The Walking Dead: L’Ultima Stagione: Take Us Back, recensione

Si conclude la storia di Clementine, tra momenti molto emozionanti e altri non così riusciti.

Siamo arrivati, con non poca fatica, all’ultima recensione legata a The Walking Dead: L’Ultima Stagione. Una serie che, dopo il grandissimo exploit della prima stagione, ha continuato la storia di Clementine tra alti e bassi, scelte discutibili e momenti piacevoli. Il compito di chiudere l’arco narrativo iniziato nel 2011 probabilmente non poteva capitare in un momento peggiore, viste le ben note vicissitudini di Telltale, l’entrata in scena di Skybound e i conseguenti problemi di sviluppo.

Spoiler Alert! La recensione contiene riferimenti ai precedenti episodi della stagione. Se non volete informazioni a riguardo evitate di proseguire nella lettura. 

Detto questo, è tempo di capire se l’atto finale, chiamato Take Us Back, riesce a dare un epilogo credibile alla storia di quello che, in ogni caso, è uno dei personaggi videoludici più iconici degli ultimi tempi. Clementine, allora, com’è finita la tua storia?
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Ragazzini insopportabili (e invincibili)

Alla fine di Broken Toys, l’episodio precedente, il giocatore era chiamato a una scelta piuttosto importante, ovvero dire a AJ se uccidere o meno Lily. La sequenza costituiva il culmine di un episodio che, dal punto di vista narrativo, non ci era dispiaciuto per niente, e che poteva dare un certo slancio alla narrativa di questo ultimo atto.

Purtroppo, diciamo subito che alcune scene di questo quarto episodio, specie nella prima parte, ci sono sembrate poco plausibili, oltre che dannatamente irritanti. Il pilastro su cui si regge la narrativa di Take Us Back è che Clementine, dopo l’esplosione della nave che chiudeva l’episodio precedente, deve trovare il modo per tornare sana e salva all’istituto Ericson, e far sì che i suoi compagni facciano lo stesso.

Per qualche motivo, nella nostra run un personaggio incontrato nella puntata scorsa si è frapposto tra noi e la salvezza, e lo ha fatto in un modo che non fatichiamo a definire poco verosimile. Vogliamo raccontare di una scena in particolare, pur cercando di non fare spoiler gratuiti, per spiegare di cosa stiamo parlando. Questo personaggio, molto arrabbiato con noi per motivi che possiamo anche capire ma che non ci sembrano poi molto validi, viene morso più volte dagli zombi, facendoci credere anche un paio di volte che fosse morto.

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A quanto pare, un po’ come nella serie televisiva AMC, per far morire veramente qualcuno nel mondo di The Walking Dead ce ne vuole, visto che questo personaggio – morso più volte e in modo grave – non solo è in grado di rimettersi in piedi, ma anche di camminare indisturbato tra l’orda di zombi da lui richiamata. Almeno, fino a un certo punto. Dopo una nostra azione, gli zombi si sono ricordati che quella figura già mezza mangiucchiata era ancora umana, e sono partiti all’attacco come di consueto.

Sono state sequenze che veramente ci hanno fatto temere il peggio per questo episodio finale, anche perché anche in questo caso la sceneggiatura ha forzato nettamente la mano, con l’ennesimo personaggio mosso da motivazioni misteriose, contro ogni evidenza, che ha portato gli eventi a precipitare rapidamente.

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Ascolta tua madre, AJ

Prima della scena che abbiamo cercato di raccontare, c’era stata un’altra evidente forzatura narrativa, legata a una scelta che avevamo compiuto in Broken Toys, e con protagonista un certo personaggio che ha esibito un comportamento che dire fuori luogo è poco. Ciò nonostante, la stessa sequenza ha regalato forse il momento più ispirato, nonché l’unica scelta di un certo peso. Dopo gli eventi di Broken Toys, infatti, Clementine è stata chiamata a redarguire AJ, e a scegliere se dare finalmente fiducia al ragazzino, o ammonirlo per i suoi comportamenti.

Questa specifica fase ci è piaciuta, e ha modificato realmente i comportamenti di AJ, che alla fine è risultato meno insopportabile di quanto temessimo all’inizio della stagione. Tutta la dinamica madre-figlio, con Clementine intenta a insegnare a vivere a AJ, può dirsi come la trovata meglio riuscita di tutta la stagione finale di The Walking Dead, risultando anche piuttosto credibile.
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Adesso non scherziamo, su

Su tutto l’episodio aleggia il sospetto che qualcosa possa andare veramente male, specie per Clementine, e dobbiamo dire che questo aspetto è stato curato abbastanza bene. La parte centrale dell’atto, quella più riuscita, cerca di spostarsi su un registro più emotivo e ci riesce con successo, specie in alcune sequenze in cui, lo confessiamo, quello che vedevamo su schermo ci ha dato più di un brivido.

