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Star Ocean: The Divine Force | Recensione – Un primo passo

La sfilata dei JRPG firmati Square Enix continua: il ritorno di Star Ocean porta una ventata di freschezza per il franchise?

Nel suo tentativo di recuperare vecchie IP dormienti e proporne di nuove al grande pubblico, Square Enix pubblica il terzo titolo in meno di due mesi dopo The DioField Chronicles e Valkyrie Elysium, provando a ridare lustro ad un franchise, quello di Star Ocean, mortificato dal mediocre (a dir poco) episodio del 2016, Integrity and Faithlessness.

Star Ocean: The Divine Force

Piattaforma:
PC, PS4, PS5, XBOX, XSX
Genere:
gioco-di-ruolo
Data di uscita:
28 Ottobre 2022
Sviluppatore:
tri-Ace
Distributore:
Square Enix

The Divine Force, sviluppato da tri-Ace, si propone di riportare all’attenzione del grande pubblico una saga spesso sottovalutata, che può comunque ancora contare su milioni di appassionati, nella speranza che una serie di buone idee possa ovviare ad evidenti limiti di budget.

Ci sarà riuscita?

Vi anticipiamo che ci ha convinto meno degli altri due titoli Square Enix succitati, ma se volete saperne di più non vi rimane che continuare a leggere.

Atterraggio di fortuna

Star Ocean: The Divine Force (che trovate su Amazon) propone all’inizio della sua avventura la scelta tra i due personaggi principali, Raymond e Laeticia, che si incontreranno comunque nell’arco narrativo ma, nel contempo, si divideranno sufficienti volte per garantire al prodotto un buon grado di rigiocabilità, derivato dalla curiosità di vedere come la storia si sviluppa se vista dagli occhi dell’altro personaggio.

Qualsiasi sia la scelta operata (noi abbiamo optato per Raymond per il primo playthrough) i due si incontreranno a pochi minuti dalla tamarrissima introduzione heavy metal del gioco: Raymond sarà costretto ad un atterraggio di emergenza su Aster IV, pianeta natale di Laeticia, che, incidentalmente, è anche la principessa di uno dei due regni che se lo dividono.

In attesa di sapere se anche gli altri membri del suo equipaggio si sono salvati dall’inusitato attacco portato da una nave della Federazione al suo vascello mercantile (l’Ydas), e, in caso affermativo, in quale parte del pianeta siano atterrati, il nostro decide di unirsi alla principessa e alla sua fida guardia del corpo, Albaird, che sulle prime è decisamente ostile verso Raymond.

L’intera prima parte della campagna scorre via abbastanza lenta, senza grossi guizzi e con situazioni abbastanza trite che chi gioca JRPG ha visto in tantissime occasioni: la narrativa, tuttavia, migliora sensibilmente nella seconda parte, aprendosi al giocatore e offrendo maggiori risvolti narrativi e libertà di azione di quanto non faccia durante le prime dieci o quindici ore, grazie anche all’introduzione di un paio di comprimari interessanti che ravvivano la scena e le dinamiche del gruppo.

La storia ed i personaggi sono tutti nuovi di zecca, facilitando di molto la vita ai neofiti, ma non mancano riferimenti e richiami ai vecchi episodi del franchise, come il primo ed il terzo, che strapperanno sicuramente un sorriso ai fan più stagionati.

Qualcuno ha detto autunno?

Come spesso accade per produzioni non esattamente tripla A, un po’ di pathos viene a mancare a causa della scarsa espressività dei volti dei personaggi durante le cut-scene, più ingessate e meccaniche del dovuto, ma, nel complesso, la narrativa fa il suo dovere senza infamia né lode, con qualche punto leggermente più alto sul finire della vicenda.

Con un paio di eccezioni, tra cui la protagonista femminile, abbiamo trovato di discreta qualità anche il doppiaggio, comunque migliore nella traccia originale giapponese che non in quella inglese.

Inutile dire, com’è stato recentemente anche per le altre due produzioni Square Enix, che la lingua italiana non è presente nemmeno per a sottotitolazione.

Revamp completo

Il combat system è stato pesantemente rivisto rispetto alle ultime uscite, pur conservando la capacità di cogliere il nemico di sorpresa con delle acrobazie aeree permesse dall’utilizzo del D.U.M.A., denominata Blindside, che torna da The Last Hope, non a caso da molti considerato l’episodio migliore tra gli ultimi pubblicati.

