Steamworld Dig 2, la recensione del nuovo titolo di Image & Form

Recensione
A cura di DottorKillex - 1 Ottobre 2017 - 0:00

Dapprima fu Steamworld Dig, “giochino” da una manciata di mega che seppe riscuotere un successo tanto inatteso quanto meritato.
Poi Steamworld Heist confermò che no, non era stato un colpo di fortuna: gli svedesi di Image & Form sono uno studio di sviluppo pieno di talento e di passione, i cui progetti meritano di essere tenuti d’occhio.
Oggi, a giro di posta abbastanza stretto, il bizzarro universo steampunk si allarga ancora con Steamworld Dig 2, che riprende, amplia e raffina la formula che aveva portato al successo il suo predecessore.
Abbiamo recensito per voi la versione Switch, la prima a raggiungere il mercato, ma seguiranno a breve anche quella PC, PS4, e Vita.
Da Rusty a Dorothy 
Chi ha avuto la fortuna di giocare quel piccolo gioiellino che fu il primo capitolo, la narrativa che sottende a Steamworld Dig 2 risulterà familiare, forse anche troppo: stessa ambientazione, protagonista diverso ma con tantissimi punti di contatto con quello originale.
Dorothy si mette sulle tracce di Rusty, protagonista del capitolo precedente, in seguito agli eventi narrati in Steamworld Dig (sui quali non ci soffermiamo troppo per evitare spoiler per chi non lo avesse ancora recuperato).
Come per il capitolo del 2015, non è la storia il punto focale della produzione, nonostante qualche dialogo particolarmente brillante e abbondanti dosi di humor: soffermarci più di tanto sulle vicende raccontate e sul telefonato finale significherebbe togliere spazio al cuore pulsante della produzione, rappresentato dal gameplay.
Per chi non conoscesse lo stile del primo gioco, il prodotto Image & Form è avvicinabile ai cosiddetti metroidvania, anche se le avventure di Rusty pendevano molto di più di quelle di Dorothy dalla parte dell’esplorazione e dell’accumulo di risorse.
Non che in questo seguito questi due elementi siano secondari, tutt’altro, ma adesso il combattimento assurge ad un ruolo primario accanto a questi, coadiuvato da un approfondimento notevole delle meccaniche da gioco di ruolo e da un accresciuto livello di personalizzazione del proprio avatar.
Due degli elementi di gameplay che al team di sviluppo sono riusciti meglio sono  sicuramente la gestione delle risorse e la capacità di invogliare all’esplorazione anche al di là degli obiettivi principali di missione.
Le due cose sono l’una l’effetto dell’altra: nonostante alla morte si perdano tutti gli oggetti in possesso in quel momento (a meno di non acquistare determinati potenziamenti nella seconda metà dell’avventura…), la sensazione di continuo progresso e il fatto che il game over non intacchi i guadagni monetari del giocatore non rendono eccessivamente punitivo il titolo e questo, a sua volta, favorisce l’esplorazione e incoraggia ad allontanarsi dal sentiero principale.
Procedere senza una meta precisa, con il vago obiettivo di rimpinguare i propri averi o potersi permettere quel potenziamento tanto agognato, diviene presto una piacevole alternativa al farsi strada verso l’obiettivo primario, con tutto ciò che ne consegue in termini di longevità.
Come il recente Metroid Samus Returns, Steamworld Dig 2 preferisce lavorare di carota piuttosto che di bastone, con il risultato di spingere il giocatore ad esplorare anche gli angoli più reconditi della mappa per il solo gusto di aumentare la percentuale globale di completamento.
Artigiani della qualità
La differenza più evidente che intercorre tra Steamworld Dig 2 ed il suo predecessore è rappresentata dalla scelta di non affidarsi alla generazione casuale degli stage: se questa scelta, da un lato, non favorisce la rigiocabilità, che rappresentava invece una delle frecce più appuntite nell’arco dell’avventura di Rusty, dall’altro restituisce livelli assai più affascinanti da esplorare, in cui la qualità media del design è considerevolmente superiore rispetto al passato.
Le fasi di esplorazione beneficiano enormemente di questa scelta, con il giocatore costantemente premiato ogni volta che si allontana dal sentiero battuto, tra upgrade opzionali e stanze a base di puzzle, e una maggiore precisione del posizionamento e del numero di nemici: laddove, nel recente passato, era possibile imbattersi nella medesima tipologia di nemici in seguito alla generazione casuale, adesso la varietà di situazioni e la conseguente necessità di far fronte ad insidie differenti la fanno da padrone.
Lo scopo del gioco e il loop del gameplay, manco a dirlo, sono gli stessi del capostipite: Dorothy è armata della sua fida piccozza, con la quale può farsi largo scavando dei tunnel nella pancia della terra, ottenendo, nel contempo, tutti i materiali derivanti dallo sgretolamento delle rocce.
Questi materiali possono poi essere rivenduti in superficie, così da acquistare potenziamenti di varia natura per il proprio personaggio, e qui entra in gioco la seconda, consistente novità rispetto al titolo del 2013: l’elemento ruolistico e il ventaglio di scelte a disposizione del giocatore si sono notevolmente ampliati, con la possibilità, peraltro, di usufruire di un respec del personaggio pressoché istantaneo in caso di necessità.
