Battle Engine Aquila

A cura di Matty - 23 Febbraio 2003 - 0:00

I can fly like a bird in the sky…
Quello di librarsi come un’aquila è sempre stato un sogno comune a tutti i bambini, nonostante fosse parecchio difficile da realizzare, anche in una società tecnicamente avanzata come la nostra.
Ma ecco che proprio la tecnologia ci viene in aiuto, per soddisfare il desiderio di molti fanciulli, che forse però con il termine “aquila” avrebbero voluto intendere qualcosa di differente da un robot trasformabile.
Ma non importa. Signore e signori, mamme e papà di tutto il mondo, è giunta l’ora di acquistare una Ps2: vostro figlio potrà, finalmente, volare. Come un’aquila. Virtualmente, sia chiaro.

La storia
In quel di Allium, pianeta in cui l’innalzamento del livello del mare ha provocato disastri, sarete chiamati a condurre verso la vittoria il popolo dei Forseti contro quello dei Muspell, con lo scopo finale di conquistare la maggior parte possibile di territorio abitabile. Allium, infatti, è ormai ridotto ad un misero arcipelago di isolotti. Tutto il resto… è acqua. Una lotta per la sopravvivenza, dunque, che si preannuncia essere dura e combattuta.
Battle Engine Aquila, nato dalle menti dei programmatori di Lost Toys sotto marchio Atari, vi proporrà di combattere sanguinose guerre al comando di un versatile mech, potente e ben armato. L’Aquila, appunto.
Un robot che, tuttavia, nonostante la sua indiscutibile dotazione a livello militare, non è perfetto. Un po’ come l’eroe omerico Achille, anche l’Aquila ha il suo “tallone”, infatti non è in grado di nuotare. Semplicemente toccando l’acqua la missione in corso terminerà irrimediabilmente e sarete costretti a ripeterla. Altro punto debole del mech è che non può volare per un infinito arco di tempo, ma è costretto a tornare a terra prima che la barra di energia si azzeri, pena un fortunoso atterraggio. Al suolo, l’Aquila può infatti “ricaricare le batterie” per prepararsi ad un altro volo altrimenti non possibile.
Lo sappiamo: nessuno è perfetto…
Per carità, il Mezzo d’Assalto si prende la rivincita in quanto ad armi: avanzando nel gioco godrete di un armamento di tutto rispetto, provare per credere.

It’s Winter
I veri talenti, si sa, si scoprono da capacità innate, ma che si riescono a percepire negli eventi più comuni. Ed è nei panni di un vero talento del mondo delle corse che vi troverete a comandare l’Aquila. Impersonerete Hawk Winter, un novellino in quanto a combattimenti, ma un vero esperto di navicelle, nonché un uomo che sa tirare fuori il massimo da un qualunque mezzo del quale si trovi alla guida.
Hawk dovrà cercare in tutti i modi di soddisfare le aspettative del capo dell’esercito dei Forseti, dimostrando direttamente sul campo di possedere doti quali coraggio, forza d’animo e anche un po’ di faccia tosta.

Presentazione
Il videogame targato Lost Toys si presenta egregiamente, con un video introduttivo sufficientemente frenetico ed avvincente, ma soprattutto con dei menù che colpiscono in modo particolare: intuitivi, colorati e dal design futuristico. Questo insieme di fattori contribuirà sicuramente a farvi toccare ancora più con mano l’atmosfera del prodotto Atari.

