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Immagine di Port Royale 4 | Recensione - Le languide e piatte acque dei Caraibi

Recensione

Port Royale 4 | Recensione - Le languide e piatte acque dei Caraibi

Port Royale 4 segna il ritorno della storica serie gestionale ambientata ai Caraibi, ma otto anni di attesa non sono stati pienamente ripagati

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Avatar di Daniele Spelta

a cura di Daniele Spelta

Redattore @SpazioGames

Pubblicato il 25/09/2020 alle 10:02
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  • Pro
    • Introdotte le battaglie a turni fra le flotte
    • Tanti prodotti da commerciare
    • La solita intricata economia
    • Il tutorial spiega nel dettaglio tutto ciò che c'è da sapere
  • Contro
    • Le interfacce sono un problema
    • Le ore di gioco passano senza troppi spunti
    • Manca di personalità
    • La microgestione è un cliente spiacevole

Il Verdetto di SpazioGames

6
Riprendendo la domanda posta in apertura di recensione, Port Royale 4 non è riuscito ad invertire la rotta rispetto al terzo capitolo e Gaming Minds Studios ricasca pressoché negli stessi errori, fatti di ritmi senza accelerazioni e di azioni ripetute allo sfinimento, il tutto condito da una UI tagliata con l'accetta e da una grafica vetusta. Chi ama però questi gestionali calmi e senza pressioni, in cui perdersi lungo infinite rotte commerciali, troverà in Port Royal 4 il suo passatempo preferito. Sinceramente, non sappiamo però quanti saranno questi asceti del videogioco.

Disponibile su: PC, PS4, XONE, SWITCH

Informazioni sul prodotto

La vita di un pirata, tutta arrembaggi, salti giù da un pontile, l’ennesimo sorso di rum e se ti va male l’immancabile benda sull’occhio. Insomma, tanto pericolosa quanto emozionante. Beh, non proprio, almeno secondo Port Royale 4, l’ultimo capitolo della celeberrima serie gestionale a tema caraibico nata ormai nel lontano 2003 e che torna a galla dopo circa otto anni di distanza da un terzo episodio non proprio indimenticabile. Con Gaming Minds Studios di nuovo al timone, Port Royale 4 sarà riuscito ad invertire la rotta?

Acque cristalline

Un breve ripasso per chi non conoscesse questo storico nome. Come i suoi predecessori, Port Royale 4 è un gestionale ambientato tra il XVI e il XVII secolo lungo le coste caraibiche, da poco colonizzate dalle quattro principali potenze europee: Francia, Olanda, Spagna e Inghilterra. Questo nuovo paradiso terrestre nasconde opportunità ed insidie, dalle terre fertili nascono ricchezze senza fine, da far fruttare grazie agli scambi commerciali e alle aziende agricole ed estrattive, ma la guerra è sempre alle porte e gli assolati atolli possono diventare una sentenza di morte quando all’orizzonte appare una bandiera nera con un teschio.

I Caraibi nel XVII secolo

Lo scopo principale è quello di fondare un solido impero commerciale in nome del proprio viceré, ma la strada è lunga e prima di diventare un ricco capitalista ante litteram occorre sporcarsi le mani come un vero e proprio mozzo. Come spesso accade per questo genere, anche Port Royale 4 è un titolo abbastanza complesso e il rischio di finire in bancarotta senza nemmeno capire il perché è piuttosto elevato.

Per fortuna Gaming Minds Studios viene incontro al giocatore e il punto d’ingresso necessario è un ricco e corposo tutorial che, missione dopo missione, affronta tutte le varie meccaniche di gioco. Si viene così guidati per mano alla scoperta di ogni minimo ingranaggio, dalle rotte commerciali alla gestione degli insediamenti, dalla costruzione di nuove imbarcazioni all’immancabile guerra che insanguinerà i mari.

