Recensione 4 min

Goldeneye: Al servizio del male

Dal Bene al Male
Hunter ex-agente 00 espulso dal MI6, è reclutato da Golfinger nella guerra con Dr No per il controllo delle attività malavitose. In uno scontro con il Dr No (spiegato male nella missione introduttiva) Hunter perderà un occhio, ma Golfinger gli farà dono di una protesi in oro, da cui il nome Goldeneye, quindi, il titolo non ha nulla a che fare con il film omonimo. Nella guerra aperta contro il Dr No ci troveremo a combattere con e contro le vecchie conoscenze come Oddijob, Xenia Onatopp, Pussy Galore, Scaramanga il tutto movendoci in location ispirate al film come Fort Knox, la fortezza del Dr No ai caraibi ecc…

Genere:
sparatutto
Data di uscita:
Sviluppatore:
Electronic Arts Los Angeles
Distributore:
EA

Goldeneye full optional !
L’occhio bionico impiantato al nostro eroe ha diverse abilità ipertecnologiche che sono aggiornate con il superamento di diverse missioni. L’aggiornamento consta di una serie di dispositivi che ci rendono più semplice la riuscita delle missioni.
Avremo così una visione IRM, in altre parole, un microsistema di risonanza magnetica che ci permette di individuare la posizione dei nemici in un raggio di venti metri, dietro qualsiasi cosa loro siano nascosti. L’estensione è limitata, ma in ogni caso, resta una risorsa utile cui attingere spesso, la possibilità di metterci al riparo dal fuoco nemico e allo stesso tempo vedere i loro spostamenti ci permetterà un minimo di strategia almeno su come coglierli alla sprovvista.
Lo scudo energetico è in grado di deflettere la traiettoria dei proiettili nemici, oppure è utile per mettere ko gli avversari in un corpo a corpo. Potere utilissimo negli spazi ristretti, oppure per attraversare le file di nemici senza subire gravi danni, per correre nel riparo più vicino.
Unica pecca non dura molto, quindi bisogna correre senza fermarsi troppo.
Il campo magnetico ci permetterà di sollevare i nemici e scagliarli contro muri o contro gli altri avversari magari per uno strike!
Infine l’Hacking elettromagnetico serve per attivare a distanza dei dispositivi elettrici come degli interruttori, o, interferire con i circuiti elettronici delle armi nemiche inceppandole per breve tempo.

Lo stile classico non tramonta mai…
Il nostro titolo si presenta come un FPS nello stile più classico del genere, avanzeremo, semplicemente, in linea retta nelle otto missioni che compongono il gioco, e che, prevedono il completamento di semplici obiettivi quali individuazione, distruzione o attivazione di questo o quel macchinario. La linearità degli ambienti di gioco, porta a pensare, ad un level design che non ha mosso un passo per stare in linea coi tempi. Le ambientazioni lineari prive di azione, non molto estese, dove si alternano spazi aperti a chiusi con un design povero, squadrato, poco animato con colori spenti, nel quale si muovono tanti personaggi in tuta mimetica senza alcuna differenziazione, sembrano tutti dei cloni, l’unica differenza è nell’armamentario e nella resistenza di alcune armature che ci portano a capire chi sarà quello più duro da abbattere. In questo caso allora bisogna tenere sotto controllo sia la nostra energia vitale sia quella dell’occhio. Niente paura, non dovremmo andare in giro per i livelli a cercare bevante salute o medikit vari, basterà solo nascondersi, o, non utilizzare per qualche secondo i poteri, che magicamente torneremo in piena salute…
Le nostre abilità speciali, così interessanti e piene d’aspettativa, ricoprono in realtà un ruolo secondario nel gameplay, al punto da essere totalmente ignorate in favore di una ben più rapida raffica di proiettili. Uniamo poi la fastidiosa gestione della mira e del puntamento, nel gioco sono disponibili due impostazioni per la mira: libera e automatica. La prima è molto imprecisa, tanto da essere poco usata e forse anche il giocatore più paziente passarà al sistema di mira automatico.
Da segnalare la lacunosa intelligenza dei nostri avversari, si potrebbe definirli come se spinti da manie suicide, tanto da spingersi ad uscire dai loro ripari per corrervi incontro, senza sapere cosa fare, oppure, sorpresi dal vostro arrivo corrono a nascondersi dietro barili esplosivi. Tali mancanze tendono a far appiattire l’azione e tutti gli scontri sembrano assomigliarsi tra loro. La promessa fatta dalla EA di nemici capaci di tendere imboscate, assalti in gruppi coordinati è svanita come una bolla di sapone…
Da menzionare anche l’assenza di salvataggi nel corso della missione, rendendo ancora più estenuante l’avventura, il dover ripetere un livello intero dopo aver spento la console non ci rende molto felici e a volte lo sconforto la fa da padrone. I checkpoint, disponibili durante la stessa partita, compaiono sporadicamente e costringono, lo stesso, a ripetere interi confronti se non si riesce ad arrivare per tempo. Il multiplayer è forse l’aspetto più interessante, le possibilità di gioco sono piuttosto varie e le modalità più stimolanti sono: l’opzione team showdown ovvero mettere su una propria squadra per uccidere il team avversario. L’opzione countdown prevede la difesa di una postazione dagli attacchi nemici entro un determinato tempo. La modalità domination ha come obiettivo quello di occupare il più alto numero di punti strategici. Scegliendo il tug-o-war siamo costretti a portare nel minor tempo possibile una piccola bomba. Degno di nota è, anche, il comparto audio, la colonna sonora, curata da Paul Oakenfold (noto per essersi occupato di Matrix Reloaded e The Bourne Identity), è indovinata, e sostiene il ritmo dell’azione. Gli effetti sonori come le esplosioni, gli spari o i suoni di fondo sono riprodotti abbastanza bene.
Nelle prime missioni ci sentiremo sicuramente coinvolti e fiduciosi sullo svolgersi dell’azione grazie ai poteri dell’occhio, o perchè stimolati dall’utilizzo di due armi in contemporanea con in più una vasta scelta di combinazioni, l’aggiunta, poi, di sessioni che si alternano tra scontri corpo a corpo a quelli da cecchino, ci portano a pensare che l’azione sia dietro l’angolo, al contrario, invece si presenta una cocente delusione, il brillante miscuglio d’opportunità si spegne inesorabile lasciando il posto a frammenti di buone idee ferme allo stato nascente.

– Multiplayer stimolante
– Vasto arsenale di armi
– Buon sonoro

– Combattimenti ripetitivi
– Grafica poco curata
– Modalità in singolo poco eccitante

5.5

Concludendo Goldeneye è uno sparatutto approssimativo, con una realizzazione tecnica al di sotto degli standard. Ispirato solo nel nome al noto film di James Bond, presenta una trama poco coinvolgente e dispersiva, la giocabilità ci riporta indietro di qualche anno, l’intelligenza artificiale è ai minimi termini. Le idee brillanti proposte prima dell’uscita, quindi, sono risultate deludenti, tanto da essere distante anni luce dal precedente episodio. La votazione finale rappresenta un compromesso tra la versione per XBox, sulla quale a causa delle gradi uscite di questi ultimi tempi il metro di paragone è troppo alto, e quelle per Playstation2 e Gamecube, dove Goldeneye potrebbe anche soddisfare i fan disperatamete alla rcerca di fps, a patto che si accontentino di un titolo che propone un impianto di gioco scontato.