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Kingdom Come: Deliverance

By |dicembre 11th, 2017|Categorie: SPECIALI|Tags: |

Kingdom Come Deliverance è uno dei titoli più interessanti fra quelli in uscita a inizio 2018, questo perchè nasce con l’obiettivo di inserirsi in un genere molto particolare di cui potremmo definirlo il capostipite, ovvero quello di gioco di Ruolo storico. Pochissimi infatti nel panorama di questo medium decisero di contestualizzare la propria epopea videoludica all’interno di un mondo completamente privo di qualsivoglia magia o elemento più o meno fantasy, affidandosi completamente ad avvenimenti, personaggi e descrizioni reperite all’interno dei libri di storia. Non solo, perchè all’interno di questo particolare contesto, i ragazzi di Warhorse Studios hanno voluto sceneggiare un’avventura che raccontasse di re e di battaglie, ma visti dagli occhi del figlio di un fabbro, senza che proprio questi o le grandi questioni nazionali fossero il fulcro del gioco. Immaginatevi una vita umile al servizio della Storia.
Strutturalmente poi, con Kingdom Come Deliverance ci troviamo di fronte a un titolo che, a partire dalle premesse con cui venne lanciato su KickStarter, vuole mettere in primo piano la libertà di scelta del giocatore, che può in ogni momento percorrere strade differenti per proseguire in un intreccio narrativo che però avrà sempre un solo finale.
Ribadito quindi con quali basi abbiamo ancora una volta avvicinato il titolo, vi raccontiamo la build provata qualche giorno fa, finalmente esplicativa di una nuova sessione di gioco, che non fosse l’incipit o la battaglia di poco seguente.

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In questa sessione di prova ci è stato concesso l’accesso a 3 save files differenti: il primo che ci ha condotto in un capitolo introduttivo dell’avventura dove saremo iniziati al combattimento con le armi da taglio e l’arco, il secondo che ci ha messo alla prova in una battaglia articolata divisa in più fasi e e infine il terzo che ci ha portati dritti all’interno di un monastero per mettere alla prova le nostre abilità stealth e di dialettica.
La prima sessione di gioco si colloca sostanzialmente dopo il tentativo del nostro di recuperare la spada persa proprio all’inizio dell’avventura, dopo l’attacco dei banditi al proprio villaggio. Salvati da una donna, dovremo convincere il nostro signore che siamo pronti e a prestargli servizio nonostante i nostri umili natali. Questi non ci hanno permesso di apprendere l’arte della spada, che dunque ci verrà insegnata in questa sede per prepararci al futuro. Scopriamo così tutte le finezze di un combat-system che in passato per quanto anticipato da brevi tutorial non ci aveva mai realmente appassionato. Ce ne sono a bizzeffe sia per parare i colpi, sia per schivarli, ma anche per menarne a volontà. I concetti cardine sono sicuramente il tempismo, il continuo posizionamento e il repentino cambio di direzione dei fendenti per rendere i colpi imprevedibili, tutto mantenendo un occhio alla barra della stamina destinata a scendere sempre più velocemente del previsto. Una volta appresi, tutto diventa più chiaro e divertente, anche se purtroppo la resa 1vs1 è ben diversa da quella che avremo nel corso delle battaglie vere e proprie, nel bene e nel male. Poco dopo abbiamo potuto mettere le mani sull’arco, un’arma molto forte quanto difficile da padroneggiare: un colpo può uccidere l’avversario ma non ha alcun tipo di mirino ed è nostra premura essere rapidi, mentre la stamina cala vertiginosamente.

