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Pro
- Ciclo di gameplay semplice e magnetico.
- Mescola perfetta di generi diversi.
- Direzione artistica adorabile e coerente con il franchise.
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Contro
- Libertà costruttiva meno profonda rispetto ad altri sandbox.
- La progressione guidata potrebbe risultare troppo lineare.
Il Verdetto di SpazioGames
C’è un mondo da ricostruire con pazienza, un micro-habitat alla volta. Il ciclo ludico è tanto semplice quanto magnetico e i propositi per espandere all'infinito il titolo con eventi dedicati, nuovi biomi e, soprattutto, nuovi Pokémon, ci sono tutti. Non è un titolo per chi cerca profondità sistemiche estreme o libertà costruttiva totale. È un’esperienza inizialmente molto guidata e successivamente calibrata per risultare sempre accogliente e accomodare i ritmi di ogni tipologia di giocatore.
Pokémon Pokopia è il classico "esperimento" che fino a che non ti ci immergi non sai di aver sempre voluto. Non è un Cozy Game nella sua forma più pura, non è un builder estremamente stratificato e non è, soprattutto, il più classico dei Monster-Catcher.
Pokopia è una sapiente mescola degli elementi più rappresentativi di questi generi, realizzata a sei mani da Koei Tecmo, The Pokémon Company e Game Freak. Il linguaggio del franchise di Pokémon traspare da ogni pixel, ma la forma con cui è stato messo in scena lascia sorpresi per la naturalezza con cui si amalgama a generi che poco hanno a che fare con dei mostriciattoli che si fracassano di botte.
Negli anni abbiamo visto i Pokémon cimentarsi con tantissimi generi diversi e, al entto della serie Mystery Dungeon, ben pochi spin-off sono riusciti a lasciare realmente il segno. Eppure, quella sensazione di pace data dai cozy game per qualche motivo sembrava da sempre sposarsi perfettamente con l'anima più rilassata di questo franchise, serviva solo qualcuno che riuscisse a capire come trasformarla in qualcosa di concreto.
Sia chiaro, però, Pokopia non è Animal Crossing con i Pokémon, o meglio, non è solo quello. Per molti giocatori sarà molto di più, per altri molto di meno. Ed è forse proprio questo il bello di questo nuovo spin-off: fino a che non ti ci immergi, non riesci a capire quale sua anima si sposi meglio con la tua.
Un Ditto, un mondo da ricostruire
Pokopia comincia con un silenzio assordante. Un Ditto si risveglia da un lungo sonno grazie a una voce fuori campo gli chiede se si ricorda le sembianze del suo allenatore. Il Pokémon è solo, apparentemente abbandonato in una landa arida.
Non ha idea di cosa sia accaduto al mondo che conosceva, ma sente l’assenza del suo allenatore al punto da assumerne, approssimativamente, le sue sembianze per indagare su cosa sia successo al mondo che ricordava.
In Pokopia non ci sono palestre, né Leghe da scalare. Gli allenatori sono un ricordo del passato, qui si è un Pokémon che dialoga con altri Pokémon. Si costruisce. Si coltiva. Si ricostruisce un mondo perduto con una pazienza alla pari dei migliori esponenti del genere Cozy Game.
Il Professor Tangrowth, il primo Pokémon che Ditto incontrerà, assumerà ben presto i connotati del mentore. Spiegherà alla tenera creatura che il mondo è cambiato; che gli umani sono spariti, che i Pokémon selvaggi sono scappati.
Poi, dopo aver rinvenuto il primo Squirtle in difficoltà, Pokopia inizia a introdurre le prime meccaniche da builder e a svelare il suo core da monster catcher. I Pokémon esistono ancora, ma per farli tornare in quella landa desolata, Ditto dovrà ricostruire pazientemente tutto, rigenerando biomi, restaurando strutture diroccate e scoprendo, un passo alla volta, cosa sia successo al mondo che ricordava.
Al netto di un editor fin troppo basilare (le varianti di Ditto sono davvero poche considerando la malleabilità del Pokémon scelto come protagonista), la storia di Pokopia riesce a fare qualcosa che da anni la serie principale non riesce più a ottenere: incuriosisce il giocatore e lo sprona a proseguire.
