C'è stato un momento nella storia dei videogiochi in cui il modo di giocare è cambiato per sempre, e quel momento aveva due schermi, uno stilo e una forma a conchiglia che stava in tasca.
Il Nintendo DS non era solo una console portatile: era un laboratorio di idee, un oggetto che ha ridefinito il rapporto tra giocatore e videogioco introducendo il touch screen, il microfono e una filosofia di design che metteva la creatività davanti alla potenza bruta.
Chi c'era lo ricorda perfettamente: aprire quel DS Lite per la prima volta era un piccolo rituale, e quello che veniva dopo cambiava da persona a persona, perché il catalogo della console era talmente vasto e diversificato da avere qualcosa per chiunque.
Diciamoci la verità, alcuni di quei giochi non li abbiamo mai davvero dimenticati. Sono rimasti nei nostri ricordi come esperienze fondative, quelle che hanno definito non solo un'epoca del gaming portatile ma anche il modo in cui pensiamo ai videogiochi oggi. In questa lista abbiamo deciso di raccoglierne sette che, per ragioni diverse, continuano a occupare un posto speciale nel cuore di chi li ha giocati.
Non è una classifica e non pretende di essere esaustiva (d'altronde, sono usciti così tanti titoli per la console portatile che sarebbe impossibile elencare tutti quelli più popolari), ma se avete avuto un DS tra le mani in quegli anni, è molto probabile che almeno uno di questi titoli vi faccia tornare indietro nel tempo.
Nintendogs
Se c'è un gioco che ha definito l'identità del Nintendo DS più di qualsiasi altro, è Nintendogs. Non era un gioco nel senso tradizionale del termine: era un'esperienza, un rapporto che si costruiva giorno dopo giorno con un cucciolo virtuale che reagiva alla voce, al tocco e alla presenza del giocatore. Soffiare nel microfono per chiamarlo, accarezzarlo sullo schermo touch, portarlo a passeggio e insegnargli i trucchi erano azioni che suonavano banali sulla carta ma che nella pratica creavano un legame emotivo sorprendentemente reale.
Il successo commerciale fu colossale, con oltre 23 milioni di copie vendute nel mondo, e l'impatto culturale andò ben oltre i numeri. Nintendogs dimostrò che il DS poteva raggiungere un pubblico completamente nuovo: persone che non avevano mai toccato un videogioco in vita loro si ritrovarono a giocare per settimane, conquistate dalla semplicità disarmante del concetto. Fu il gioco che aprì le porte a un'intera generazione di giocatori casuali e che rese il DS un fenomeno di massa, non solo un prodotto per appassionati.
Final Fantasy III
L'uscita di Final Fantasy III su Nintendo DS nel 2006 fu un momento storico per una ragione precisa: per la prima volta, i giocatori occidentali poterono mettere le mani su un capitolo della saga che fino a quel momento era rimasto confinato al mercato giapponese. L'originale per Famicom del 1990 non aveva mai varcato i confini del Giappone, e il remake per DS non si limitò a tradurlo ma lo ricostruì da zero con una grafica tridimensionale che all'epoca impressionava su uno schermo così piccolo.
Il successo commerciale del progetto ebbe conseguenze che si sentono ancora oggi. Square Enix capì che esisteva un mercato affamato di rivisitazioni dei classici, e da quel momento in poi la cultura del remake è diventata uno dei pilastri della strategia del publisher giapponese. Senza il successo di Final Fantasy III su DS, è lecito chiedersi se avremmo mai visto la serie di remake e remaster che ha caratterizzato gli anni successivi, dai rifacimenti di Final Fantasy IV fino alle ricostruzioni monumentali degli ultimi anni.
Pokémon Ranger
Pokémon Ranger prese tutto quello che sapevamo sui giochi Pokémon e lo capovolse. Niente lotte tradizionali, niente Poké Ball, niente palestre. Al loro posto c'era un sistema di cattura basato interamente sul touch screen: per calmare i Pokémon selvatici bisognava tracciare cerchi attorno a loro con lo stilo, un'azione che suonava ridicola a parole ma che nella pratica si traduceva in un gameplay frenetico e sorprendentemente avvincente. Il giocatore vestiva i panni di un Ranger, una figura il cui compito non era collezionare creature ma proteggere l'ecosistema.
Con circa 2,7 milioni di copie vendute, Pokémon Ranger dimostrò qualcosa di fondamentale per l'industria: gli spin-off possono funzionare, e possono farlo alla grande. Oggi guardiamo a Pokémon Pokopia e a tutti gli altri derivati del franchise come a qualcosa di naturale, ma la strada fu aperta anche da titoli come questo, che ebbero il coraggio di prendere un brand enorme e portarlo in una direzione completamente diversa da quella che il pubblico si aspettava.
