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Immagine di Daymare: 1998, incubi diurni su console - Recensione

Recensione

Daymare: 1998, incubi diurni su console - Recensione

Daymare: 1998 è un omaggio senza tempo a Resident Evil: lo abbiamo giocato su console per vedere se e cosa aggiunge questo porting all'edizione PC

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Avatar di Gianluca Arena

a cura di Gianluca Arena

Editor @SpazioGames

Pubblicato il 02/05/2020 alle 13:44
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  • Pro
    • Atmosfera e cura per i dettagli di buon livello
    • Narrativa interessante
    • Control scheme ben adattato al pad
  • Contro
    • L'originalità non è di casa
    • Nessun contenuto inedito su console
    • Incertezze tecniche di vario tipo

Il Verdetto di SpazioGames

7.3

Daymare 1998 è puro comfort food non solo per quanti son cresciuti con i primi capitoli della serie Resident Evil, ma anche per chi ha respirato la cultura pop della seconda metà degli anni '90. Non è perfetto e non poteva essere diversamente visto che si tratta di un titolo d'esordio e che ci hanno lavorato solo una decina di persone – peraltro con un budget ristrettissimo anche per una realtà indipendente – ma la passione e la cura per i dettagli trasudano da ogni poligono. Il risultato finale, allora, è maggiore della semplice somma delle parti, le quali, analizzate singolarmente, hanno tutte consistenti margini di miglioramento. Nondimeno, se avete amato i ritmi compassati e le atmosfere terrificanti dell'epoca d'oro dei survival horror, il consiglio è di dare al prodotto Invader Studios quantomeno una possibilità, in attesa del secondo e terzo episodio.

Disponibile su: PC, PS4

Informazioni sul prodotto

C’è sempre una punta di orgoglio quando un team interamente italiano, piccolo o grande che sia, pubblica un gioco su scala mondiale, passando dalla iniziale relase esclusivamente per PC alle console. Questo è il caso di Daymare: 1998, già recensito dal nostro Domenico su computer lo scorso anno e giunto in questi giorni anche su PS4 e Xbox One.

Abbiamo testato per voi proprio quest’ultima versione – e se amate i survival horror vecchia scuola dovreste continuare a leggere.

Un’altra Raccooon City

Come evidenziato nella recensione dello scorso anno della versione PC, pur non arrogandosi alcuna parvenza di originalità (d’altronde il progetto iniziale era quello di sviluppare un fan remake di Resident Evil 2, bene ricordarlo), la trama dietro Daymare: 1998 riesce a sorprendere, non tanto per il plot in sé quanto per la cura infusa nei dettagli e per il finale, inequivocabilmente figli della passione del team di sviluppo.

Il giocatore si alternerà nei panni di tre diversi personaggi, ognuno dotato di una propria personalità e di scopi ben precisi: se Raven e Liev, sopravvissuti allo schianto dell’elicottero su cui viaggiavano verso Keen Sight, la cittadina teatro delle vicende, richiamano i classici soldati visti in molti degli episodi della saga di Resident Evil, e non sorprenderanno per particolari risvolti caratteriali, è Sam, il terzo personaggio, la star della situazione, a nostro avviso.

Tormentato da visioni ed incubi ad occhi aperti, abituato (ma non troppo) alla solitudine imposta dal suo lavoro di guardia forestale, quest’ultimo si troverà ad affrontare una situazione più grande di lui in un misto di stupore, paura e rabbia, rivelandosi nettamente il migliore dei tre co-protagonisti per profondità e spessore.

Daymare 1998 Recensione

Certo, per apprezzare l’intero substrato narrativo della produzione Invader Studios servono pazienza, disponibilità alla lettura e una buona dose di sospensione dell’incredulità: per ovvie ragioni, alcuni dei personaggi risultano stereotipati e finiscono con il parlarsi spesso addosso, e la gran parte degli avvenimenti non direttamente vissuti dal giocatore in prima persona è raccontato tramite log testuali anche molto lunghi, che non tutti avranno voglia di leggere.

Quelli che lo faranno, tuttavia, troveranno che c’è di più di un mero copia e incolla delle trame dei primi episodi della saga di Capcom (del secondo episodio, in particolare), grazie ad un’atmosfera riuscita – senza il ricorso ossessivo ai jump scare – e alla ben congegnata intersecazione tra la varie storie personali dei tre personaggi giocabili, che sfocia in un climax che, come detto, ci ha pienamente soddisfatto.

Come per il comparto tecnico, insomma, rimane la curiosità di vedere di cosa saranno capaci i ragazzi di Invader Studios se e quando avranno per le mani un budget più consistente di quello con cui Daymare: 1998 è stato realizzato.

Lento e spaventoso

Non c’è troppo da aggiungere all’esaustiva disamina della versione PC dello scorso anno in quanto a gameplay: Daymare: 1998 su console è esattamente il medesimo gioco visto qualche mese fa, senza alcun tipo di aggiunta né modifiche sostanziali ai ritmi e alle meccaniche di gioco, con tutto ciò che ne consegue in termini di pregi e difetti.

