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Tutti i segreti nascosti nei trailer di Resident Evil Requiem

I tanti video promozionali di Resident Evil Requiem sono stati una fucina di indizi, citazioni ed Easter Egg davvero impressionanti.

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Tutti i segreti nascosti nei trailer di Resident Evil Requiem
Avatar di Andrea Maiellano

a cura di Andrea Maiellano

Senior Editor @SpazioGames

Pubblicato il 22/01/2026 alle 10:00 - Aggiornato il 23/01/2026 alle 01:01
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I tanti trailer e il recente showcase di Resident Evil Requiem non sono stati soltanto una vetrina per introdurre in pompa magna Leon, generando un'inevitabile ondata di hype nei fan della serie, ma hanno anche disseminato lungo tutta la loro durata una marea di indizi, citazioni e suggerimenti su cosa ci troveremo tra le mani il prossimo 27 febbraio.

Laddove niente mi riesce a togliere dalla testa che questo Requiem rappresenti una sorta di "inversione a U" eseguita in tutta fretta per distaccarsi dalla saga dei Winters, che in seguito a Village aveva preso una direzione parecchio distante rispetto ai canoni della serie, con il recente showcase Capcom sembra aver voluto parlare anche ai veterani della serie, disseminando una serie di piccoli dettagli, quasi impercettibili, pensati per far compiere i peggiori voli pindarici a chi non aspetta altro che mettere le mani su quello che dovrebbe essere il capitolo conclusivo di un ciclo di storie nato nell'oramai lontano 1996.

Anche se la presentazione di Leon mi ha restituito delle preoccupanti "vibe da Resident Evil 6", così come tutto il merchandise presentato mi ha ricordato la gargantuesca campagna marketing fatta proprio per quel maledetto sesto capitolo, non posso negare che una "seconda visione" più attenta di tutto il materiale rilasciato fino a ora mi abbia mostrato qualcosa di più che ettolitri di sangue, stalker inquietanti e motoseghe, facendomi crescere l'hype per un capitolo che, al netto di tutti i dubbi ancora irrisolti, pare realizzato con estrema cura.

Il ritorno dei Crimson Head

I Crimson Head sono una variante degli zombie che resero celebre la saga ai suoi albori, introdotti con il remake del primo Resident Evil. Molto banalmente si trattava di una variante di non-morto che poteva risorgere una seconda volta, mutando in una creatura antropomorfa a metà strada fra uno zombie e il figlio di un tyrant e caratterizzato da un colorito rosso della pelle.

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Sono tornati.

Canonicamente vennero infilati nella lore della saga in maniera leggermente forzata, spiegando che il Virus-T non solo aveva il potere di riportare in vita i morti cancellandone ogni parvenza di umanità e rendendoli degli ammassi putrescenti mossi solo da una fame carnivora, ma che poteva anche innescare una seconda mutazione se l'ospite infettato fosse entrato in coma.

Nel remake di Resident Evil, difatti, i Crimson Head potevano essere prevenuti dando fuoco ai cadaveri dei non-morti che avevano ancora la testa attacata al corpo o, in alternativa, facendogli saltare le cervella con un colpo di arma da fuoco a distanza molto ravvicinata. Bene, per quanto la meccanica dei Crimson Head non venne mai più considerata nemmeno nei più recenti remake, durante lo showcase di Resident Evil Requiem si può notare, nella sezione dedicata all'iniettore, la descrizione di un composto chimico capace di distruggere le cellule infette evitando che il corpo della vittima muti successivamente. 

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Un dettaglio che potrebbe raccontare molto.

Indubbiamente non si tratta solo di una citazione nostalgica dello storico remake, ma di una precisa volontà di ripescare una delle idee più ansiogene mai introdotte nella saga e riportarla in auge o riadattarla attorno alle nuove minacce che vedremo in Requiem.  

Due stili di gioco, due inventari diversi

Che Grace e Leon rappresenteranno due tipologie di gameplay, e di approcci al gioco, completamente diversi è oramai cosa nota, ma avete notato che anche i menù dedicati agli inventari dei due personaggi sono completamente diversi fra loro?

Grace eredita un sistema più limitato, con pochissimi spazi pensati per lo stretto indispensabile, molto simile a quello di Resident Evil 2 Remake e del settimo capitolo, mentre per Leon si ritorna al modello "a valigia di Mary Poppins" visto nei più recenti di Resident Evil 4 Remake e Village, dove i protagonisti potevano mettere in tasca un bazooka, un fucile d'assalto, decine di granate, medikit, coltelli, un cambio di mutande pulito e tutto quello che serve per tenere a bada orde di aberranti mutazioni. 

