La generazione PS5, arrivata ormai al suo sesto anno di vita, è una delle più strane e contraddittorie della storia PlayStation. Da un lato Sony ha raggiunto risultati commerciali impressionanti, consolidando le sue esclusive narrative e abbracciando con decisione il mondo PC.
Dall’altro, però, dietro la patina dell’efficienza industriale si nasconde un numero sorprendente di progetti abbandonati, cancellati o ridimensionati quando erano già in sviluppo avanzato. Sono giochi che avrebbero potuto ampliare l’identità del brand, aprire nuove direzioni creative o soddisfare nicchie rimaste senza risposta. Invece sono diventati note a margine, frammenti di idee che vivono soltanto attraverso concept art trapelati, testimonianze anonime e comunicati stampa che cercano di non dire troppo.
Raccontare questi giochi non significa indulgere nel rimpianto, ma restituire un’immagine più completa dell’industria moderna: un settore che spinge verso modelli sostenibili, che rincorre l’oro del live-service, che sperimenta con produzioni parallele e che, sempre più spesso, deve decidere cosa sacrificare. È proprio in questi sacrifici che si misura l’identità di una generazione.
Ecco perché vale la pena ripercorrere questi progetti cancellati, non per piangerli, ma per capire cosa avrebbero potuto essere.
The Last of Us Online
Il multiplayer di The Last of Us è sempre stato una curiosità amata da una parte della community, ma con Parte II Naughty Dog aveva l’ambizione di trasformarlo in qualcosa di più grande. Quello che nasceva come una modalità aggiuntiva si era presto trasformato in un gioco stand-alone, con tanto di team dedicato, concept art interni e un’idea chiara: costruire un mondo persistente che espandesse il dramma umano dell’universo post-apocalittico.
La cancellazione nel 2023 ha colpito duramente, perché coincideva con la crescita della strategia live-service di Sony, che stava investendo in più progetti paralleli. Naughty Dog, tuttavia, ha lasciato intendere che il concept fosse troppo distante dall’identità dello studio, troppo rischioso e troppo difficile da sostenere nel lungo periodo. Non resta che qualche immagine e un senso di occasione mancata: lo spin-off che avrebbe potuto reinventare Factions è diventato uno dei simboli di una fase di transizione incerta.
The Division: Heartland
Il destino di The Division: Heartland è legato a doppio filo a quello di Ubisoft, un publisher che negli ultimi anni si è trovato costretto a riconsiderare molti dei suoi progetti live-service. Heartland avrebbe dovuto essere la proposta “entry-level” del franchise: meno complesso, più immediato, focalizzato su modalità PvP e sessioni brevi. Un ponte tra il pubblico hardcore dei precedenti capitoli e un’utenza più ampia, desiderosa di un’esperienza più flessibile.
La cancellazione nel 2024 ha confermato che, nel panorama di oggi, anche brand solidi come The Division devono affrontare una spietata concorrenza, dove la differenza la fanno i tempi di sviluppo, la freschezza dell’idea e la sostenibilità a lungo termine. A Heartland non è bastato presentare qualcosa di familiare ma diverso. Ubisoft ha preferito concentrare le risorse altrove, chiudendo in parallelo anche Ghost Recon Frontline. Due strade interrotte prima che potessero dimostrare il proprio valore.
Il live-service di God of War
Fra tutte le cancellazioni del periodo PS5, quella legata a God of War è probabilmente la più discussa, perché nessuno aveva mai visto né trailer né artwork ufficiali. Il progetto esisteva, però, come iniziativa interna: un titolo live-service ambientato probabilmente in un nuovo pantheon, con combattimenti multiplayer e un’interpretazione più “social” dell’universo mitologico della saga.
Era un’idea rischiosa già in partenza. Il reboot norreno aveva confermato che la forza del franchise sta nella sua capacità di raccontare una storia padre-figlio attraverso un livello produttivo fuori scala. Portarla nel territorio del multiplayer significava entrare in un equilibrio molto delicato, quasi paradossale. La cancellazione, dunque, non sorprende, ma lascia aperta una domanda: cosa avrebbe potuto essere questa evoluzione? Avrebbe potuto funzionare? Oppure avrebbe snaturato l’identità di una delle saghe simbolo della cultura PlayStation? Per ora, solo qualche immagine trapelata lascia intravedere architetture greche e atmosfere enigmatiche.
