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Vengeful Guardian: Moonrider | Recensione – Come gli arcade di un tempo

Vengeful Guardian: Moonrider è il classico esempio di come i giochi del passato ritornano in auge anche in epoca moderna grazie all'amore di chi è cresciuto tra cabinati e gettoni infiniti. Ecco la nostra recensione.

Chi è cresciuto con gli action arcade di un tempo come Shinobi, Strider, Contra e i loro epigoni sa bene quali fossero le dinamiche dei giochi di un tempo ed è stato con ogni probabilità anche un assiduo frequentatore delle sale giochi. Una manciata di gettoni solitamente non bastava mai per giungere a un buon punto dell’avventura, e anche quando le console casalinghe a 16 bit lasciavano ai giocatori il tempo desiderato per arrivare ai titoli di coda, non si trattava mai di una passeggiata di salute.

Vengeful Guardian: Moonrider

Piattaforma:
LUNA, PC, PS4, PS5, SWITCH
Genere:
arcade
Data di uscita:
12 Gennaio 2023
Sviluppatore:
JoyMasher
Distributore:
The Arcade Crew

Vengeful Guardian: Moonrider è esattamente un titolo su quella falsariga:al contempo un omaggio sentito e una ideale prosecuzione di quella filosofia, che voleva arrivare dritta al punto, senza semplificazioni e figlia di un tempo in cui la sconfitta continua era una consuetudine.

Già autori di Oniken, Odallus e Blazing Chrome, i brasiliani Joymasher hanno affinato ulteriormente le loro armi e si presentano sul mercato con una nuova opera intransigente, che non vuole piegarsi a certi obblighi della modernità, dove quasi tutto deve essere alla portata di tutti per funzionare come si deve. Non ci sarà la frustrazione del game over senza poter caricare mai un salvataggio, è vero, ma vi assicuriamo che Vengeful Guardian: Moonrider non vuole andare mai troppo per il sottile.

Vengeful Guardian: Moonrider, la storia

Vengeful Guardian: Moonrider ha le schermate fisse introduttive come si vedevano nei giochi dell’epoca, e il sottoscritto che – tra le tante – si è goduto per bene anche tutta l’era del Sega Master System non può non fare un primo parallelo con Strider, che è solo uno dei giochi iconici a cui questo nuovo titolo deve molto.

Prima di scendere nel dettaglio su cosa sia esattamente Vengeful Guardian: Moonrider, è bene informarvi che la storia – che si fregia anche dei sottotitoli in italiano – parla di uno degli ultimi eroi rimasti per invertire l’infausto destino dell’umanità, ancora una volta messa alle strette da uno Stato totalitario. Le poche righe introduttive, e quelle recitate dai boss che affronterete alla fine di ogni livello, lasciano intendere chiaramente che quel mondo è stato a lungo oppresso da coloro che avevano in mente di creare dei supersoldati utili come arma per una guerra totale e senza confini.

Uno di essi, chiamato appunto Moonrider e in origine ideato per supportare militarmente lo stato totalitario, rigetta il proprio obiettivo nel momento in cui viene reso operativo, scegliendo al contrario di essere l’unica unità pronta a ribellarsi ai propri creatori e a ingaggiare una battaglia contro le altre macchine. Com’è facile immaginare, la narrazione non tracima mai oltre questi vincoli che incatenavano il genere, e resta al contrario una sorta di tappeto su cui batte il cuore pulsante dell’opera: il gameplay immediato e senza troppe sottigliezze.

Certo, di fondo rimane una storia di redenzione, forse più di vendetta per quella che pareva essere una vita già segnata per servire i più malevoli scopi altrui. Eppure, alla lunga ciò che emerge con forza di Vengeful Guardian: Moonrider sono i suoi sistemi di gioco e la sua impostazione di base, che deve tanto ai grandi classici del genere. Uno dei più lapalissiani è il rimando a Megaman (trovate la Legacy Collection 1+2 per Switch su Amazon) e alla libertà di poter scegliere quale livello affrontare per primo, fermo restando che sono degli specifici potenziamenti a facilitare sezioni altrimenti più complesse da gestire.

Se questo vale per la serie Capcom, per Vengeful Guardian: Moonrider il discorso è diverso: l’impostazione è quella, ma la verità è che non esistono potenziamenti che determinano in modo netto la buona riuscita della vostra missione. Si tratta piuttosto di un’illusione, perché anche non trovando praticamente nulla, vi basterà qualche tentativo in più per avere sempre la meglio. Due slot specifici sono adibiti a incastonare i potenziamenti extra, uno dei quali vi gioverà per trovare quelli che il vostro occhio poco attento (o la vostra fortuna) vi impedisce di individuare.