Al netto di stravolgimenti dell'ultima ora, non pare essere solo una soluzione di game design, ma una trasposizione ludica delle due identità narrative che saranno presenti nel gioco: due personaggi diametralmente opposti, due modi diversi di vivere l’orrore. Capcom sembra davvero voler bilanciare survival horror puro e azione senza compromessi, provando a evitare quell'effetto "super-uomo" che affligge da sempre i protagonisti inesperti al termine della loro avventura. Staremo a vedere.

Leon è infetto e Grace è la cura

Il segretissimo Elpis, citato alla fine dello showcase, fa riferimento al nome in codice per un’operazione del governo degli Stati Uniti collegata a una nuova e misteriosa malattia. Il dottor Victor Gideon, l'apparente villain principale di Requiem nonché ricercatore collegato alla Umbrella Corporation, ha scoperto un modo per curare questa nuova malattia tramite il sangue di Grace.

La figlia di Alyssa Ashcroft, difatti, potrebbe essere immune a Elpis, così come a ogni derivato del Virus-T, per via dell'esposizione di sua madre a Daylight (un rimedio per il virus originale mostrato in Resident Evil Outbreak). Per quanto questo aspetto si ancora da chiarire, collegando i puntini si può intuire che Grace sia nata immune, diventando una portatrice sana di una potenziale cura.

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Cosa ci nasconde Mr. Kennedy?

Se a questo aggiungiamo che Capcom ha silenziosamente confermato che Leon è infetto, mostrando una porzione di pelle del collo marcescente che gli spunta dal collo della giacca, viene da se che l'incipit di tutto sarà quasi sicuramente dato dal fatto che Leon stia cercando Grace, rapita a sua volta da Gideon. Portando tutti i protagonisti nello stesso posto e nello stesso momento.

Victor Gideon non sarà il villain principale

Il comportamento di Victor Gideon nei filmati mostrati durante lo showcase, a meno che Capcom non abbia cambiato interamente il modo di scrivere una sceneggiatura, non sono quelli di un villain principale di un Resident Evil. Non ha la freddezza di un Albert Wesker, di una Evelyne, di una Madre Miranda, ponendosi più come un sottoposto al servizio di qualcuno di più importante o, molto più semplicemente, un ostacolo intermedio.

A tutto questo va aggiunto l'aspetto che più mi fa paura di Requiem, ovvero il fatto che Capcom voglia concludere in un solo capitolo, che di per se non potrà essere eccessivamente longevo vista lo storico della saga, tutta una serie di storie rimaste ancora senza un epilogo. 

Al netto delle chiacchiere da bar che vorrebbero un ritorno di Albert Wesker, o di Spencer, dal mondo dei morti, la teoria più plausibile mi sembra quella che vede la presenza di un antagonista inedito ma che allo stesso tempo è da oltre trent'anni che compare come nome nei vari capitoli della saga: Brandon Bailey.

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Un logo meno iconico di quello della Umbrella.

Bailey era un virologo al servizio del dottor James Marcus e divenne in seguito uno dei membri fondatori della Umbrella Pharmaceuticals. Come molti altri membri fondatori, Bailey fu cancellato dalla storia ufficiale della corporazione per capriccio di Oswell E. Spencer. In seguito alla morte di Marcus e alla chiusura del centro di ricerca della Umbrella presso il quale lavorava, Brandon fondò il sindacato criminale noto come The Connections, che si pose come competitore principale della Umbrella per scalfirne il monopolio nel mercato delle armi batteriologiche.

La nuova generazione di ricerche sulle armi biologiche condotte da The Connections, portò alla creazione del soggetto "nome in codice E-001", ovvero la Eveline che tanto filo da torcere diede a Ethan Winters in Resident Evil 7 (capitolo nel quale si scoprì anche che l madre di Grace era ancora una giornalista dedita alla ricerca di casi di armi biologiche illegali).

Considerando che, assieme a Gideon, è l'ultimo baluardo vivente dell'Umbrella che fu, e che Capcom dovrà trovare un modo narrativamente sensato per collegare i vari capitoli fra di loro, logica vorrebbe che Gideon, al netto dell'essere un ex ricercatore della Umbrella che decise di comprare l'ospedale visto più volte nei vari trailer per proseguire le sue ricerche una volta che l'azienda farmaceutica venne dismessa, sia connesso non solamente alle ricerche relative a Elpis ma, in qualche modo, alla Connections, o come collaboratore, o come un'antagonista intermedio intento a far risorgere la Umbrella Corporation.

Gli zombie sono... tristi?

Già nei precedenti trailer si era notato che gli zombie presenti in Requiem differiranno da quelli che abbiamo imparato a conoscere, e per certi versi ad amare, nei primi tre capitoli della saga.