Uno dei problemi peggiori è rappresentato dall’intelligenza artificiale degli alleati, che sì, possono essere controllati direttamente in battaglia ma quando lasciati liberi hanno decisamente poca cura di se stessi e dei pericoli che li circondano.

L'esplorazione beneficia del D.U.M.A., peccato per qualche scenario un po' spoglio

Soprattutto al livello di difficoltà più alto, che rimane quello consigliato ai veterani del genere, i nemici colpiscono duro, e con due o tre colpi ben assestati la barra della salute va a farsi benedire.

Ci è quindi capitato di dover prendere il controllo del guaritore di turno o di spammare oggetti rivitalizzanti molto più spesso di quanto avremmo voluto durante la nostra prova.

Ma facciamo un passo indietro e torniamo al sistema di combattimento: esso è strutturato su un sistema tripartito, con tre combo differenti che possono essere associate ai tasti frontali del controller, da scegliere tra le numerose disponibili negli skill tree di ogni combattente.

La riserva di punti azione non è però infinita: coloro i quali vorranno esagerare col button mashing faranno presto la conoscenza con l’odioso suono della mancanza di AP, che necessitano di qualche secondo per ricaricarsi, lasciando tempo per le schivate (dorsale sinistro su PS5) e per l’utilizzo di oggetti, associato ad un’animazione abbastanza lunga che lascia inerme il giocatore.

Il succitato D.U.M.A. si rivela presto essere la vera star dello show: durante le fasi di esplorazione consente di librarsi in volo liberamente, così da raggiungere location altrimenti inaccessibili ed andare a scovare collezionabili sparsi per la mappa.

Girovagare per le mappe mantiene quindi gli altissimi ritmi impressi al gioco dal sistema di combattimento, ed è anche in quest’ultimo che il robot senziente di cui è dotato Raymond si erge a protagonista.

Alle armi!

Con una pressione leggera del tasto apposito è possibile librarsi in volo e puntare un nemico, piombandogli addosso direttamente o provando a cambiare direzione all’ultimo, così da uscire dal suo campo visivo ed assicurarsi i bonus connessi ad un attacco Blindside, che includono danni maggiorati ed un breve periodo di stagger dei nemici.

Al contrario, una pressione prolungata consente di attivare per qualche secondo una barriera capace di assorbire i danni inflitti dai nemici, agendo in maniera conservativa in un sistema che premia invece gli attacchi rapidi e costanti.

Sebbene si apra a diverse soluzioni strategiche durante la seconda metà dell’avventura, non abbiamo trovato che il nuovo sistema di combattimento porti benefici consistenti, sebbene sia sicuramente meglio pensato rispetto a quello visto nell’ultima incarnazione del franchise (rimasterizzazioni escluse), oltre un lustro fa.

Se non altro, il pregio migliore è che, con un’analisi attenta dei dintorni, è possibile cogliere molti nemici comuni di sorpresa, evitando inutili lungaggini negli scontri minori e mantenendo alti i ritmi del prodotto.

Per quanto concerne i contenuti opzionali, abbiamo, un po’ come per il resto della produzione, luci ed ombre: se siamo rimasti soddisfatti dal mini-gioco a base di pedine che ricorda un po’ la dama, i cui pezzi sono peraltro equipaggiabili e portano quindi reali benefici in-game, non possiamo dire altrettanto delle missioni secondarie, le quali, con rarissime eccezioni, richiedono di raccogliere oggetti (o forgiarne alcuni tramite il sistema di crafting) o uccidere dei mostri, a volte unici a volte in gran numero per soddisfare la richiesta del cittadino di turno.

Procedure standard per un gioco di ruolo giapponese, è vero, ma questo non vuol dire che il team di sviluppo non potesse sforzarsi un po’ di più nella realizzazione di contenuti secondari realmente avvincenti: per quanto ci riguarda, abbiamo fatto ricorso a qualche quest opzionale solo in prossimità di un paio di picchi di difficoltà, limitando altrimenti al minimo indispensabile le fetch quest e gli incarichi completamente slegati dalla narrativa principale del gioco.

