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The Dark Pictures Anthology: House of Ashes è un horror a metà | Video Recensione

Col nuovo capitolo la serie migliora un po', ma restano i classici difetti di sempre.

Dopo il passo falso di Little Hope, che aveva mostrato delle importanti crepe nella struttura di gioco e palesi incertezze nel modo di raccontare la storia, House of Ashes aveva la necessità di far riscattare immediatamente gli sviluppatori e un’antologia che inizia a far avvertire qualche scricchiolio di troppo.

The Dark Pictures Anthology: House of Ashes

Piattaforma:
PC, PS4, PS5, XONE, XSX
Genere:
avventura, survival-horror
Data di uscita:
Sviluppatore:
Supermassive Games
Distributore:
Bandai Namco

Come da prassi, anche House of Ashes cambia completamente ambientazione e storia, ma non necessariamente tutti gli attori, che ritornano sotto altre vesti.

Questa volta, la nuova avventura di Supermassive Games è ambientata sul finire della guerra dell’Iraq, esattamente nel 2003, ma ancora una volta c’è una storia parallela che racconta i retroscena su ciò che è accaduto davvero nelle viscere della terra.

Dopo un misterioso terremoto vi troverete infatti a muovervi in mezzo ai ruderi di quello che sembra un tempio antico, un luogo inospitale, freddo, buio e composto da cunicoli deformi e asfittici budelli, in cui si annidano creature assetate di sangue.

House of Ashes – La Storia

La premessa di House of Ashes vi vede controllare un personaggio dell’antica Mesopotamia, nel periodo in cui Naram-Sin, autoproclamato re degli Accadi, si diceva avesse provocato l’ira degli dei, iracondi al punto da aver maledetto il popolo con una guerra violenta e con la piaga della carestia. Per cercare di sedare i vivaci animi delle divinità, Naram-Sin fece allora costruire un enorme tempio come offerta di pace, ma come insegna la storia, di quell’impero è rimasto solo un cumulo sconfinato di sabbia che ha sepolto ogni cosa.

 

Eppure, forse, non è davvero andata in questo modo, perché quando House of Ashes fa un immediato cambio di prospettiva, e presenta i cinque personaggi che controllerete, al culmine di un prologo piuttosto corposo vi renderete conto che non tutto è stato davvero narrato. Quando la task force americana è ormai in procinto di abbandonare l’Iraq, arriva la segnalazione di un deposito sotterraneo di armi chimiche da individuare, ma dopo uno scontro armato coi soldati locali accade l’imponderabile: la terra si squarcia e ciò che resta delle due fazioni si trova letteralmente sotto terra.

Ci sono dei momenti in cui House of Ashes tenta in modo flebile di raccontare le conseguenze della guerra, come quando due personaggi parlano del divieto di uso di bombe al fosforo, o quando viene fatta emergere la questione dei civili che si trovano in mezzo al caos della guerriglia urbana. Tutto sommato, però, il tentativo si spegna sul nascere, perché House of Ashes non ha alcun interesse nell’elevare le sue argomentazioni e passa subito all’horror più spicciolo, quello che abbiamo già visto in diversi libri e film piuttosto celebri.

In questa scena cruciale avrete in mano il destino di un vostro compagno: riuscirete a salvarlo?

Si tratta in parte di un’occasione sprecata, ma considerando che il cuore pulsante della serie è proprio la rielaborazione delle leggende attorno alle quali si costruiscono situazioni portate all’estremo, non ci sentiamo di criticare ferocemente l’operato degli sviluppatori. Semmai, è la poca inventiva a dover essere messa sotto torchio, perché di fatto sono poche le scene realmente originali che il gioco presenta. Le fonti di ispirazione sono tutte sin troppo palesi, e tra film come The Descent, The Cave e i vari riferimenti al Pazuzu de L’Esorcista, ad Aliens oppure Alle Montagne della Follia di Lovecraft, di inedito c’è davvero poco.

Funziona meglio l’intreccio tra protagonisti, mentre perde un po’ di credibilità il fine ultimo dell’ottovolante costituito dai rapporti interpersonali, che a fronte di certi eventi cruciali hanno sensibilmente meno peso e si rivelano in definitiva per nulla fondamentali. Per esempio, il triangolo amoroso presentato mette pepe fino a un certo punto, se poi basta passare dal lato sbagliato durante una sezione di fuga per vedere esplodere due di loro. O ancora, la tensione tra iracheni e americani e le gesta delle fazioni contrapposte cambiano di poco certi esiti, se poi basta sbagliare un solo QTE per mandare in malora ogni cosa.

Pazuzu, caro Pazuzu...

Gameplay

Proprio a proposito di Quick Time Event, è importante sottolineare che il gioco precedente aveva corretto un problema non da poco, come l’avviso perentorio prima di un pulsante da premere. In House of Ashes ciò avviene ogni tanto, ed è letteralmente impossibile capire se sarete di fronte a una scena dove può morire qualcuno o dove al limite può ferirsi appena senza che questo cambi alcunché. Inoltre, House of Ashes consente adesso di scegliere ben tre difficoltà, che si sostanziano in un tempo minore entro cui bisogna premere i tasti mostrati su schermo.

