Rocky Legends

By |17/10/2004|Categories: RECENSIONE|Tags: |

Era il 1990 quando Rocky Balboa appendeva i guantoni al chiodo e salutava il mondo del pugilato dal tubo catodico di una vecchia televisione 22 pollici. Era questa la sua ultima apparizione, e qui si concludeva una crestomazia cinematografica della boxe raccontata in cinque episodi, attraverso le gesta di un uomo che ha fatto storia, e che tuttora scalda il cuore del pubblico italiano di cui è stato simbolo per quindici anni ed oltre.
La giovane e “sfortunata” generazione che ha conosciuto solo le ridondanze di questo pezzo del cinema, ora è pronta a colmare il debito storico e a conoscere la storia dello Stallone italiano, non mediante una semplice visione anonima dei fatti, bensì calandosi in un’esperienza interattiva influendo direttamente nella sua scalata al successo.
Un’inedita espressione del cinema odierno? Assolutamente no, basterà vincere la pigrizia, alzarsi ed inserire Rocky Legends nella vostra Ps2.

Primo Round
Cominciamo subito col dire che il titolo giunge nelle nostre mani senza le pretese di rivoluzionare il modo di concepire la boxe virtuale, pianificando un’ottima alchimia delle cose buone e meno buone, mutuate dal predecessore Rocky, e di alcune aggiunte importanti.
La prima nota lieta che merita di essere menzionata è la grande presentazione che fa capolino a tutto il gioco: essa ci appare nella forma e nel taglio prettamente cinematografico come fosse un vero e proprio trailer da grande sala, accorpato a sezioni di gioco e armonizzato dall’ampolloso risuonare delle note di “Gonna fly now”, canzone che risulterà nel tempo pesante e seccante per via di un utilizzo incontrollato, d’altronde si sa le cose sono tanto più piacevoli quanto più conservano il loro carattere d’eccezione.
Dopo essersi gustati la splendida introduzione ecco la prima scelta e il primo rammarico; tra le lingue selezionabili manca l’italiano, una tegola in testa per chi non vantando conoscenze poliglotte non potrà vivere o rivivere le sequenze dialogate che si avvicendano nella modalità carriera (tra l’altro sprovviste anche di sottotitoli). Questa modalità di gioco, ereditata direttamente dal precedente Rocky di Ubisoft, presenta l’interessante variante di poter decidere con quale personaggio iniziare la carriera pugilistica: Rocky Balboa, Apollo Creed, Ivan Drago (“Ti spiezzo in due”) e Clubber Lang (Mr. T) saranno sottoposti a vaglio.
Ogni personaggio avrà un inizio differente, ad esempio Rocky si farà notare dal coach Mickey in seguito ad uno scontro mentre Clubber Lang risolverà una disputa nata tra le fredde mura di un carcere con un match, cosa che diverrà la sua ragion d’esistere una volta uscito fuori.
Speculari divergenze filmate si ritrovano alla fine della scalata della classifica mondiale, visibile al termine del primo incontro. I combattenti avranno poi uno stile diverso, ma equipollente se confrontato con parametri uguali, e se non fosse per alcuni preziosismi estetici, allenamenti specifici, presi direttamente dal film e riprodotti con zelante fedeltà, e le canzoni d’apertura personalizzate sembrerebbe veramente di lottare sempre con il medesimo personaggio. Tuttavia curve di apprendimento differenti mascherano bene queste pecche, ma è sempre vero che le differenze sono presto esaurite.
Procedendo in un discorso univoco e nello stesso tempo polivalente, legato a Rocky, andiamo a spiegare come si sbroglia la volata al successo del campione nostrano. Dopo ogni incontro ci verrà resa nota la nostra posizione aggiornata nella world-chart; avremo la possibilità di sfidare a scelta uno dei tre avversari piazzati sopra di noi, ma bisognerà prestare attenzione ai vari dati suggeriti dalla schermata, che ci istruiscono riguardo le caratteristiche dei vari pugili, e soprattutto il tempo che ci divide dall’incontro, in quanto da ciò dipenderà il numero di allenamenti che ci sarò concesso fare (es. 2 mesi, 2 allenamenti).
Questa componente logistica è di grande rilievo, in quanto bruciare le tappe ci renderà impreparati ad affrontare i combattenti posizionati sui gradini alti della rampa del successo.