Dr. Kawashima's Brain Training: quanti anni ha il tuo cervello?
C'è stato un periodo in cui sembrava che metà della popolazione mondiale avesse un DS in borsa per giocare a Brain Training durante il tragitto in treno. Il gioco del dottor Kawashima trasformò la matematica, la memoria e gli esercizi cognitivi in qualcosa di genuinamente divertente, e lo fece con un'interfaccia così intuitiva che chiunque poteva usarla, indipendentemente dall'età o dall'esperienza con i videogiochi. Tenere il DS in verticale come un libro, scrivere i numeri con lo stilo, parlare nel microfono per rispondere alle domande: ogni interazione sfruttava l'hardware in modo intelligente.
L'impatto di Brain Training va molto oltre le vendite, che pure furono enormi. Il gioco aprì la strada all'intera categoria della gamification applicata al miglioramento personale; senza Brain Training è difficile immaginare il successo di Wii Fit, di Ring Fit Adventure, e di tutta quella generazione di applicazioni e giochi che trasformano attività quotidiane in sfide ludiche. Fu il titolo che dimostrò al mondo intero che un videogioco poteva essere qualcosa di utile oltre che di divertente, e che il confine tra le due cose era molto più sottile di quanto si pensasse.
The Sims: Island
The Sims: Island prese la formula consolidata della serie e la portò in un territorio completamente inesplorato. Niente case da arredare, niente carriere da scalare, niente quartieri da popolare. Al loro posto c'era un'isola deserta, la necessità di sopravvivere e un sistema di crafting che costringeva il giocatore a raccogliere risorse, costruire rifugi e gestire i bisogni fondamentali dei propri Sim in un contesto ostile. Era una scommessa enorme per un franchise che fino a quel momento aveva costruito il suo successo sulla simulazione della vita quotidiana.
La scommessa pagò, e con il senno di poi è impossibile non vedere in The Sims: Island un precursore di tutta la cultura survival che avrebbe dominato il decennio successivo. Minecraft e Terraria arrivarono quattro anni dopo, ma l'idea di combinare simulazione, sopravvivenza e crafting in un ambiente esplorabile era già lì, su una cartuccia DS. Non sarebbe corretto dire che Island abbia inventato il genere, ma ha sicuramente contribuito a dimostrare che il pubblico era pronto per quel tipo di esperienza.
Mario Kart DS
Mario Kart DS non fu solo un ottimo gioco di corse: fu il titolo che portò il multiplayer online su una console Nintendo portatile per la prima volta nella storia. La Nintendo Wi-Fi Connection, lanciata proprio con Mario Kart DS nel 2005, permise ai giocatori di sfidarsi a distanza in un'epoca in cui il gaming online su dispositivi portatili era ancora un concetto quasi fantascientifico. E il gioco stesso era eccellente: circuiti iconici, un roster bilanciato, la modalità Missione che aggiungeva sfide uniche e un sistema di drifting che premiava l'abilità pura.
L'eredità di Mario Kart DS si misura nel modo in cui ha ridefinito le aspettative del pubblico verso il gaming portatile. Dopo quel titolo, l'idea che un gioco handheld potesse offrire un'esperienza multiplayer online completa e competitiva non era più un sogno ma uno standard. Ogni Mario Kart successivo ha costruito su quelle fondamenta, e la sensazione di sfidare qualcuno dall'altra parte del mondo su uno schermo che stava nel palmo della mano rimane uno dei ricordi più vividi di quell'epoca.
Animal Crossing: Wild World
Animal Crossing esisteva già prima del DS, ma fu Wild World a trasformarlo nel fenomeno culturale che conosciamo oggi. Il motivo è semplice: la portabilità cambiò tutto. Avere il proprio villaggio sempre in tasca, poterci fare un salto durante la pausa pranzo o prima di dormire, controllare cosa avesse in vendita Tom Nook mentre si aspettava l'autobus, trasformò Animal Crossing da gioco da salotto a compagno quotidiano. La connessione Wi-Fi permetteva poi di visitare i villaggi degli amici, aggiungendo una dimensione sociale che amplificava enormemente la durata e il coinvolgimento.
Wild World fu il capitolo che consolidò l'identità della serie: ritmo lento, nessun obiettivo obbligatorio, un mondo che viveva seguendo l'orologio reale e che cambiava con le stagioni. Era un gioco che non chiedeva nulla e offriva tutto, e proprio per questo creava una dipendenza dolce e persistente che pochi altri titoli sono riusciti a replicare.
Senza Wild World e senza il DS, è molto probabile che Animal Crossing non sarebbe mai diventato quel colosso da 40 milioni di copie che è stato New Horizons nel 2020. Le radici di quel successo affondano qui, in un piccolo villaggio che stava nel palmo della mano.