Xenoblade Chronicles 2 – Torna The Golden Country

By |21/09/2018|Categories: IN EVIDENZA, RECENSIONE|Tags: |

Non è passato nemmeno un anno da quando, su queste stesse pagine, premiavamo Xenoblade Chronicles 2 con un sonoro nove su dieci, estasiati dalla sua ambizione, dal combat system e dall’impressionate mole di contenuti.

Oggi, dopo aver speso ulteriori trenta ore nel mondo ideato da Monolith Soft, siamo pronti a raccontarvi di Torna – The Golden Country, espansione stand-alone ambientata cinquecento anni prima degli accadimenti narrati nel titolo principale.

Il fatto che, oltre che in digitale, questo contenuto sia disponibile anche in versione fisica, la dice lunga sull’offerta ludica e sullo spessore del prodotto, ma per ottenere risposte a tutte le altre domande (“posso giocarlo anche se non ho mai giocato alcun titolo della serie?”, “la storia è collegata a quella di Xenoblade Chronicles 2?” “Cosa c’è in più e cosa in meno rispetto al gioco base?”), non dovete far altro che proseguire la lettura.

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La caduta di Torna

Se c’era un difetto nell’avvolgente narrativa che sorreggeva gli eventi di Xenoblade Chronicles 2, era da ricercarsi nell’oscurità del significato di certe cutscene, perlopiù ambientate diversi secoli prima della storia di Rex e Pyra, che introducevano nuove ed inquietanti domande piuttosto che rispondere a quelle preesistenti.
Oggi, mentre scorrono i titoli di coda di Torna the Golden Country, appare chiaro come il disegno del team di sceneggiatori fosse completo solamente nella sua interezza, e che questa corposa espansione è come il secondo pezzo (di due) di un puzzle in miniatura, che chiude il cerchio e riavvolge tutti i fili narrativi lasciati sospesi dal titolo principale.

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Se il team di sviluppo ha svolto un lavoro magistrale nel mantenere la plausibilità di certe scelte da parte dei personaggi e la logicità del rapporto tra cause ed effetti, quello di chi scrive è assai più ingrato, perché lo spoiler, a volersi addentrare nei dettagli della storyline che funge da colonna vertebrale degli eventi, è inevitabile, e, in questo caso ancora più odioso del solito.
Questo perché basterebbero un paio di frasi sibilline a rovinare la sorpresa tanto a coloro i quali devono ancora recuperare il colossale prodotto edito da Nintendo lo scorso anno, sia per quanti volessero entrare nel mondo di Xenoblade Chronicles 2 dalla porta secondaria, rappresentata proprio da Torna the Golden Country: prendendo luogo circa cinquecento anni prima della storia narrata del gioco base, questa espansione è, paradossalmente, un ottimo punto di ingresso per i neofiti, che ritroverebbero poi, nel prodotto finito, una serie di facce note e di situazioni di cui comprendono a pieno ogni risvolto.

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Se suoniamo criptici, è perché vogliamo esserlo: basti sapere che questo enorme contenuto scaricabile si concentra principalmente su due coppie di Ductor e i loro rispettivi Gladius, ovvero Lora e Jin e Addam e Mythra: i primi due sono, senza tema di smentita, i veri protagonisti della vicenda, ma tutti coloro che hanno portato a termine il titolo base sapranno che l’importanza della seconda coppia è centrale nell’economia della storia e del destino di Alrest.
Come per il titolo uscito lo scorso dicembre, più che l’intreccio in sé (che comunque rivela qualche twist interessante), sono le relazioni tra i personaggi (in particolare quella tra Lora e Jin) e le motivazioni degli stessi a far decollare la narrativa, creando forte empatia tra il giocatore e i protagonisti a schermo.

Sullo sfondo ci sono l’Impero Tornese, un regno più raccolto ma non meno affascinante di quello vissuto nel titolo base e una serie di momenti altamente emotivi: i toni e la scrittura sono riconducibili a quelli del prodotto dell’anno scorso, che, ad oggi, rimane uno dei tre giochi di ruolo migliori su Nintendo Switch.
Intelligenti pauca.

 

Un concentrato di Xenoblade Chronicles 2

Assecondando la minor portata e la durata inferiore rispetto al gioco principale, Monolith ha optato per una serie di piccoli cambiamenti che non vanno a modificare radicalmente il sistema di gioco, ma mirano piuttosto a velocizzarlo e snellirlo, con la sola, significativa eccezione del sistema di comunità e di quello, ad esso correlato, di Prestigio.
Ma andiamo con ordine: le novità immediatamente riconoscibili dai veterani di Xenoblade Chronicles 2 riguardano la composizione del party, adesso bloccato in uno schema che prevede tre Ductor con due Gladius non sostituibili ciascuno, e il rinnovato dinamismo delle battaglie in tempo reale, figlio della possibilità di controllare direttamente non solo il Ductor, come avveniva in passato, ma anche i suoi Gladius.