Quel mix di post-catastrofe ambientale e gestione di un angolo di paradiso, funziona alla grande. Il voler scoprire cosa è successo al proprio allenatore, e in linea di massima all'intero genere umano, anche.
Pokopia, infatti, presenta una vera e propria campagna. Un aspetto che potrebbe sposarsi poco con i cozy game e i builder (ricordiamoci sempre che di milioni di giocatori di Minecraft e Animal Crossing, pochissimi hanno visto i titoli di coda di entrambi i titoli), ma che in realtà funziona.
La campagna principale, in base a come si decide di giocarla, può durare tra le 20 e le 35 ore; e per quanto sia molto lineare, forse perfino troppo, si rivela molto interessante (ovviamente se contestualizzata sempre a un titolo di Pokémon) proponendo idee che dispiace non vedere nella serie principale targata Game Freak.
Tutto comincia da uno Squirtle
La progressione iniziale di Pokopia è sorprendentemente naturale. Niente tutorial invasivi (anche se le dozzine di linee di dialogo permangono), ma un fluire organico di scoperte. Si incontra uno Squirtle sofferente, lo si tocca e Ditto impara a sputare acqua.
Con la nuova mossa a sua disposizione può rendere rigoglioso l'arido terreno dell'isola, facendo rinverdire l'erba rinsecchita. Il nuovo bioma fa tornare il primo Bulbasaur, il quale gli insegnerà Fogliame che, nelle mani del piccolo Ditto, gli permetterà di creare erba alta da ogni zolla di terreno.
Da li a far arrivare il primo Charmander il passo è breve, ma il celebre Pokémon di tipo fuoco non insegnerà alcuna mossa; gli elargirà un consiglio: i Pokémon possono usare le loro peculiarità per aiutare nella ricostruzione dell'isola.
Da li il passo è breve prima che l'isola cominci a popolarsi di Pokémon diversi, tutti caratterizzati da una tipologia e da alcune caratteristiche indispensabili per ricostruire l'atollo. In poche ore Ditto può distruggere rocce, tagliare alberi, scavare nel terreno e soddisfare le richieste dei Pokémon presenti per aumentarne i legami affettivi e permettergli di essere più efficienti.
Per attirare Pokémon diversi si deve sperimentare. Quattro quadrati di terreno bastano per un habitat base. Ma se si espande l'area, si aggiungono massi, alberi, oggetti o se li si crea vicino a fonti d'acqua ecco comparire altre specie.
Ogni habitat viene registrato in un Habitat Dex dedicato. Ogni Pokémon ha un livello di Comfort che si può aumentare posizionando oggetti graditi nel suo spazio vitale. Il sistema di raccolta è deliziosamente assurdo: Ditto può risucchiare oggetti usando una versione “canonica” della mossa Accumulo.
Ed è qui che Pokémon Pokopia mostra il suo cuore pulsante. Il loop è semplice, magnetico e molto più snello rispetto a un cozy game tradizionale. Nei tempi morti, le capacità "costruttive" di Ditto possono essere impiegate per rimodellare l'isola.
Mentre si aspetta che due Pokémon sfruttino le risorse cumulate per restaurare un vecchio edificio, si possono soddisfare le richieste dei mostriciattoli che non sono impegnati in altre attività. Oppure si possono sfruttare le ricompense ottenute precedentemente, per costruire nuovi oggetti in modo da realizzare angoli di paradiso specifici per attirare nuove creature.
Il tutto comincia proprio in seguito alla ricostruzione del primo centro Pokémon, quando si abiliterà un app capace di offrire costantemente missioni da svolgere per mantenere alta l'abitabilità dell'isola. Grazie a una serie di missioni difatti, si dovranno ricostruire specifiche strutture, o restaurare aree dell'isola, per ottenere risorse da spendere per ottenere nuovi oggetti o poterli costruire.
Con centinaia di Pokémon da scovare, centinaia di richieste da soddisfare (fra urgenti e non), diversi biomi, e aree, da ricostruire e la possibilità di rimodellare gli ambienti, Pokopia garantisce sempre qualcosa da fare, annientando quei tempi morti tipici dei cozy game e lasciando al giocatore la libertà di scegliere il ritmo di gioco.
Il tutto, però, senza venire meno ai canoni del genere. In giorni precisi, arriveranno eventi dedicati; in momenti specifici, si potranno ottenere risorse altrimenti irreperibili. Insomma lo spirito del cozy game è presente in Pokopia, ma viene modellato attorno agli altri generi inseriti al suo interno.