Anche il finale, tutto sommato, riesce a chiudere in maniera sufficiente non solo questa quarta stagione, ma un po’ tutto l’arco narrativo. Non ci pare, però, che le nostre scelte in questa ultima parte abbiano influito più di tanto. O meglio, è mancata la grande decisione finale che ci si può aspettare da un episodio del genere. È come se, alla fine, gli sviluppatori abbiano scelto di decidere per noi, lasciandoci la possibilità di vivere meglio la storia. Per un gioco story-driven che dovrebbe essere guidato dalle scelte del giocatore forse non è proprio il massimo, ma il risultato ci è parso adeguato.
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Bam, bam, bam!

Dal punto di vista del gameplay, quest’ultima puntata di The Walking Dead: L’Ultima Stagione è divisibile in due tronconi. La prima parte è ricca di azione, con sequenze che ci hanno anche messo un po’ in difficoltà, visto che stavamo utilizzando il pad e il gioco ci chiedeva di mirare con una certa precisione. Sempre in queste fasi, sono stati proposti i consueti QTE, che però non interrompevano il ritmo di gioco.

Per il resto, non è certo l’ultimo episodio di una serie il luogo dove andare a cercare innovazioni nelle dinamiche di gioco, soprattutto perché la seconda parte dell’atto propone sequenze più riflessive, dove l’azione cala inevitabilmente, e con essa la presenza di scene più dinamiche. Qualche sequenza, questo sì, sa fin troppo di riempitivo, e avrebbe dovuta essere accompagnata da maggiori spiegazioni.

Nel complesso, però, l’intera stagione ha cercato di svecchiare un po’ il classico gameplay Telltale, proponendo scelte a volte un po’ più articolate e attività facoltative, come la raccolta di collezionabili.

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Un bell’addio

Anche dal punto di vista grafico c’è poco da dire: l’estetica di questa quarta stagione, sempre più vicina a quella di un fumetto, ci è parsa più che adeguata per un titolo del genere. Le espressioni facciali non sono state sempre al top, come da tradizione Telltale, ma gli scenari e un innegabile gusto estetico hanno riportato il bilancio in positivo. Anche il sonoro, in questa ultima parte, ha rivestito un ruolo importante, soprattutto con gli accompagnamenti musicali delle ultime fasi.

Su PlayStation 4 dobbiamo segnalare la presenza di qualche calo di framerate, e alcuni momenti evidenti di “stacco” tra una fase e l’altra, specie quando il titolo terminava una cutscene e doveva proporci le scelte da compiere. Questi problemi sono evidenti soprattutto all’inizio dell’episodio.

+ Una buona conclusione alla storia di Clementine
+ Alcuni momenti molto emozionanti…
- …altri semplicemente forzati e poco plausibili
- Qualche calo di framerate

7.4

The Walking Dead: L’Ultima Stagione ci lascia con sensazioni contraddittorie. In generale l’episodio conclude in maniera piuttosto degna la parabola di Clementine, anche se alcune scene risultano veramente poco ispirate. Se si sorvola sulle sequenze della prima parte di episodio, si arriva a un finale che ha i suoi momenti indubbiamente emozionanti, e trova nel rapporto tra la ragazza e AJ il suo punto più alto.

Per il resto, la sensazione è che forse l’intera serie avrebbe meritato uno sviluppo diverso. Dopo una prima stagione estremamente positiva, e una seconda iterazione che comunque si difendeva bene, la scelta di cambiare tutto con la terza stagione non ha pagato, rimanendo una parentesi sostanzialmente inutile. E lo è ancora di più considerato che il villain principale di questa quarta stagione è stato un personaggio proveniente dalla prima serie. Si è arrivati così, a una stagione finale dove il cast di personaggi secondari è stato ancora una volta rivoluzionato, e non siamo poi così tanto sicuri di esserci affezionati a una qualsiasi delle nuove figure proposte. In ogni caso, Clementine è stata (e probabilmente rimarrà) un’icona dei videogiochi. E questo è un merito che a Telltale, fallimento o meno, non potrà togliere nessuno.