Abbiamo partecipato al primo torneo in VR in Italia

By |marzo 30th, 2018|Categories: SPECIALI|Tags: |
Fan del blitzball unitevi tutti. Stiamo per raccontarvi come, in una tiepida giornata primaverile a Milano, abbiamo vestito i panni dei Besaid Aurochs e abbiamo deciso di contenderci un ambito premio con alcuni nostri colleghi delle testate concorrenti italiane. Spoiler: siamo arrivati secondi, perdendo soltanto la finale, dopo aver vinto sia la prima eliminatoria che la seconda, ma il divertimento è andato sicuramente oltre il mero concetto di vittoria o sconfitta.
Lo scorso venerdì, presso il Videogames Party di Milano, in viale Monte Nero 78, Intel ha organizzato quello che è stato il primo torneo in multiplayer in VR in Italia. Un primato importante, perché l’iniziativa targata Intel ha replicato il successo internazionale che ha ottenuto un evento del genere a Katowice, sede degli Intel Extreme Masters. Nella città polacca – dove ci siamo recati recentemente per assistere alle competizioni targate Blizzard – l’attesa per la competizione in VR era tantissima e il nostro racconto puntava a trasmettervi proprio questa sensazione di grande curiosità nei riguardi di un’avvenimento che, per la prima volta, si declinava verso la realtà virtuale.  Se però in Polonia eravamo stati spettatori passivi, stavolta a Milano abbiamo avuto modo di costruire la nostra squadra e lanciarci nell’esperienza targata Echo Arena.
Il tiro Jecht
Echo Arena, come vi avevamo già raccontato dopo la nostra tappa a Katowice, è la modalità multiplayer di Lone Echo, il titolo realizzato da Ready at Dawn, team di sviluppo che di recente è tornato alla ribalta per The Order 1886 dopo aver lavorato alle versioni portatili di God of War e di Jak & Daxter. Componendo una squadra da tre persone ci si sfida all’interno di un’arena con l’obiettivo di riuscire a segnare – sì, proprio come nella pallamano – lanciando una sorta di freesbee attraverso la porta avversaria. 
L’accostamento al blitzball è abbastanza rapido, d’altronde ci ritroviamo a nuotare nel cyberspazio, utilizzando dei propulsori che sono collegati ai nostri polsi e che ci permettono di arrivare a una velocità massima di 5km/h. Le uniche azioni che sono collegate a dei tasti sono la chiusura del pugno, per poter colpire i nostri avversari in testa e stordirli per tre secondi, e l’afferrare il disco che dovremo condurre fino al goal. Tutto il resto, quindi dal movimento fino al tiro, è fatto da attività collegate alle nostre gesture: per poter effettivamente tentare di segnare bisognerà simulare il gesto di un lancio del freesbe, come fareste se foste al parco con un amico o – per utilizzare un’immagine molto più iconica – con il vostro cane. 
La differenza è che qui dovrete cercare di infilarlo all’interno di un esagono, dinanzi al quale potrebbe esserci un avversario nel ruolo del portiere. Sfruttando i piccoli boost dei vostri propulsori, cercando di anticipare l’avversario e puntando a una strategia quantomeno funzionale all’attacco e alla difesa, dovrete fare più punti del vostro avversario: per i primi tre minuti di gara (le partite durano non più di 5 minuti) il valore di un gol è di 2 punti, mentre negli ultimi due minuti della sfida sale a 3 punti, andando ad aumentare l’ansia per il gong: non abbiamo accusato nemmeno una volta problemi di motion sickness, anche perché lo spostamento sul proprio asse avviene con dei movimenti a 45 gradi, che vi permettono di limitare tantissimo eventuali problematiche di giramento di testa. L’immersione è quindi completamente salva. 

Il miracolo dello spazio

Il contorno grafico è molto minimalista, quindi non richiede un grandissimo sforzo dal punto di vista delle texture da generare, ma allo stesso tempo bilancia questo aspetto molto minimal offrendoci una fisica incredibilmente precisa: poter usare il rimbalzo del disco sulle pareti dell’arena vi renderà dei veri e propri pro del gioco, così come provare a segnare di sponda metterà a dura prova le vostre eventuali capacità di giocatore di biliardo. Dopo un paio di minuti di prova su come muoversi nel cyberspazio ricreato da Ready at Dawn ci siamo subito trovati a nostro agio in tutte le azioni: l’unica che dovrà essere perfezionata, e per la quale vi invitiamo a fare particolare attenzione, è il contatto con l’avversario, soprattutto nel momento in cui dovrete provare a colpirli per stordirli. 
Si tratta di una pratica fondamentale, perché non solo potrete fermare un’avanzata e ripartire in contropiede, ma anche perché così facendo potreste mettere KO per qualche secondo il ricevitore e precludere all’avversario la possibilità di una triangolazione fatale per la vostra porta. Allo stesso modo ci è risultato ostico il ruolo del portiere, che d’altronde non può muoversi tanto rapidamente come avviene nella realtà: se Echo Arena, in effetti, pecca in qualcosa è proprio nella riproduzione dell’agilità, come d’altronde è logico immaginare visto che il movimento è legato a dei propulsori attaccati ai nostri polsi, quindi ai nostri controller. A proposito di questi ultimi, il torneo è avvenuto su Oculus, pertanto sfruttando dei PC con una notevole potenza di calcolo, e per l’occasione proprio processori Intel. 






Echo Arena è stata un’esperienza davvero unica, al di là di qualsiasi sensazionalismo e scevri da ogni tentativo di vendervi il concetto che la VR possa essere il futuro. Il titolo realizzato da Ready at Dawn è di ottima qualità e offre un divertimento assicurato, soprattutto grazie alla collaborazione con altri due amici all’interno della stessa squadra. L’iniziativa organizzata da Intel è stata apprezzata, ma resta da chiarire un concetto: realizzare qualcosa del genere nelle proprie abitazioni permane un utopia, sia a causa degli spazi che dei costi da sostenere. Il giorno in cui la VR diventerà molto più accessibile al grande pubblico potremo arrivare a consigliarvi un’esperienza del genere, ma fino ad allora l’unica cosa che potete fare è sperare di poter partecipare a eventi del genere per scoprire cosa la tecnologia e il videogioco potranno offrirvi nel prossimo futuro.