Complessivamente il loop di gioco funziona bene e buona parte del merito va ascritto al sistema economico alla base. Lungo la mappa sono disseminati gli insediamenti, ciascuno battente la propria bandiera, ciascuno caratterizzato da specifiche risorse e, ovviamente, dal proprio porto. Per mantenere un’economia salda occorre dunque creare delle rotte da far solcare ai propri convogli, stando attenti ai bisogni di ciascuna città e creando un intricato e ricco sistema di import-export capace di sfruttare surplus e i prezzi variabili.

In poche parole, la perfetta sintesi di un sistema capitalistico in cui bisogna giocare d’astuzia per guadagnare ogni singolo centesimo, magari sfruttando a proprio favore i venti e le correnti. Inizialmente, che si gestisca manualmente una nave alla volta o che si mandino i vascelli in automatico lungo il mare, questo meccanismo avanza senza troppi intoppi, lasciando tempo e spazio ai giocatori per occuparsi della crescita e delle migliorie da innestare nelle proprie città.

Ci sono numerose merci da scambiare

Mano a mano che gli scambi crescono inizia però a farsi sentire un’eccessiva microgestione, con interventi che si fanno sempre più frequenti a causa di rotte che diventano scarsamente redditizie o per via dei costanti saccheggi causati dalla guerra o dai pirati. Si finisce così per perdersi in numerosi click, momenti resi ancora più tediosi per via di un’interfaccia troppo ancorata al passato.

Navigare fra i vari menù è scomodo e lento, le finestre non si possono ad esempio muovere lungo lo schermo, sono esteticamente arretrate e mal organizzate dal punto di vista funzionale – sono spesso inutilmente enormi – e mancano anche alcuni pannelli riassuntivi che avrebbero permesso di tener sott’occhio immediatamente la situazione complessiva del mercato.

Economia di guerra

Port Royale 4 non è solo commercio. Per quanto centrale, l’economia deve infatti essere sostenuta da un’attenta gestione e pianificazione delle città che sorgono lungo le sponde caraibiche. Ci si trova così a dover far prosperare inizialmente un piccolo agglomerato di capanne e bettole, aggiungendo via via lungo le caselle altri edifici come i quartieri residenziali, la chiesa, svariate tipologie di piantagioni, miniere ed industrie per creare i beni più costosi. Per quanto non si arrivi alla raffinatezza del recente e ottimo Anno 1800, la componente gestionale è ben inserita all’interno della cornice ed ha un suo senso di progressione grazie a l'ingombrante presenza dei viceré e alle concessioni donate dai governatori.

I viceré vanno sempre tenuti in considerazione

Che si tratti di quello spagnolo, francese, olandese o inglese, queste figure vanno sempre tenute in considerazione e soddisfare i loro desideri ed esigenze significa aumentare le possibilità per le proprie imprese, nonché guadagnare fama per scalare le gerarchie interne della propria fazione e per sbloccare i tasselli di una sorta di albero delle tecnologie, grazie a cui arruolare nuovi capitani e accedere a tipologie di edifici più avanzati.

Nel XVI secolo l’economia non si basava solo su scambi alla luce del sole, ma c’erano un paio di modi meno delicati per rimpinguare le casse: la guerra e la pirateria. In Port Royale 4 nulla vi vieta di darvi al saccheggio sfrenato, anche se questo guasterà i rapporti con il proprio viceré e potrebbe avere delle conseguenze piuttosto spiacevoli. Al contrario, la guerra è una presenza costante ed inevitabile, viene dichiarata e ritirata senza soluzione di continuità e gli scontri in mare aperto sono stati tradotti dal team di sviluppo in battaglie a turni piuttosto tradizionali.

Le battaglie a turni sono una delle principali novità

In una classica mappa divisa in caselle si spostano così i propri vascelli per cercare di sfruttare ad esempio la superiorità numerica, le maggiori bocche da fuoco o una ciurma più agguerrita da mandare all’attacco. Inoltre, questi duelli possono essere vinti grazie a delle particolari tattiche apprese dal proprio capitano, in grado di ribaltare le sorti con una fulminea manovra di accerchiamento o con una ricarica più rapida dei cannoni. Sono piacevoli momenti che spezzano gli infiniti scambi tra le città e, nel caso in cui non abbiate voglia di cimentarvi con la polvere da sparo, potete sempre automatizzare gli scontri.