Un builder basilare ma soddisfacente
Quando si passa alla ricostruzione vera e propria, Pokémon Pokopia, gli edifici più complessi si realizzano tramite progetti predefiniti.
Per ricostruire un Centro Pokémon, ad esempio, servono materiali specifici e il contributo di Pokémon con abilità costruttive. Non si piazzano mattoni singoli, ma si da vita a un progetto che prende forma davanti ai nostri occhi.
Il risultato è coerente. Pokopia non vuole essere un builder duro e puro, ma vuole prendere alcuni elementi del genere per garantire la possibilità di rimodellare l'isola in maniera più snella rispetto a titoli come, per l'appunto, Animal Crossing. Nonostante ciò, se volete potrete comunque costruire edifici più o meno imponenti mattone per mattone grazie alla varietà di materiali e arredamenti disponibili, dando dunque spazio alla creatività.
Ogni abilità di Ditto è selezionabile rapidamente, i tempi spesi nei menù sono sostanzialmente ridotti rispetto ad altri esponenti del genere, e in poco tempo Ditto potrà muoversi molto rapidamente fra i vari biomi per intervenire in scioltezza sulle varie aree dell'atollo.
Non è un mondo enorme, sia chiaro, e sicuramente le meccaniche da builder sono deboli se si cerca solo quello da Pokopia, ma nell'insieme dei generi proposti il pacchetto confezionato da Koei Tecmo, The Pokémon Company e Game Freak funziona alla grande.
Uno degli aspetti che più ho detestato di Animal Crossing: New Horizons è un comparto multiplayer basato sul principalmente sul visitare, rispetto all'interagire. Pokopia stravolge questa struttura permettendo ai vari giocatori di lavorare attivamente sull'isola che visitano.
Un host potrà, infatti, aprire le porte della propria Isola Nebula (un'isola separata da quella principale, dedicata interamente al multiplayer), permettendo ad altri giocatori di raggiungere la propria terra. A differenza di Animal Crossing, però, in Pokopia tutti gli ospiti potranno essere parti attive della ricostruzione.
Da ospite si può costruire oggetti, creare biomi per accogliere nuovi Pokémon, collaborare per ristrutturare edifici e così via. Ovvio, alcune attività rimangono totalmente nelle mani del proprietario (come il parlare con i nuovi Pokémon giunti sull'isola o il distruggere elementi presenti nell'isola).
La sensazione generale che mi ha restituito il multiplayer di Pokopia, però, è lo stesso del resto della produzione, ovvero quella di una produzione che senza volerlo dichiarare esplicitamente si pone come un punto d'incontro per diverse tipologie di giocatori, offrendo solo gli aspetti più immediati, ed assuefacenti, dei vari generi a cui fa riferimento, smussando tutte le spigolosità di sorta e proponendosi come un'esperienza immediata e ritmata.
Tecnicamente delizioso
Lo so, ci vuole poco a fare meglio degli ultimi capitoli canonici di Pokémon, ma è indubbio che la direzione artistica di Pokopia è deliziosa. Su Nintendo Switch 2 il titolo gira fluido. Non spinge l’hardware al limite, ovviamente, ma gestisce molto bene ambienti modulari manipolabili e più giocatori contemporaneamente.
Lo stile grafico è più rotondo e colorato del solito. I Pokémon sembrano quasi dei peluche animati, e in particolare le animazioni di Ditto sono curate con estrema meticolosità, portandolo a diventare un piccolo spettacolo ambulante ogni volta che cambia forma.
Non c’è la fisica sofisticata di un Minecraft, né qualsivoglia illuminazione complessa, ma tutto è stabile, coerente, armonioso e realizzato con una cura che stranisce in un titolo dedicato ai Pokémon.
Personalmente, infine, ho trovato irresistibile quella velata, quanto dolce, malinconia che permea costantemente la silenziosa ricerca di Ditto del suo allenatore. Al netto di tutto Pokémon Pokopia non reinventa, indubbiamente, i generi di riferimento, ma riesce ad amalgamarli come fece il primo Pokémon con altre tipologie di produzioni, e il risultato finale è tanto unico quanto ben realizzato.