Essendo Vengeful Guardian: Moonrider molto chiaro nei propri intenti, non dovete aspettarvi novità che mirano in direzione di rivisitazioni moderne del genere. Potremmo anche dire, senza timore di essere smentiti, che in fin dei conti è un gioco che parla a gran voce al giocatore vecchia scuola, attirandolo col risveglio di tutte quelle memorie che ci si aspetterebbe di trovare da un vecchio album di ricordi. Questo significa sostanzialmente due cose: chi è abituato a quei giochi non si troverà mai bloccato e ha un buon grado di abilità; e chi conosce virtù e limiti di quelle opere ha già in mente che dovrà imparare determinate pattern di attacco per ammorbidire la curva della difficoltà.

Anche i mid-boss sono esteticamente molto ispirati.

I dolori del supersoldato

A scanso di equivoci non stiamo dicendo che si tratta esclusivamente di un titolo rivolto a una ristretta élite di giocatori molto abili, e in definitiva non potremmo nemmeno indicare Vengeful Guardian: Moonrider come uno dei titoli del genere più difficili in assoluto. Rimane mediamente impegnativo e ogni livello è solitamente composto da tre sezioni specifiche inframmezzate da mid-boss e concluse da uno dei generali che rappresenta sulla carta l’ostacolo più complicato da superare.

Uno volta fatti fuori, oltre a ottenere i loro attacchi speciali, riceverete una valutazione alfabetica della vostra prestazione che può essere migliorata in qualunque momento lo vogliate. La rigiocabilità di Vengeful Guardian: Moonrider non è stabilita solo dal fattore sfida contro voi stessi, ma anche dal fatto che alla fine dei livelli vi renderete conto di quanti oggetti speciali (che sono in sostanza i potenziamenti da scegliere prima di premere start) avrete lasciato alle vostre spalle.

Gli stage sono pochi, va ammesso, e tutto sommato si tratta di un gioco completabile in una manciata di ore e senza troppi patemi d’animo.  Va tuttavia aggiunto che prendere sottogamba le sessioni di gioco significherà sempre fare una brutta fine. D’altra parte Vengeful Guardian: Moonrider è action arcade che incorpora al suo interno anche sezioni platform, pertanto non sono rari i casi in cui dovrete sia prestare attenzione a dove atterrerete, sia a come attaccherete e difenderete. Quando diverrà realtà questa confluenza di generi, Vengeful Guardian: Moonrider si farà un po’ più arduo, ma tutto sommato sono momenti relegati alle sole boss fight.

Il vostro protagonista può esibirsi in un colpo semplice che può diventare una combo con tre fendenti rapidi di fila, un salto semplice, la scalata verticale saltando velocemente da una parete all’altra come si confà ai ninja, l’attacco dall’alto che risulta vitale contro determinati avversari (lo imparerete a vostre spese più di una volta), e una mossa speciale che consuma la barra apposita sempre ben visibile accanto a quella della salute.

La grande fluidità e la risposta rapida dei comandi non lascia spazio a problematiche, ma al contrario siamo di fronte a un gioco che è ottimamente calibrato in tutte le sue componenti e che in ultima battuta si incunea in quel solco che, nonostante gli anni passati, resta ancora ben visibile e piuttosto battuto anche in epoca moderna.

Versione recensita: PC 

8,0

Vengeful Guardian: Moonrider

Piattaforme: luna, pc, ps4, ps5, switch
Vengeful Guardian: Moonrider farà contenti molti nostalgici, molti ultratentenni (e oltre) che hanno passato i loro pomeriggi in sala giochi e davanti alle console a 16-bit, provando quell'ultima partita che avrebbe potuto far raggiungere loro nuovi traguardi, nuovi livelli e magari il tanto agognato finale. Action arcade puro e dritto al punto, quello dei brasiliani Joymasher è un titolo che dimostra come la software house abbia col tempo affinato sempre più le proprie capacità, specializzandosi in opere di genere di stampo retrò.

Pro

  • Mediamente impegnativo, come i giochi di quell'epoca
  • Struttura con livelli a libero accesso...
  • Soddisfacente pad alla mano, senza singhiozzi e con una difficoltà ben calcolata

Contro

  • ... Ma resta solo una strizzata d'occhio a Megaman e non una reale scelta di design a monte
  • Certamente intenso, ma anche sin troppo breve
8,0