E non potrebbe essere altrimenti, visto che in fondo House of Ashes è poco più di un’avventura grafica moderna, dove si ha l’illusione di esplorare ambienti più articolati che sono in realtà tutti corridoi con al massimo un solo bivio che conduce a un punto morto o a un segreto da raccogliere. Si capisce dunque come non ci sia stata nessuna evoluzione per quanto concerne il design dei livelli, ancora sin troppo elementare e assai banale. Allo stesso modo, il numero di scene scriptate, o di filmati in cui bisogna intervenire tempestivamente, è sostanzialmente il medesimo degli altri capitoli dell’antologia.

Jason Kolchek e Nick Kay sono molto amici e si troveranno ad affrontare un incubo a occhi aperti.

House of Ashes consente adesso di potersi muovere liberamente mentre si ruota a piacimento la telecamera, ma considerando che la gran parte degli ambienti sono molto chiusi, stretti e decisamente con poco spazio di manovra, ecco che l’inquadratura si ritrova spesso a fare le bizze, talvolta finendo addirittura a ridosso della testa del protagonista e mandando in confusione il giocatore. Mentre ci si muove è possibile sfruttare la fioca luce ambientale o accendere la torcia che però, per qualche inspiegabile motivo, rallenta i vostri movimenti.

La scelta non ha alcun peso ai fine del sistema di gioco ed è solo d’impaccio, perché in House of Ashes non esiste nemmeno un momento in cui potrete essere realmente minacciati in tempo reale da una creatura. Se l’intenzione era quella di creare maggiore immedesimazione, rendendo i ritmi di gioco ancora più compassati, il traguardo è stato raggiunto solo a metà e in pochissime scene specifiche ad alta tensione; se invece si è trattato del più grande sforzo profuso per far evolvere meccaniche sempre più stantie, è inutile dirvi che l’idea di Supermassive Games è stata un buco nell’acqua.

Rachel King è al centro di un triangolo amoroso che creerà non pochi problemi al gruppo.

Ci saremmo aspettati qualcosa in più anche per quanto riguarda il dettaglio grafico e il supporto al Dualsense e alle Cuffie Pulse 3D. Abbiamo provato il gioco unicamente su PS5, e al di là dell’ormai classica duplice opzione dedicata a qualità e performance, bisogna ammettere che il risultato finale è altalenante. In diverse scene si notano le migliorie tecniche, il modo in cui la luce si riflette con coerenza su volti e superfici e una modellazione poligonale più accurata; in altri segmenti di gioco, invece, capita di vedere texture in bassa risoluzione su pareti, porte ed elementi degli scenari, che creano uno straniante effetto di stacco coi personaggi.

Personaggi che tra l’altro dimostrano di avere ancora, esattamente come nella precedente generazione, qualche ingessatura di troppo nei muscoli del volto e con le rispettive espressioni facciali, non sempre autentiche. Il supporto al pad è piuttosto blando, e al di là del feedback aptico credibile quando cedono delle strutture, si cammina sui ciottoli e si colpisce con violenza un nemico, c’è poco altro che possa davvero esaltare o quanto meno essere rimarchevole per il tatto.

Non va meglio con l’audio, che poteva decisamente essere sfruttato meglio. Considerando le ragguardevoli profondità del terreno e il senso di grande vuoto, i rumori molesti, gli spifferi d’aria, gli squittii dei pipistrelli, i suoni tonanti degli spari che rimbombano e tutta una serie di effetti che talvolta si odono appena, risulta essere un’occasione mancata per aumentare il tasso di tensione e insicurezza generata nel giocatore.

Cosa si nasconde nelle profondità? Cercate bene, perché c'è una storia parallela del passato che vi svelerà dei retroscena da brividi.

Va ammesso che House of Ashes ha certamente i suoi ottimi momenti, alcuni dei quali raggiungono persino le vette più alte dell’intera antologia, eppure si ha costantemente la sensazione che in fondo sia sempre lo stesso gioco, con l’unica variante rappresentata dal cambio di ambientazione e storia.

Col salto generazionale era lecito aspettarsi delle nette evoluzioni, ma evidentemente dobbiamo spostare in avanti le lancette dell’orologio e sperare che il prossimo capitolo possa raccogliere il testimone e far spiccare finalmente il volo all’antologia del terrore di Supermassive Games.

Se volete giocare House of Ashes (e gli altri giochi in uscita nei prossimi mesi) al massimo della qualità su PC, vi consigliamo di approfittare di questa ottima offerta dedicata a un portatile dotato di una RTX 3060.

7,2

The Dark Pictures Anthology: House of Ashes

Piattaforme: pc, ps4, ps5, xone, xsx
House of Ashes presenta una storia migliore della precedente, più chiara e meglio focalizzata, con un intreccio tra personaggi più coeso e avvincente. Rimangono ancora i soliti difetti della saga. Inoltre, non bastano alcune migliorie apportate, che fanno fare al gioco un passo in avanti e uno indietro, come se non fosse ancora pronto per accoglierle pienamente. Chi è rimasto scottato da Little Hope o da Men of Medan avrà qualche buona sorpresa, ma all'antologia di Supermassive Games serve decisamente un forte scossone.

Pro

  • Storia più chiara e coesa, con un buon intreccio tra i personaggi
  • Altamente rigiocabile (anche con amici) e con esiti più credibili
  • Possibilità di muovere liberamente la telecamera...

Contro

  • ... Ma le inquadrature fanno le bizze troppe volte
  • Si muore ancora sbagliando un solo QTE, che può arrivare senza preavviso
  • Design dei livelli banale e limitato, troppi script, qualità grafica altalenante
7,2