Siamo dinanzi a un titolo lento, che spinge all’esplorazione delle ambientazioni e alla ricerca di risorse e proiettili, in cui la peculiare gestione dell’inventario ha un peso notevole all’interno delle dinamiche di gioco; a questo si aggiunge un livello di sfida mediamente sostenuto già alla difficoltà di default, con molti nemici che richiedono buone quantità di piombo prima di capitolare definitivamente.

Il risultato finale è una via di mezzo tra i ritmi compassati di Resident Evil 2 e la visuale stretta alle spalle del protagonista che ha contribuito al successo mondiale del quarto episodio della serie Capcom, ma Invader Studios è riuscita ad infondere nella sua creatura quella sensazione da b-movie che aveva accompagnato i primi due Resident Evil e ne aveva decretato l’ottima accoglienza tanto della stampa specializzata quanto del pubblico.

La ricarica manuale dei proiettili, il fatto che il gioco non vada in pausa mentre si consulta lo snello menu – delegato al palmare da polso indossato da ogni personaggio – e la distribuzione piuttosto scarsa dei medikit (a differenza dei proiettili, sempre in buon numero) sono scelte di game design precise, che vanno tutte nella direzione di offrire un’esperienza che possa essere equiparata ai survival cui il team italiano non ha mai fatto mistero di ispirarsi.

Ci sono, insomma, cose che funzionano bene, come quelle fin qui elencate, ed altre decisamente meno, come la ripetitività dei modelli nemici, un’intelligenza artificiale aggressiva ma poco brillante, e delle hitbox non sempre precisissime, che portano spesso a sprecare munizioni.

Il prodotto, d’altronde, si rivolge ad una specifica nicchia di utenza, che presumiamo Capcom abbia recentemente allargato con l’arrivo dei remake ufficiali del secondo e terzo episodio, tornati alle meccaniche classiche dopo la deriva action che ha caratterizzato Resident Evil fino al settimo capitolo.

Presumiamo che coloro i quali stanno proseguendo la lettura di questo articolo siano interessati ad un certo modo di fare survival horror in terza persona, e disposti quindi a passare sopra a qualche sbavatura nel gameplay e nella realizzazione tecnica.

Va da sé che quanti siano completamente a digiuno del genere, invece, troveranno nei succitati prodotti Capcom e nei vecchi Dead Space di Electronic Arts (soprattutto il primo) dei punti di ingresso decisamente migliori del prodotto Invader Studios. Ma se avete passato i trenta e avete vissuto l’epoca della prima PlayStation di persona, troverete molto da amare in questo piccolo gioco indipendente.

daymare 1998 11

Male anche dal punto di vista dell’espressività dei volti, che risultano plasticosi e assai poco espressivi, rovinando un po’ l’atmosfera che il team è stato bravo a creare con un utilizzo sapiente degli spaventi improvvisi e degli effetti sonori.

E, a proposito di questi ultimi, ci sono anche lati positivi, bene chiarirlo: l’audio design è di ottima fattura e concorre a tenere sempre il giocatore sulle spine, anche nelle fasi apparentemente più tranquille, e la gestione delle luci ci ha soddisfatto nel complesso, con effetti credibili ed un’ottima gestione delle ombre.

Ci è piaciuta anche la colonna sonora, discreta e subdola, raramente protagonista della scena ma sempre puntuale nell’accompagnare adeguatamente le scene più pregnanti.

Ci siamo sorpresi più volte a spulciare ogni dettaglio delle ambientazioni, perdendoci nel garage di un teenager di Keen Sight o in una stanza di un laboratorio medico, a testimonianza dell’ottima cura infusa in ogni piccolo dettaglio.

I nati negli anni ’80 sono ovviamente quelli che potranno beneficiare maggiormente di riferimenti, omaggi e piccoli easter egg sparsi per la varie location: la nostalgia, si sa, è una bestia difficile da domare.

Nel complesso, quindi, i valori produttivi ballano sulla linea della sufficienza, tra alti e bassi, e, in quest’ottica, ci sembra vincente la scelta di proporre il gioco nella fascia mid price sin dal lancio, a fronte della decina di ore necessarie per portarlo a termine.

Qualora foste interessati ad una versione fisica ne segnaliamo la disponibilità nella sola versione PS4, quantomeno al momento.

+ Atmosfera e cura per i dettagli di buon livello

+ Narrativa interessante

+ Control scheme ben adattato al pad

- L'originalità non è di casa

- Nessun contenuto inedito su console

- Incertezze tecniche di vario tipo

7.3

Daymare 1998 è puro comfort food non solo per quanti son cresciuti con i primi capitoli della serie Resident Evil, ma anche per chi ha respirato la cultura pop della seconda metà degli anni ’90. Non è perfetto e non poteva essere diversamente visto che si tratta di un titolo d’esordio e che ci hanno lavorato solo una decina di persone – peraltro con un budget ristrettissimo anche per una realtà indipendente – ma la passione e la cura per i dettagli trasudano da ogni poligono. Il risultato finale, allora, è maggiore della semplice somma delle parti, le quali, analizzate singolarmente, hanno tutte consistenti margini di miglioramento. Nondimeno, se avete amato i ritmi compassati e le atmosfere terrificanti dell’epoca d’oro dei survival horror, il consiglio è di dare al prodotto Invader Studios quantomeno una possibilità, in attesa del secondo e terzo episodio.

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