C'è però un ingombrante problema: nel momento in cui due flotte nemiche incrociano la rotta, lo scontro viene segnalato sulla mappa con una croce rossa, da cliccare per entrare in prima persona dentro l'azione. Peccato però che questo sia l'unico alert e che duri pochissimi secondi, un lasso di tempo che diventa infinitesimale se si aumenta la velocità di gioco fino al 3X.

La calma vita di un pirata

Port Royale 4 è un gestionale piacevole, il sistema economico è ben calibrato e ha aggiunto al suo arsenale le battaglie a turni, eppure sembra uno di quegli esercizi svolti senza troppa fantasia. Il vero problema è la mancanza di varietà nell’esperienza di gioco, unita ad un ritmo alle volte sin troppo lento e compassato. Che si scelga la campagna o la modalità sandbox, gli obiettivi proposti e i compiti da portare a termine sono sempre gli stessi, magari con ordini e priorità differenti, ma comunque riconducibili a qualche merce da vendere/acquistare, al mantenimento della felicità delle proprie città o alla dichiarazione di guerra ad una potenza rivale. Un’economia sana e in crescita è il miglior indizio di una progressione sì presente, ma che si fatica ad avvertire nel momento in cui le azioni svolte con quattro convogli sono esattamente le stesse di quando si hanno a disposizione il doppio o il triplo di navi.

In Port Royale 4 tutto scorre piatto e con una costante monotonia. Ad esempio, la dichiarazione di guerra da parte del proprio viceré è un semplice messaggio infilato in un angolo dello schermo, nelle campagne è difficile trovare uno straccio di storia, una potenziale pestilenza nella propria città equivale ad un invisibile punto esclamativo messo in un pannello e ogni tanto appaiono dei pop up che riportano in poche righe qualche evento storico reale.

Inoltre, le differenze fra le quattro nazioni o fra le singole fazioni al loro interno – bucanieri, mercanti, avventurieri o pirati – si riducono a qualche nave specifica e ad una manciata di statistiche, ma il modus operandi resta sostanzialmente identico. Il rischio ripetitività è insomma dietro l’angolo, anche a causa di una mappa dei Caraibi abbastanza ristretta e con poche città da visitare e con cui interagire.

Arrivano notizie dal vecchio continente

Come se non bastasse, il sistema di domanda e offerta spesso porta a delle evidenti fluttuazioni dei prezzi, con un conseguente margine guadagnato che va via via assottigliandosi per le proprie rotte e con spedizioni che trasportano carichi sempre più leggeri. L’unica soluzione è dunque intervenire manualmente – aumentando così la già citata microgestione – oppure assistere ad una crescita economica sempre più lenta ed estenuante, l’ennesimo granello che inceppa gli ingranaggi. Port Royale 4 rischia quasi di diventare uno di quei idle game da tenere come sottofondo mentre si fa dell’altro: un piacevole passatempo, ma non proprio un turbinio di emozioni.

Le città non sono molto pittoresche

Tropici in bassa definizione

Infine, dal punto di vista grafico l’ultima fatica di Gaming Minds Studios fatica a reggere il confronto con i rivali moderni, anche se si resta confinati al suo stesso genere di appartenenza. Ci sono evidenti difetti di lip sync, i pochi personaggi che appaiono qua e là sembrano usciti dallo scorso decennio – e se si osservano da vicino le città ci si accorge dei pochissimi modelli che si aggirano per quegli spazi in bassa definizione.

Ovviamente l’aspetto estetico è una delle ultime cose che si cerca in un gestionale ma, anche in questo frangente, Port Royale 4 si posiziona in un’anonima via di mezzo tra passato e presente, una zona grigia che è la perfetta spiegazione della scialba vita di questi Caraibi digitali.

Se non lo avete ancora fatto, potete acquistare Port Royale 4 a un ottimo prezzo su Amazon.

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