Secondo Round
Dopo aver fatto una buona pretattica, vediamo di entrare nel vivo del gioco, cementato su ottimi scontri che riescono a proporre una misurata coesione di elementi arcade e simulativi.
Di primo acchito il gameplay risulta arcigno e legnoso, e lo rimarrà fino a che non riuscirete a prendere confidenza e sintetizzare l’ampio campionario di mosse, diversamente ciò creerà un’insanabile insofferenza nei confronti del titolo. Sommariamente i tasti triangolo e quadrato sono adibiti all’offensiva alta, mentre cerchio e croce permetteranno di effettuare colpi assestati sulla parte inferiore del tronco; in combinazione con i tasti direzionali e dorsali (R1) avremo la facoltà di sferrare ganci, crochet singoli o doppi, impatti ravvicinati, dritti bassi che eludono la guardia e che forniscono la possibilità di fracassare mascelle con montanti precisi e potenti.
Tutto ciò, accompagnato dal raziocinio che ci porterà sempre a cercare di colpire la parte più vulnerabile, ovvero quella non protetta, e di cedere opportunamente alla prudenza della difesa, renderà la vita difficile ad ogni nostro contendente; altra possibile soluzione, vibrarsi follemente senza paura di darle o prenderle, una tecnica che però mostrerà tutte le sue lacune nelle fasi avanzate del gioco. Caricare con impeto agonistico il nostro avversario farà nel contempo aumentare il tasso di gradimento del pubblico che si schiererà unanime a tifare e a gridare il nome del nostro alter ego, a sua volta ciò alimenterà la sua determinazione rendendo gli attacchi più veementi ed efficaci. Contrariamente dovremo subire il peso di nerborute braccia su di noi, distese sull’onda dell’entusiasmo scaturito dal fanatismo della platea, ora contro di noi.
Durante l’incontro potremo mandare in confusione il nostro avversario; ciò ci darà tempo per collaudare l’efficacia di una altra intrigante novità: i supercolpi in pieno stile arcade. Questi variano da personaggio a personaggio (anche quelli secondari) e se il tifo sarà dalla nostra parte si svilupperanno in serie micidiali che costringeranno, quasi sempre, l’avversario al tappeto.
Qualora la nostra barra d’energia sia sufficientemente bassa, apparirà sullo schermo la scritta “Fury” e anche qui, se riusciremo a colmare la barra del tifo, l’inciso si infiammerà e potremo scaricare colpi su colpi, con elettrizzante vitalità. Prima si era voluto precisare l’importanza degli allenamenti che si presentano sottoforma di piacevoli minigiochi.
A disposizione del videogiocatore vi sono altre modalità: l’intramontabile soluzione multiplayer a due giocatori, orfana di un’opzione per l’on-line, in un periodo dove la sua presenza arriva a fare la differenza; una sezione di scontri combinati (“Knockout Tournament”); la possibilità di fare pratica e allenamenti. Ravvisiamo la presenza di un negozio dove utilizzare i soldi ricavati da ogni vittoria, tra le chicche sbloccabili citiamo Tommy Gun, Paulie che a petto nudo mostrerà la sagoma di una canottiera, superstite di calde giornate estive, alcune arene, una simpatica caccia alle galline ripresa dalle fatiche montane di Rocky IV, che rientrerà nell’elenco degli allenamenti disponibili; encomiabile, infine, l’aggiunta di musiche e trailer dei vari Rocky, usufruibuli nella sezione “Extras”.

Terzo Round
Il titolo tecnicamente si presenta su buoni livelli, modelli poligonali solidi e compatti fanno fronte a textures non proprio esaltanti, che perdono di definizione in lontananza. Gli ambienti slavati e pallidi si uniformano ad un pubblico imbarazzante e stinto, reiterato nei limitati movimenti.
Senza far uso della lente d’ingrandimento riusciamo a trovare anche qualche pregio nella riproduzione dei ring, sebbene se le corde sembrino tutto fuorché elastiche.
I personaggi, come detto, sono ben riprodotti, anche se lungi dall’imitare la fisicità dei personaggi di altri giochi di lotta come il Wrestling della THQ.
I replay sono apprezzabili e molto cinematografici, e portano prova, mediante poderose zoomate sulle facce livide e sanguinanti, dei danni provocati dai nostri uppercut.

Quarto Round
Il reparto musicale del prodotto in questione è di fattura altalenante.
All’adrenalinica e abusata main theme, si scontrano alcune scelte biasimabili, ma che rientrano nell’alveo dell’opinabilità. In primo luogo mi sento di condannare le singolari presentazioni che accompagnano ogni personaggio, che disfano quell’atmosfera agonistica, con musiche futili e inopportune. A recar danno al reparto un tifo scialbo e poco coreografico; le cose migliori le fanno indubbiamente le vecchie musiche originali (sentire “Gonna Fly now” incalzare mentre infuriate contro l’avversario non ha prezzo), che potrete riascoltare a vostro piacimento nell’apposita sezione Juke Box.
Dulcis in fundo la longevità, che si attesta su buoni livelli.


– L’emozione di guidare Rocky
– Gameplay vetusto ma solido
– Sonoro epocale…


– …ma il troppo stroppia, sempre e comunque
– Tecnicamente non all’altezza dei canoni attuali


7.5

Rocky Legends non rischia il k.o. in nessuno dei “round” descritti, anzi si eleva a miglior esponente del genere, effettivamente poco conteso, ma in ogni modo capace di sfruttare a dovere le licenze offerte. Il gioco si sviluppa su un canovaccio sperimentato e collaudato.
Si rimane piacevolmente soddisfatti nell’apprezzare un gioco che ricalca sommariamente la storia dello stallone italiano ma che non esaurisce tutte le potenzialità derivate da un personaggio come Rocky.
Sicuramente gli amatori della saga non si lasceranno irretire dai difetti che questo sequel è riuscito solo in parte ad eliminare, mentre per gli altri è consigliata un’attenta analisi delle proprie preferenze e delle proprie capacità econimiche, in quanto potrebbero incappare in un doppio rammarico.