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1 giovane giocatore su 10 si indebita per comprare delle loot-box

Il dibattito sul fatto che le loot-box siano da considerarsi o no gioco d'azzardo è ancora aperto – e gli indizi non sono confortanti.

Il dibattito sulle loot-box è sempre più acceso che mai nel mondo dei videogiochi: la presenza di queste casse premio, che di solito è possibile ottenere spendendo una moneta virtuale acquistabile anche con denaro reale, è secondo alcuni sinonimo di gioco d’azzardo, poiché attiverebbe nei consumatori gli stessi “meccanismi” tradizionalmente intesi proprio per il gioco d’azzardo, e non per il videogioco. Sono così nati dibattiti relativi all’opportunità o meno di proporre questi contenuti, che peraltro sono presenti anche in giochi che si rivolgono a un pubblico di minorenni.

Uno studio pubblicato dalla Gambling Health Alliance e rilanciato dal sito PC Games Insider, ora, dà ulteriormente attenzione al problema: secondo quanto emerge, infatti, il 9% dei giocatori intervistati ha preso in prestito dei soldi sapendo di non poterli restituire, pur di poter acquistare delle loot-box.

Il 15% degli intervistati ha sottratto dei soldi senza chiedere permesso per comprare delle loot-box

Un dato forse anche più significativo è che il 91% degli interpellati dallo studio, che è stato condotto su giovani giocatori, ha svelato che questi ritengono effettivamente il fenomeno assimilabile al gioco d’azzardo e tre quarti di loro pensano che prestarsi alle loot-box sia dannoso per la loro salute. Inoltre, gli intervistati in tre quarti dei casi pensano che le loot-box dovrebbero essere illegali per chi non ha almeno diciotto anni.

Oltre al 9% di intervistati che ha preso dei soldi che non poteva restituire per comprare le loot-box, il 15% ha anche ammesso di aver preso dei soldi senza chiedere il permesso per acquistare delle casse premio. Per quanto piccolo sia il campione preso in analisi, spiega la Gambling Health Alliance, ci sono i segnali che evidenziano effetti simili proprio a quelli della dipendenza da gioco d’azzardo.

Mesi addietro il dibattito ha coinvolto anche la classe politica, con diversi Paesi che hanno decretato che non si tratta di gioco d’azzardo e altri che sono stati più netti nelle loro decisioni. Vedremo come evolverà la situazione in futuro, con alcuni esponenti dell’industria, come Ubisoft, che avevano spiegato che se nessuno le comprasse, le loot-box non esisterebbero.

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