Giocabilità
Il concetto che sta alla base di Battle Engine Aquila è tanto semplice quanto già visto: vostro compito sarà quello di sparare, volando, di livello in livello. In alcune missioni sarete aiutati dai vostri compagni di squadra, mentre in altre dovrete cavarvela da soli, ma sempre con lo stesso obiettivo: abbattere il nemico. L’azione di gioco risulterà pertanto ripetitiva e, alla lunga, piuttosto banale e stancante.
Una nota di merito va data, tuttavia, al metodo di controllo, capace di sfruttare al meglio la disposizione dei tasti del Dual Shock 2. In particolare, con R1 e R2 si spara, con L1 e L2 si selezionano le due armi disponibili, con Quadrato si attua la trasformazione dell’Aquila (ovvero si decide se prendere il volo o atterrare), con X si attivano i freni posteriori, con le leve analogiche ci si muove e si ruota la visuale, mentre con le frecce direzionali si aumenta o diminuisce lo zoom.
Inoltre, notevole è lo sforzo profuso dai programmatori nella creazione dei pannelli di controllo dell’Aquila, dal sistema di puntamento, fino al radar (molto intuitivo da utilizzare).
Nel caso in cui non doveste riuscire a padroneggiare tali apparecchiature, sappiate che avrete comunque l’aiuto del vostro comandante, che ne approfitterà, di tanto in tanto, per spronarvi ad annientare tutto e tutti.
Particolarità del titolo (e, volendo, si può parlare di piccola innovazione) è che i nemici non ancora distrutti negli scenari precedenti vi si pareranno contro in quelli a venire. Prestate quindi molta attenzione a fare piazza pulita, sempre!

Num vita longa est?
Parlando di longevità continuano le note dolenti. Nonostante più di 20 missioni sembrino poter bastare (perlomeno di primo acchito), ad un’analisi più attenta e completa si evince l’esatto contrario.
Ciascuna di esse ha una durata molto breve, tanto che per alcune vi basteranno appena 5 minuti. “Decisamente insufficiente”. E’ questo che ho pensato subito.
Ma mi sbagliavo: a salvare la faccia al settore longevità intervengono i numerosi extra che si sbloccheranno con prestazioni di rilievo in determinate missioni. Comportatevi bene in un certo frangente di gioco ed otterrete delle particolari notizie su armi, personaggi e quant’altro sia presente su Allium. Una sorta di “gioco nel gioco”, che aumenta il basso livello sfida altrimenti offerto.

E… la tecnica?
Graficamente, il titolo non fa certo faville, ma si limita a compiere il proprio dovere. Le isole nelle quali vi troverete a combattere sono formate da un numero sufficiente di poligoni e mostrano un buon livello di dettaglio globale. A deludere sono invece le texture degli elementi che fanno da sfondo alle scene di guerra, dalle strutture fino alle unità nemiche, apparendo troppo sfuocate e mai del tutto ben definite.
Su PlayStation2 si è visto di meglio, ma un engine grafico non completamente ottimizzato è sicuramente l’ultimo di una serie di problemi (più o meno grandi) che affliggono Battle Engine Aquila.
Oltre a questo, c’è da dire che era plausibile trovarsi di fronte ad un motore 3d non proprio perfetto, essendo il titolo in questione multipiattaforma (è infatti disponibile anche per Xbox).
Sia chiaro, l’aspetto grafico del gioco è comunque nella media e riesce nell’intento di catturare l’utente nel bel mezzo dell’azione, nonostante vi siano cali di frame-rate abbastanza frequenti anche in situazioni non proprio concitate.
Anche l’aspetto sonoro è abbastanza altalenante: se difatti le esplosioni rendono alla perfezione ed aumentano il senso di soddisfazione che si prova nel distruggere le navicelle avverse, non si può parlare in modo molto positivo del doppiaggio.
Nelle scene di intermezzo tra un livello e l’altro, le parole pronunciate dai personaggi mancano di sincronizzazione con il labiale e risultano inoltre poco verosimili, a causa di quello che a mio parere è uno scarso lavoro di immedesimazione effettuato dai doppiatori.


– Buona trama
– E’ lei, l’Aquila


– Giocabilità con qualche pecca di troppo
– Esiguo numero di missioni disponibili
– Mancanza di originalità


7

Battle Engine Aquila è un prodotto nella media, che non eccelle, ma allo stesso tempo non è nemmeno un flop. Si tratta in sostanza di un gioco capace di divertire per un determinato periodo, pur non essendo un capolavoro né dal punto di vista tecnico né da quello della giocabilità, la quale dimostra di essere minata da alcuni difetti che, se non ci fossero stati, avrebbero probabilmente innalzato in maniera rilevante la qualità del titolo.




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