di salvare la madre. Di ritorno al presente, molte cose sono cambiate. Flash ha creato varie differenze con la versione originale di alcuni personaggi sia di Arrow che di Flash: Cisco ha perso il fratello Dante, Diggle ora ha un bambino, Kaitlyn è una metaumana. In tutto questo si affaccia un nuovo nemico: Savitar. Quest’ultimo sembra molto più potente di Reverse Flash e Zoom. L’autonominatosi Dio della Velocità, conosce quasi tutto riguardo la vita di Barry e, inoltre, un evento traumatico del futuro terrorizzerà The Flash fino allo sfinimento, portandolo a logorarsi…
Un passo avanti e due indietro
Come già detto, Flashpoint è uno degli eventi più importanti della storia dei fumetti DC. Gli sceneggiatori di The Flash decidono di introdurlo all’interno della serie, buttando però tutto alle ortiche. Sì, perché un evento così importante e così potenzialmente interessante viene liquidato facilmente, superficialmente, in poche puntate, certo portando a ripercussioni importanti nell’economia della serie, ma gestite male e in modo approssimativo. Il fatto di cambiare qualcosa qua e là, in grado di rimescolare le carte (ma fino ad un certo punto), non è sufficiente a giustificare la poca attenzione dedicata ad una serie di eventi così amati dai fan.
Ventitre puntate sono tantissime, un’infinità da gestire. Mentre la seconda stagione di The Flash aveva rappresentato un netto miglioramento rispetto alla prima, lenta e noiosa a tratti, questa terza decide di riprendere la via vecchia, abbandonando quella nuova. Vengono riproposti i vecchi nemici, viene riproposto il leitmotiv classico di molte serie DC, con il villain della settimana (o freak) e l’evoluzione dei personaggi quasi sullo sfondo, in secondo piano. Un po’ alla Smallville per intenderci. Savitar risulta un villain un po’ sprecato e molto meno carismatico rispetto a Zoom, sembra molto più forte degli avversari precedenti, quasi invincibile, anche questo tema ricorrente delle serie TV DC/Warner.
La caratterizzazione dei personaggi risulta un po’ bloccata rispetto alle due stagioni precedenti. Anzi, in alcuni casi, si assiste quasi ad una involuzione ingiustificata. Barry Allen non fa passi avanti ma continua a commettere gli stessi errori, ancora e ancora. Iris è quanto di più antipatico possa esistere mentre Wally, che doveva portare un po’ di freschezza alla serie, dimostra, almeno, una scrittura attenta da parte degli showrunner, risultando infatti pesante e antipatico quanto la sorella. L’introduzione del nuovo HR, perlomeno, serve a movimentare un po’ le cose e le interazioni con Cisco sono una delle cose più carine di questa terza stagione. Nemmeno l’arrivo di Tom Felton è riuscito a rendere il Team Flash simpatico e affabile. È molto difficile trasformare i buoni nei cattivi, farli apparire così pesanti da sperare quasi che il villain della situazione arrivi a vincere. Gli sceneggiatori di The Flash ci sono quasi riusciti in pieno. Per non parlare, anche, del finale completamente nonsense e di un cliffhanger di cui non sentivamo proprio la necessità, ma anche qui si parla di marchi di fabbrica DC/Warner.

Le puntate action
Lo special episodi in formato musical con Supergirl

Ritmo lento e storia diluita
Cliffhanger finale troppo debole

6

Come già detto, The Flash non è riuscito a riconfermarsi sui gli alti livelli della scorsa stagione, seppur questa terza sia, in ogni caso, migliore della prima. Ventitre episodi sono davvero tanti e, ormai, appare evidente che di questa eccessiva lunghezza ne risente la qualità generale della serie. A parte le ottime puntate di “Rumble in the Jungle” e il crossover con le altre serie del DC Universe, risulta davvero difficile ricordare un episodio in particolare. Tutto questo è emblematico e dovrebbe portare le varie emittenti televisive a riflettere su questa politiche delle stagioni lunghe. Come già ipotizzato in articoli precedenti, le miniserie potrebbero essere un’ottima soluzione per ovviare a questo problema, ma come sappiamo le esigenze di network spingono nella direzione opposta. Questa eccessiva lentezza, però, è un’arma a doppio taglio che potrebbe portare molti fan ad abbandonare la serie.