The Division 2: i primi dieci livelli

Enter The Division

Speciale
A cura di Valentino Cinefra - 12 Marzo 2019 - 14:41

Iniziamo il percorso, uno di quelli a cui voi lettori e noi addetti ai lavori siamo ormai abituati, che ci porterà alla recensione di The Division 2. Di fatto non esistono veri e propri embarghi, Ubisoft ha dato libertà a tutti di poter condividere qualsiasi tipo di contenuto fin da subito, ma considerato il day one del titolo fissato per il 15 marzo la nostra intenzione è di rispettare almeno quella scadenza, per una serie di ragioni. In primis il matchmaking che, in questi giorni, è ovviamente falsato, ma soprattutto perché al day one ci sarà una patch abbastanza importante che potrebbe andare a limare alcune perplessità che potremmo avere al momento.

Così, questo che andrete a leggere è il primo articolo, di una serie, che vi porterà alla recensione completa di The Division 2, seguito diretto dello shooter di Ubisoft Massive uscito ormai tre anni fa. In questa sede vi racconteremo i nostri primi dieci livelli, che corrispondono a poco meno di dieci ore di gioco, all’interno della Washington DC post-apocalittica.

We are all americans

Successivamente ci piacerebbe raccontarvi alcuni dei dettagli più interessanti della produzione, concentrandoci sulle novità o su quello che, in generale, ci ha colpito di più riguardo The Division 2. In queste occasioni non ci dilungheremo in giudizi ed analisi approfondite, ma al massimo vi forniremo alcuni nostri spunti di riflessione, che andranno a confluire poi nel verdetto vero e proprio, che terrà ovviamente conto di quanto detto. Una cosa, però, potremmo anticiparvela già da ora: la recensione probabilmente non tratterà l’endgame di The Division 2. Il motivo è che Ubisoft ha posto in essere una struttura post-avventura che sembra davvero corposa, perciò andrebbe studiata ed analizzata con calma ed attenzione, e che non ci sentiamo di spiluzzicare soltanto per inserirla nella recensione di fretta.

Sarà una copertura corposa, magari diversa dal solito, ma speriamo meritevole e piacevole da fruire da parte vostra. Intanto, se vi va di farci compagnia nella nostra avventura con The Division 2, ecco il racconto dei primi dieci livelli ottenuti nel gioco.
Washington

Un nuovo incarico per la Divisione

Una volta creato il personaggio, The Division 2 ha aggiunto subito un dettaglio interessante che nella beta privata era stato omesso, ovvero il perché la Divisione si ritrova a Washington. Tutto parte da un SOS proprio da DC, una richiesta d’aiuto che fa presagire il peggio: il Veleno Verde che aveva colpito New York si è diffuso. Così, sette mesi in avanti rispetto agli eventi del primo capitolo, il nostro Agente si ritrova un nuovo incarico per le mani, in una nuova città.

La prima ora (e qualcosa) è esattamente ciò che vi avevamo raccontato a seguito della prova della beta privata: il raggiungimento della Casa Bianca, che in The Division 2 funge da base operativa centrale, i primi incarichi per familiarizzare col gioco e sbloccare le prime risorse operative importanti, la scoperta del primo Insediamento ed i primi incarichi secondari. Da lì in poi, Washington DC diventa una vera e propria giungla urbana in cui perdersi.

La prima cosa che si nota palesemente nel confronto col predecessore è la quantità di informazioni ed input che offre la mappa di gioco. Le attività sono moltiplicate rispetto al passato, e fin da subito c’è quasi da perdersi nel capire come muoversi. Ogni Insediamento, una volta scoperto, offre infatti una serie di incarichi secondari che si dividono in missioni, ricerca di casse SHADE (che si convertono nella “valuta” necessaria a sbloccare i Vantaggi del personaggio) ed altri incarichi secondari che sostituiscono ed ampliano quelle che erano le semplici schermaglie che di tanto in tanto si incontravano nella Manhattan di The Division.