Adesso, con tempistiche scandite dalla consueta barra del tempo, il giocatore può scambiare in tempo reale il ruolo del Ductor e del Gladius, impiegando le tecniche dell’uno piuttosto che dell’altro senza differenza, godendo, nel processo, di facilitazioni come la parziale rigenerazione della barra della salute o il riempimento istantaneo delle barre delle abilità.
Più che per reale necessità (il combat system rimane, ad oggi, uno degli elementi distintivi e meglio riusciti del titolo base), questi cambiamenti ci sono sembrati figli della volontà di vivacizzare i combattimenti e minimizzare l’incredibile livello di micromanaging che Xenoblade Chronicles 2 richiedeva, con tutto ciò che ne conseguiva in merito a tempo passato nei menu.

Nel complesso, la possibilità di controllare i Gladius direttamente non aggiunge molto all’esperienza per coloro che avevano apprezzato il sistema di combattimento già nella sua prima versione, ma rende ogni scontro maggiormente dinamico, favorendo una fruizione meno passiva dell’alternarsi di attacchi e fasi in cui cambiare personaggio al volo, eventualità adesso assai più frequente.

L’intento, a monte, potrebbe essere stato quello di aprire una serie storicamente difficile da approcciare anche ai neofiti, magari incuriositi dall’ottimo riscontro di critica e pubblico che il titolo seppe ottenere dieci mesi or sono: siccome queste modifiche non tolgono nulla a quanti avessero già speso centinaia di ore ad Alrest, non possiamo che promuoverle, perché un allargamento del bacino di pubblico non potrebbe che giovare a questo franchise.

In quest’ottica, è più difficile inquadrare la scelta di includere un sistema che somiglia molto a quello dei moderni social network per tenere traccia delle missioni secondarie e di tutti gli incontri fatti durante le venti ore abbondanti di avventura: la comunità che si verrà presto a creare richiederà di essere curata come un germoglio in inverno, necessitando del completamento di una percentuale minima di incarichi opzionali per poter proseguire lungo la storyline principale.

Oltre a restituire la spiacevole sensazione di essere un pretesto per allungare il brodo (come se ce ne fosse stato bisogno, peraltro), questa limitazione rallenta il ritmo trottante del dlc in almeno due distinti momenti, e, non essendo accompagnato da un sostanziale miglioramento della qualità media delle quest opzionali, finisce con il rivelarsi un’arma a doppio taglio, probabilmente l’unica dell’intera produzione.

Coloro i quali hanno comunque speso dalle ottanta ore in su con il gioco base potrebbero non risentire più di tanto di questa scelta di game design, che si rivela comunque limitante per quanti, invece, volessero scegliere Torna the Golden Country principalmente perché non possono dedicare al medium videoludico più di un’oretta al giorno.
Per il resto, dalle fasi di esplorazione, che constano su di un Titano completamente inedito, al sistema di crescita dei personaggi, passando per le attività extra, questa espansione si gioca esattamente come il titolo di cui è un’emanazione, e questo, lo sottolineiamo una volta ancora, non può che essere un bene.

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Vademecum del DLC

L’ultima riga del precedente paragrafo condensa eccellentemente anche il discorso relativo all’aspetto tecnico e visivo della produzione: Torna the Golden Country è un more of the same del titolo originale, con il quale condivide il motore, il framerate, l’uso acceso dei colori e il tratto artistico.
Questo significa che se siete riusciti a passare sopra a qualche tentennamento del frame-rate o al calo di risoluzione cui la modalità portatile costringeva, lo farete anche in questa occasione, perché il taglio artistico è ispiratissimo ora come lo era qualche mese or sono e perché, nel complesso, il gioco riesce a colpire l’occhio al di là dei limiti tecnologici imposti dalla console ospite, di certo non la più performante sul mercato.

Ciò che ci preme sottolineare, piuttosto, è la consistenza dell’offerta ludica: per circa trenta euro, coloro i quali dovessero scegliere di acquistare il season pass avrebbero un contenuto da almeno venti ore, che possono essere facilmente portate a trenta qualora si decidesse di massimizzare il proprio livello di Prestigio.
In più, come per il gioco base, che ha però ricevuto la modalità New Game Plus in un secondo momento, Torna the Golden Country può essere rigiocato una volta completato, portando nella nuova partita molto di quanto ottenuto nella precedente: se tutti i contenuti scaricabili avessero sempre garantito cotanta abbondanza, dubitiamo che la pratica del dlc sarebbe stata malvista dall’utenza.

Ideale anche per i neofiti
Quantità di contenuti strabiliante
La narrativa riannoda fili lasciati in sospeso dal gioco base
Poche novità nel complesso
Ritmo artificialmente spezzato dal Prestigio

8.1

Torna the Golden Country è, nel contempo, un’ottima espansione di un eccellente gioco di ruolo e il punto ideale di ingresso nel mondo di Xenoblade Chronicles 2, grazie alle meccaniche semplificate e velocizzate e ad un respiro meno ampio di quello dell’avventura originale.

Le novità, alla fine della fiera, si contano sulla punta delle dita di una mano e una di queste, il sistema di Prestigio, toglie al gioco anziché aggiungere, ma, in compenso, la scrittura dei personaggi, il combat system e la ricchezza dell’offerta ludica rendono il pacchetto assolutamente consigliabile a tutti i fan di Monolith e non solo.

Per meno di trenta euro è difficile pretendere di più.