Noi consiglieremmo a Raymond di cambiare parrucchiere

Male dal punto di vista dell’organizzazione della leggibilità dei menu, nei quali ci siamo ritrovati a passare molto più tempo di quanto avremmo voluto: innanzitutto, il font utilizzato è minuscolo, e può causare problemi anche a chi, come noi, gioca su un televisore da 55″ e non porta gli occhiali.

Secondariamente, i menù peccano di intuitività e spesso è necessario passare attraverso troppi clic anche solo per cambiare equipaggiamento o per passare da un membro del nostro party all’altro.

Chi più spende, meno spende

Inutile girarci intorno: esattamente come gli altri due titoli pubblicati da Square Enix nelle ultime settimane (The Diofield Chronicles e Valkyrie Elysium, già citati), Star Ocean The Divine Force è stato realizzato con un budget abbastanza limitato, che non ha consentito al team di sviluppo di spingere dal punto di vista della presentazione e della modellazione poligonale.

Se i modelli 3D dei personaggi principali si rivelano comunque gradevoli, non si può dire altrettanto del comparto animazioni, di alcune delle location (desolatamente vuote) e dei numerosi NPC sparsi per le città, che si ripetono con eccessiva frequenza e risultano spesso posticci.

Nonostante questa pochezza a livello tecnico, non mancano cali di framerate su PS5, pur selezionando la modalità che privilegia la fluidità: questi sono abbastanza rari ma decisamente vistosi, con il motore di gioco che perde rapidamente anche una ventina di frame per secondo durante alcuni dei combattimenti più affollati, e qualcuno meno quando le zone da esplorare si fanno più articolate e stratificate.

La direzione artistica arriva dove il budget non può

Niente che una patch non possa sistemare, sia chiaro, ma viste la non straordinaria mole poligonale e le dimensioni mediamente contenute delle mappe, sezionate in macro aree divise da caricamenti nemmeno troppo brevi, ci saremmo aspettati qualcosa di meglio.

Dando invece priorità alla qualità dell’immagine la stabilità dei 30 fps si rivela un pelino migliore ma consigliamo la modalità frame rate anche a coloro i quali avessero un televisore di ultima generazione, perché, come detto, il combat system è rapido e frenetico e beneficia enormemente del raddoppio del livello di aggiornamento dello schermo.

Buona (ma non eccezionale) prova del veterano Motoi Sakuraba alla colonna sonora, energetica e rockeggiante per gran parte dell’avventura, salvo poi farsi più intima e delicata quanto gli snodi della trama lo richiedono: siamo comunque nell’ambito della media non solo per la lunga carriera del compositore giapponese ma anche per l’elevato standard delle colonne sonore del franchise, che da questo punto di vista si è sempre distinto.

6,9

Star Ocean: The Divine Force

Piattaforme: pc, ps4, ps5, xbox, xsx
Star Ocean The Divine Force ha l'innegabile merito di riportare sul giusto binario un franchise che aveva deragliato dopo il disastro di Integrity e Faithlessness di sei anni or sono. Qui ci sono una storia tutto sommato godibile, un sistema di combattimento che non ci ha convinto a pieno ma che si rivela intuitivo e frenetico e un'avventura sufficientemente lunga e variegata da intrattenere tanto i (sopravvissuti) fan del franchise quanto i neofiti. D'altro canto, le pecche, da un frame rate ballerino a valori produttivi piuttosto bassi, passando per una gestione dei menu talvolta confusionaria, sono altrettanti evidenti, ed impediscono al prodotto tri-Ace di entrare nel novero dei migliori giochi nella loro categoria, considerata anche la nutrita ed agguerrita concorrenza garantita dalla retrocompatibilità delle attuali console. Se Square Enix ed il team di sviluppo decideranno di osare, tanto in fatto di investimenti quanto di idee innovative, in futuro potremo trovarci dinanzi ad una vera e propria rinascita per questo storico franchise, al momento solo abbozzata.

Pro

  • Combat system dinamico
  • D.U.M.A. aggiunge brio all'esplorazione
  • Storia lenta ad ingranare, ma abbastanza interessante

Contro

  • Frame rate instabile su PS5 anche in modalità Prestazioni
  • Gestione dei menu non sempre impeccabile
  • Contenuti opzionali monotoni e poco ispirati
6,9