I primi livelli

Tra questi ci sono degli Avamposti da liberare, che diversamente dagli Insediamenti sono molto più piccoli e rappresentano più che altro delle location di cui usufruire per i viaggi rapidi, non avendo la stessa profondità in termini di contenuti ed attività al suo interno. Per liberarli bisogna sconfiggere delle ondate di nemici, missioni che sono scalate con il livello del personaggio e, pertanto risultano sempre mediamente impegnative (soprattutto da soli). Gli altri incarichi si dividono tra ostaggi da salvare con più variazioni sul tema mediamente, ma la differenza sostanziale in The Division 2 è che spendere del tempo nel completarli non è più fine a sé stesso e va ben oltre il semplice level up. Ogni Insediamento produce dei progetti da completare attraverso la donazione di alcuni oggetti, che siano risorse o veri e propri equipaggiamenti per l’Agente, ma anche tramite il completamento di alcuni, tutti, o specifici incarichi. C’è chi vi chiederà quindi pezzi di ferro, policarbonato, zaini, guanti o quant’altro, poi di completare tutti (o una parte, dicevamo) gli incarichi di una parte della loro zona di copertura, ma anche uno specifico tipo di scontro come liberare degli ostaggi, oppure impedire un’esecuzione pubblica.

Avanziamo

La Washington liberata

Certo, cinicamente sarebbe intellettualmente disonesto non notare che si tratta di una formula di gioco che alla base si differenzia poco. Alla fine della fiera, infatti, il trucco è sempre quello di portare il giocatore a sconfiggere orde di nemici. Ma The Division 2 non ci ha mai fatto sentire la stanchezza nel farlo, e dieci ore sono già indicativamente molte per un titolo che ne promette svariate altre decine. Questo perché il level design, ed in generale la costruzione delle sfide, è sempre ottimo ed appagante, andando a limare quella che, al momento, ci sembra una IA difficile da valutare.

Come dicevamo anche durante la beta privata, gli avversari non sono affatto stupidi nei comportamenti perché incalzano, accerchiano, ed in generale rendono il giocatore sempre costretto a prendere decisioni in fretta sul filo del rasoio. Gli scontri, già fin dai primi livelli, impiegano anche vari tipi di avversari molto fastidiosi come le unità mediche che soccorrono gli alleati e gli ingegneri con le loro odiose macchinette telecomandate esplosive. A volte però, soprattutto in gruppo quando la IA deve decidere dove distribuire l’aggro (come direbbero i giocatori di MMO) verso i giocatori, capita di vedere guerriglieri nemici che corrono letteralmente di fronte ad un giocatore perché devono riposizionarsi meglio per colpirne un altro. Non capita molto spesso, ma ad ora ci è difficile dare un giudizio definitivo al riguardo per via delle tante variabili.

A proposito di design, The Division 2 fa un lavoro davvero encomiabile, per quello che abbiamo visto finora, per quanto riguarda l’atmosfera ed in generale l’esperienza “estetica” nei confronti del giocatore. La cura per gli interni, ed in generale per la decorazione delle vie della città, è ancora maggiore che nel capitolo precedente. Le missioni principali sono costruite con altrettanta cura per level design e scenari, con momenti davvero molto importanti dal punto di vista visivo ed ideologico, perché la politica è un elemento ovviamente importante in The Division 2 ed il gioco non manca di ricordarlo quando può. La giungla urbana a cui ci riferivamo poco fa non è un’espressione casuale, perché abbandonate le atmosfere invernali, Washington DC mette in scena uno scenario post-apocalittico che strizza l’occhio a produzioni come Io Sono Leggenda, con colori caldi, piogge improvvise ed eventi metereologici che cambiano anche la visibilità, giardini ed alberi che prendono il sopravvento sull’urbanizzazione con tanto di animali che girano allo stato brado.

I primi dieci livelli di The Division 2 ci hanno regalato un’esperienza piacevole, corposa fin da subito, con tante cose da scoprire ed imparare nella Washington DC post-apocalittica. Il lavoro è ancora lungo, quello della Divisione ed il nostro, che abbiamo solo iniziato ad intaccare i contenuti del nuovo episodio dello shooter a mondo aperto di Ubisoft Massive. Continueremo a raccontarvi aspetti ludici, e non solo, di questa produzione nel corso della settimana (ed oltre), perciò continuate a seguirci!




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