Nuovo Twisted Metal
Se c’era un momento perfetto per riportare Twisted Metal alla ribalta, era proprio adesso. La serie TV su Peacock ha riportato interesse sulla saga e dimostrato che il suo immaginario può essere adattato ad altri linguaggi con ottimi risultati. Sony lo sapeva e stava effettivamente lavorando a una versione moderna del franchise, pensata come esperienza live-service, dove distruzione e caos si sarebbero intrecciati in un contesto multiplayer competitivo.
Il progetto è morto nel 2024, probabilmente schiacciato da una saturazione interna di produzioni simili. Non resta nulla da guardare, perché nemmeno un render è sopravvissuto agli archivi. È uno dei casi in cui la cancellazione pesa doppio: non solo perché il gioco non vedrà la luce, ma perché il franchise aveva (e ha ancora) un potenziale davvero notevole in ambito multiplayer.
Wonder Woman
Il gioco di Wonder Woman avrebbe dovuto essere il grande ritorno di Monolith Productions dopo gli ottimi risultati ottenuti con la saga della Terra di Mezzo. L’idea era intrigante: applicare il Nemesis System (uno dei sistemi più creativi degli ultimi anni) a un contesto supereroistico, caratterizzando nemici e relazioni interne in un modo mai visto nei giochi dedicati ai personaggi DC.
Il teaser trailer mostrato nel 2021 aveva acceso l’interesse dei fan, ma la cancellazione nel 2025 ha messo fine al progetto senza che venisse mostrato nulla di concreto. La chiusura dello studio da parte di Warner Bros. ha aggravato la situazione, trasformando il gioco in un simbolo di quanto rapidamente possano spegnersi anche le produzioni più promettenti. Un peccato, perché il potenziale narrativo e ludico era davvero notevole.
Wild
Annunciato nel 2014, Wild sembrava voler portare qualcosa di radicalmente diverso nel panorama PS5: un’avventura libera, aperta alla spiritualità e alla natura, con meccaniche di possessione animale e un mondo selvaggio e affascinante. Col passare degli anni, però, il progetto è scomparso dai radar, vittima di un ciclo produttivo irregolare e di una comunicazione che non riusciva più a sostenerlo.
La verità è emersa lentamente: il gioco era stato cancellato intorno al 2021, senza dichiarazioni ufficiali. Un addio silenzioso per un progetto che aveva fatto sognare per qualche minuto, salvo poi diventare un fantasma evocato ogni tanto durante gli eventi PlayStation. La sua sparizione è uno dei casi più emblematici delle produzioni troppo ambiziose per i propri mezzi.
Spider-Man: The Great Web
L’universo di Spider-Man su PS5 ha dimostrato quanto Insomniac sappia gestire un’IP complessa, dinamica e profondamente radicata nella cultura pop. È proprio per questo che l’idea di un gioco multiplayer cooperativo ambientato nello Spider-Verse sembrava così potente. Ogni giocatore avrebbe potuto interpretare un diverso Spider-personaggio, unendo le forze per combattere villain storici in un open world condiviso.
La cancellazione è stata una doccia fredda, soprattutto perché nel 2024 sono trapelati trailer interni e concept art che mostravano un progetto sorprendentemente avanzato. Non sapremo mai se avrebbe funzionato, ma è innegabile che l’idea di portare l’esperienza di Spider-Man nel mondo co-op aveva un potenziale enorme per ridefinire il genere.
Warhammer Age of Sigmar: Dark Frontier
La cancellazione di Dark Frontier è forse quella che pesa di più sul fronte della curiosità pura. Il mondo Age of Sigmar è ricco di iconografia perfetta per un action RPG difficile e stilizzato, e il concept mostrato nei leak del 2025 sembrava andare esattamente in quella direzione. Castelli fortificati, creature da incubo, mari tempestosi, eroismi disperati: tutto suggeriva un progetto ambizioso, coerente con l’espansione moderna del franchise Warhammer.
Il gioco non è mai stato annunciato ufficialmente, il che rende ancora più strano vederlo dissolversi prima ancora che emergesse al pubblico. Un’altra occasione sfumata, in un periodo in cui i soulslike contemporanei stanno vivendo una fase di straordinaria popolarità.