Comprese queste basi, e il fatto che non avremmo mai potuto padroneggiarle nel giro di qualche ora, tra una contesa con un giovane signore e qualche scambio di battute medievale, ci siamo portati al secondo save-file, più guidato e incalzante del primo: proprio all’inizio di una vera battaglia. Ci è stato fin da subito spiegato che ci sono diversi modi per affrontare questa sezione, avvelenando le riserve di cibo e rendendo i nemici più deboli, sgattaiolando per un sentiero impervio cercando di sabotare l’avversario oppure avanzando centralmente con il resto dell’esercito. L’approccio è veramente variegato e, nel nostro caso abbiamo preferito l’assalto diretto. Gli scontri si sono susseguiti senza sosta, con nemici che perivano facilmente sotto i colpi incrociati delle spade. Nel combattimento multiplo c’è infatti l’incapacità di pararsi da colpi che provengono da un’altra persona che non sia quella mirata, se non spostandosi con la schivata, il che rende tutto molto più semplice in fase offensiva se assistiti, ma anche molto più complesso in quella difensiva. Un quadro, sì, realistico ma che non si presta sempre alle dinamiche videoludiche a cui il gioco deve comunque sottostare.
In generale abbiamo comunque apprezzato il capitolo, perchè la resa concitata della scena abbinata al cambio di ritmo del gioco in seguito alla moltitudine di dialoghi imprimono un dinamismo che, parimenti a quanto accade in un libro, genera un ottimo contrasto.

Monaci sotto copertura

Relativamente alla parte di dialoghi, non possiamo che rifarci al terzo e ultimo dei save files disponibili, che inizia con il nostro approdo in un monastero benedettino, all’interno del quale, sotto copertura, dobbiamo scoprire un assassino che si cela dietro alle vesti da monaco e ucciderlo. Anche qui i modi per risolvere la missione sono molteplici: c’è chi ha preferito uscire dal monastero, recuperare le armi e fare una strage; chi invece ha optato per una mimetizzazione totale, seguendo alla perfezione le indicazioni della Regola, chiedendo ai monaci informazioni, incastrandole in un finto interesse nei confronti nelle immenenti elezioni del priore; chi infine ha preferito camuffarsi solo all’apparenza per poi sgattaiolare nel monastero durante le pause, prendendo parte alle attività illecite che si svolgono nei sotterranei e così via. Indipendentemente dalla scelta, tutto tende a svolgersi con una lentezza propria del realismo, con tempi e passaggi, che per quanto aiutati dalla possibilità di spostare il tempo avanti a piacimento, richiedono pazienza e immersione per essere apprezzati a dovere: Kindgom Come Deliverance non è un gioco per tutti. I più precipitosi troveranno sicuramente molte difficoltà ad accettare un impianto narrativo e strutturale con tali caratteristiche.
Decidendo come approcciare le diverse situazioni che ci si trova innanzi, si vanno a migliorare parametri e statistiche del giocatore, nella stessa maniera in cui poteva avvenire in Skyrim per capirsi, per cui non avremo bisogno di dedicare tempo a come spendere i punti esperienza, perchè sarà direttamente il nostro modo di gioco a svolgere questo compito per noi.

Tecnicamente, Kingdom Come Deliverance mette in mostra un CryEngine imponente, nonostante ce ne siano state confermate le luci e le ombre nella fase di sviluppo dal PR Manager di Warhorse in persona. Su PC il risultato è eccellente quando si tratta di paesaggi e riprese d’ambiente (alcune davvero incredibili), invece nelle situazioni più ravvicinate, pur mantenendo uno standard visivo veramente elevato, si denota qualche piccola imprecisione, soprattutto nelle animazioni. In ogni caso l’evoluzione dalla prima volta in cui abbiamo visto il gioco è incredibile e ora si percepisce l’imminente completamento dell’ultima fase di bugtesting. Musicalmente parlando le riproduzioni orchestrali rendono magnificamente nel contesto storico in cui sono racchiuse e possono davvero accrescere il fattore immersione oltre quanto preventivato.







La Boemia del 1403 è il setting perfetto per Kingdom Come Deliverance: un gioco che vuole raccontare la Storia con il dettaglio e il realismo di un manuale, ma con il coinvolgimento e l’impatto grafico di un videogioco che vive sulle basi di un gameplay ragionato e coerente.
Va da sè che il risultato è tanto complesso e lento, quanto appagante e coinvolgente, a patto di volerne scoprire tutte le possibili sfaccettature. Per l’appuntamento definitivo con il gioco vi rimandiamo oramai all’uscita prevista per il 13 febbraio 2018.

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