Capcom ha voluto, però, confermare durante il recente showcase che questa tipologia di infetti ha dei ricordi di cosa erano nella loro vita precedente. Un concetto che si rifà alla mitologia Romeriana che voleva gli zombie dirigersi incoscientemente nei luoghi in cui erano abituati ad andare da vivi (come ad esempio il centro commerciale dell'alba dei morti viventi), ma che Capcom sembra aver voluto rendere ancor più drammatica.

Se si guarda attentamente il volto di tutti i non morti "semplici" presenti nei vari trailer, si può notare che il loro sguardo tradisce le loro intenzioni. Sono tutti tristi, disperati, quasi intenti a implorare pietà nel mentre che attaccano senza sosta i protagonisti.

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La sensazione e di trovarsi di fronte a delle menti prigioniere di corpi che non controllano più, costretti ad attaccare incessantemente vittime inconsapevoli, pregando il giorno che un proiettile (o un delicatissimo pestone sulla faccia da parte di Leon) metta fine a quella loro eterna prigionia putrescente.

Un dettaglio molto interessante e che mostra una cura maniacale da parte di Capcom nel voler far trasparire la totale assenza di umanità che da sempre contraddistingue gli esperimenti su cavie umane inconsapevoli.

Citazioni... citazioni ovunque

Anche una semplice battuta come “terrò occupati i nostri amici”, detta da Leon non appena sceso dalla macchina nel trailer di Requiem, assume un peso particolare. Si tratta di un richiamo diretto, e per nulla casuale, ad Ada Wong che in Resident Evil 4 Remake recita la stessa battuta riferendosi a Leon occupato con gli educatissimi abitanti di El Pueblo. Un sottile accenno a quel continuo gioco di specchi fra i due personaggi, che la serie porta avanti da anni.

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Allo stesso modo, il fucile a pompa che Leon imbraccia nel filmato di gameplay è lo stesso modello usato da Ada Wong in Separate Ways, così come l'inedita pistola imbracciata da Grace, si rifà alle forme della celebre bocca da fuoco di Barry Burton, oltre che mostrare un'aquila sull'impugnatura che riporta immediatamente alla mente il logo posto sul retro dell'iconica giacca di Claire Redfield.

Un ulteriore tocco di classe? L'animazione dell'attacco con la motosega di Leon è una riproposizione 1:1 di quella utilizzata per Frank West nel primo Dead Rising. Un tributo tanto delicato quanto ben confezionato. È fan service? Assolutamente sì, ma di quello coerente e fatto bene.

Un gameplay coerente col passato

Sempre parlando di animazioni, durante lo showcase è stata mostrata la gestione delle animazioni di quando Leon viene ferito, o afferrato, dai non-morti. Se avete notato, il mirino rimane presente a schermo e il protagonista potrà sparare dal fianco mentre è in fase di recupero. 

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Sarà interessante scoprire le nuove manovre evasive presenti in Requiem.

Un rimando alla tecnica del Quickshot inserita in Resident Evil 6, rifinita e resa meno "tamarra" per questo nuovo capitolo, fornendogli un contesto, e un utilità, decisamente diversi e maggiormente sensati, trasformandola da una "brutta coreografia" a una risposta naturale alle situazioni di pericolo in cui Leon si troverà invischiato.

Il ritorno dell'antico conio

Infine c'è un piccolo dettaglio che per quanto ovvio, mi ha fatto piacere notare, ovvero il ritorno delle monete antiche anche in questo capitolo. Ne appare una per un breve momento, poggiata sui tasti di un pianoforte, ma è un altro segnale di continuità che mostra che al netto delle sperimentazioni in prima persona, delle derive estremamente action e dei sapienti remake, Capcom vuole restituire, anche nelle piccole cose, quella continuità che nel corso degli ultimi trent'anni si era un pò persa per strada. 

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Un piacevole ritorno.

Ci sarebbero tantissimi altri aspetti da analizzare, fra bambini da salvare, rimandi a Outbreak e piccoli dettagli capaci di generare voli pindarici infiniti, ma ho voluto trattenermi a quello che ci è stato effettivamente mostrato da Capcom e che, in preda all'esaltazione per il ritorno di Leon, non è stato notato da tutti.

È indubbio che il timore di un prodotto che non soddisfi le aspettative di tutti è alto, ma è anche vero che Capcom negli ultimi anni ha dimostrato di aver imparato dagli errori fatti in passato e Requiem, sotto una superficie fatta di fiumi di sangue e calci rotanti, sembra avere tutte le carte in regola per fugare ogni dubbio ed ergersi come il capitolo di Resident Evil più completo in termini di gameplay, e stratificato in termini di narrativa, degli ultimi trent'anni.

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