198X recensione | L’adolescenza negli anni ’80

Il primo episodio di 198X non parte nel migliore dei modi. Scopriamo perché nella nostra recensione.

Recensione
A cura di Domenico Musicò - 3 Luglio 2019 - 11:33

I figli degli anni ’80 sanno bene cosa significa essere cresciuti in quel periodo, e sanno anche quanto il mondo è cambiato da allora. Non era il periodo del boom tecnologico, delle distanze siderali colmate con un click, delle relazioni filtrate dalla finzione dei social, della sete di protagonismo fatta di apparenze che non corrispondono quasi mai alla realtà.

Era un’epoca di maggiore semplicità, di valori diversi, di prospettive non traviate da informazioni fallaci: ciò che non è cambiato, forse, è l’insieme di dissidi interiori che ogni persona vive durante la sua adolescenza, con modalità senz’altro differenti a seconda dei diversi contesti in cui ogni individuo si ritrova. 198X è una di quelle storie.

198X recensione

Fuga dalla Realtà

Lo diciamo sin da subito: questo primo episodio di 198X (non sappiamo quando arriveranno gli altri e quanti saranno in totale) è completamente in inglese e non ha nemmeno i sottotitoli. In nessuna lingua. Quando avvierete il gioco, potrete solo scegliere tra start e quit, mentre lo sfondo di un seminterrato che porta a una sala giochi vi ricorda che il nucleo della narrazione, in fondo, sta tutto nel potere d’evasione che i videogiochi hanno.

Tuttavia è giusto segnalarvi che chi ha già dei problemi di comprensione dei testi in inglese, potrebbe essere nettamente tagliato fuori, visto che negl’intermezzi assisterete inermi ai soliloqui del protagonista. Protagonista che è un ragazzo come tanti, costretto ad affrontare la sua crescita in un posto che gli sta troppo stretto, che lo limita, che è diventato un ammasso di strade conosciute a memoria, con una vita costituita da giornate che sembrano tutte uguali.

198X recensione

198X tuttavia non riesce a costruire una storia efficace, e questo primo episodio sembra solo un prologo incapace di stimolare il giocatore a voler scoprire quale sarà il prosieguo dell’avventura. Il motivo, oltre alla durata esigua di circa un’ora o poco più, è dovuto al fatto che il gioco sceglie di rimanere estremamente generico: seguirete infatti la storia di un ragazzo chiamato Kid, in un sobborgo chiamato Suburbia, all’interno di una città denominata City. Se a tutto ciò aggiungete una serie di brevi monologhi che tentano di creare empatia attraverso i soliti argomenti scontati e visti pressoché ovunque, ecco compreso perché 198X non riesce a bucare lo schermo nel pochissimo tempo che si concede.

Kid è un adolescente diviso tra le limitazioni dell’innocente gioventù e gli obblighi inevitabili che comporta l’inizio dell’età adulta. Lo snodo narrativo avviene nel momento in cui il protagonista (che non controllerete mai) scopre una sala giochi: a ogni gioco che prova, a ogni ostacolo e boss che supera, Kid si scopre essere sempre più forte, più sicuro, più pronto ad affrontare la vita reale. La linea tra gioco e realtà diventa sfumata, e i cinque mini capitoli lo lasciano capire in modo piuttosto evidente, col merito di offrire una varietà sempre degna di nota.

198X recensione

I Giochi dell’Adolescenza

La struttura di 198X è davvero peculiare, perché come detto qualche riga più su, non controllerete mai direttamente il protagonista del gioco. Al contrario, ciò che farete in 198X è giocare a cinque giochi di cinque generi diversi, e attraverso questi rendervi conto di come Kid cresca e acquisisca più consapevolezza di sé. Il primo mini-gioco è un picchiaduro a scorrimento sullo stile di classici come Streets of Rage o Final Fight, con nessun elemento che possa definirsi innovativo (e questo succede anche con tutti gli altri “mini-giochi”).

D’altra parte, la volontà degli svedesi Hi-Bit Studios è proprio quella di rappresentare in modo fedele il periodo d’oro degli arcade, e ad onor del vero l’omaggio diventa ancora più fulgido quando dal picchiaduro passerete allo shoot’em up in stile Gradius, con tanto di boss fight, per poi passare a quello che è una sorta di Out Run che sfuma via nel traffico della notte, fino a quando la voce di Kid non interviene di nuovo per un intermezzo decisivo, per sottolineare un passaggio importante.

198X recensione

Gli altri due mini-giochi sono un action-runner in pieno stile Shinobi e una sorta di gioco di ruolo all’interno di un labirinto. Nel penultimo caso, si nota qualche picco di difficoltà un po’ più elevato, che può portare a una lieve frustrazione prima di imparare a memoria tutti gli ostacoli da superare.

Ciascuno di questi giochi dura purtroppo un paio di livelli, e non c’è modo per avere la possibilità di andare oltre ciò che gli sviluppatori vi offrono, perché si tratta pur sempre di un titolo story driven. E questa è di fatto una grossa limitazione, come se il titolo non sia altro che uno showcase dei tempi andati, con qualche assaggio qua e là che si esaurisce in men che non si dica.

198X recensione

Graficamente 198X sfoggia una pixel art deliziosa, e non c’è neanche un momento in cui la qualità di uno dei mini-giochi va in calo. Lo stesso si può dire delle scene non giocate, sempre ispirate e inattaccabili dal punto di vista artistico. Tuttavia si tratta solo un bell’involucro, perché il problema di 198X è proprio il contenuto: sin troppo striminzito e banale per fare presa sugli utenti.

+ Omaggia l'epoca d'oro degli arcade anni '80 in modo impeccabile
+ Cinque mini-giochi che ricordano i grandi classici dell'epoca...
- ... Ma ciascuno di essi dura un paio di livelli
- Al momento la storia è banale ed estremamente generica
- La scelta di una struttura a episodi risulta essere sbagliata già sin da questo prologo

6.4

Il primo episodio di 198X è un breve prologo che non riesce a incuriosire e mette in pericolo la buona riuscita del progetto, che potrebbe accartocciarsi su stesso ancora prima di arrivare alla fine. Sebbene omaggi alla grande l’epoca d’oro dei cabinati arcade anni ’80, con cinque mini-giochi tutti ben realizzati ma dalla durata esigua,  la storia risulta essere banale ed estremamente generica: non esattamente il massimo per quello che si auto-definisce un dramma adolescenziale.




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