I fondi ricavati dalla vendita delle materie prime possono essere investiti in molteplici maniere, e le scelte del giocatore avranno molto più peso che in passato: la piccozza può essere migliorata, affinché infligga più danno ai nemici e rompa le rocce più velocemente (o  in maniera più proficua), così come la lanterna, fonte di luce nel buio pesto delle miniere, le riserve d’acqua, che garantiscono maggiore autonomia esplorativa, e moltissimi altri gadget acquistabili nelle fasi più avanzate dell’avventura, come un rampino e perfino un lanciarazzi.
La stessa Dorothy può essere equipaggiata con abilità ulteriori, come il doppio salto, un rudimentale jetpack o la possibilità di muoversi più rapidamente, così da aprire nuove possibilità all’interno degli stage.
Gli upgrade non sono propriamente a buon mercato, però, e le risorse mai sufficienti a comprare tutto quello che si vorrebbe, e spesso, per risparmiare risorse, si finisce a giocare d’astuzia, inducendo i nemici a combattersi tra loro o architettando trappole per non doverli affrontare direttamente, come coinvolgerli nel raggio di un’esplosione o fargli cadere enormi massi in testa.
Il combattimento in sé, comunque, è migliorato rispetto al passato, non solo nel numero di armi e di opzioni, ma anche nella precisione delle hitbox e nel senso di fisicità dei colpi, soddisfacenti e credibili: i combattimenti contro i boss, in particolare, rappresentano il punto più alto da questo punto di vista, sebbene il loro livello di difficoltà sia tarato verso il basso.
L’aggiunta di tubi pneumatici che riportano Dorothy istantaneamente in superficie, poi, allevia ulteriormente le difficoltà provenienti dall’incontro con i nemici e le insidie trovate sottoterra, visto che al ritorno alla luce del sole tutte le riserve e la salute del giocatore saranno ristabilite.
Quando si dice “ottimizzazione”…
172 Megabit: queste sono le dimensioni del file del gioco da scaricare dallo shop virtuale di Nintendo Switch, quantomeno prima della patch day one che ha aggiunto diverse nuove lingue (tra cui l’italiano).
Considerando che su Switch il fattore spazio è da non sottovalutare, e che, al giorno d’oggi, una patch di dimensioni medie (anche per un titolo indipendente) è grossa cinque o sei volte tanto, non si può che fare i complimenti al team di sviluppo per l’eccellente lavoro di ottimizzazione.
Certo, l’ottimizzazione da sola non sarebbe nulla se la presentazione visiva fosse di basso livello: fortunatamente, gli sprite disegnati a mano e l’inimitabile commistione tra uno steampunk sgangherato ed un’ambientazione che scimmiotta i western di Sergio Leone rendono Steamworld Dig 2 uno spettacolo per gli occhi, soprattutto giocando in modalità portatile, quando, nonostante la perdita di dimensioni, gli sprite risaltano maggiormente.
Certo, se cercate una conta poligonale esorbitante e fotorealismo, state guardando nella direzione sbagliata, ma la marea di ottimi titoli indipendenti di cui la console ibrida Nintendo dispone dimostra come la grafica conti solo fino ad un certo punto.
L’agile motore di gioco ha anche altri due pregi: uno è rappresentato dallo scarsissimo impatto del gioco sulla batteria di Switch, che ci ha permesso di giocare per ore senza dover ricorrere al caricabatterie.
L’altro è che, anche nelle situazioni più movimentate, quando su schermo esplode di tutto e i nemici si fanno in mille pezzi, non abbiamo rilevato rallentamenti degni di menzione, nemmeno lontani dal dock di Switch.
Impossibile, poi, lamentarsi della quantità di contenuti: al raggiungimento del 100% si sbloccheranno dei contenuti post game, e giungere fino al boss finale non è questione di un paio di serate di gioco, anche per i giocatori più frettolosi.
Noi abbiamo impiegato oltre nove ore a raggiungere i titoli di coda, ma questi valori sono soggetti al gusto ed al piacere della scoperta di ogni singolo giocatore: entrando nel loop dell’accumulo di materiali e del ritrovamento dei numerosi segreti sparsi per la mappa, la durata complessiva si può estendere anche notevolmente.

Crea dipendenza
Ottimo level design
Gameplay più profondo che in passato
Brillante direzione artistica


Livello di difficoltà più morbido rispetto al predecessore


8.5

Steamworld Dig 2 poggia sulle solide basi che hanno decretato il successo del suo predecessore, ma evolve ed affina la formula introducendo livelli finemente architettati, un più ampio ventaglio di scelte e offrendo, conseguentemente, un’esperienza di gioco assai più personale e calibrata.
Il loop di scavo, rinvenimento dei materiali, combattimento ed esplorazione genera dipendenza ed induce ai classici “cinque minuti ancora”, come solo alcuni dei migliori titoli indipendenti presenti nel catalogo di Nintendo Switch.
Se vi sono fin qui piaciuti i lavori dei talentuosi Image & Form o se siete alla ricerca di un “metroidvania” di qualità per la vostra console ibrida, orfani delle avventure di Samus, Steamworld Dig 2 si candida al ruolo di sleeper hit di quest’autunno.
Il tutto in meno di duecento mega.




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