-
Pro
- Sistema di forgiatura profondo e soddisfacente.
- Combat system originale e ben calibrato.
- Aggiornamento gratuito ricco di contenuti.
-
Contro
- Comparto grafico anacronistico.
- Narrativa priva di reali ambizioni.
- Impossibile affezionarsi a un'arma per il ricambio continuo imposto dal gioco.
Conclusioni Finali di SpazioGames
La versione 2.0 non è un semplice aggiornamento cosmetico: aggiunge il new game plus, la trasmutazione dei materiali, nuove componenti per le armi e una modalità per riaffrontare i boss. Il tutto distribuito gratuitamente, una scelta che dice molto sull'approccio dello studio. Restano i difetti della versione originale: il comparto grafico accusa il peso degli anni, alcune animazioni sono imprecise, e la narrativa non ha alcuna pretesa di sorprendere. Ma quando si è davanti all'incudine a costruire qualcosa di proprio, sapendo che quella scelta avrà conseguenze concrete in battaglia, quelle riserve passano in secondo piano. Sessanta ore di avventura che non stancano mai davvero.
Informazioni sul prodotto
MercurySteam non è uno studio che ha bisogno di presentazioni. Alle spalle ha Castlevania: Lords of Shadow e Metroid Dread, due titoli che hanno lasciato il segno nei rispettivi generi.
Con Blades of Fire, uscito a maggio 2025 su Epic Games Store e console (qui la nostra recensione con voto), gli sviluppatori spagnoli hanno provato qualcosa di diverso: un action adventure in terza persona che mescola il sistema direzionale degli attacchi di For Honor, la struttura narrativa degli ultimi God of War e la filosofia punitiva dei souls.
Ora il gioco arriva su Steam nella versione 2.0, riveduta, ampliata e disponibile come aggiornamento gratuito per chi lo aveva già acquistato. È il momento giusto per capire se questa seconda occasione era meritata.
Una storia senza troppe ambizioni
Il mondo di Blades of Fire è costruito su fondamenta fantasy piuttosto classiche. Un tempo i Forgiatori, giganti dalla sapienza antica, dominavano ogni cosa. La loro civiltà è crollata sotto il peso di una guerra, ma prima di scomparire hanno trasmesso agli esseri umani il loro lascito più prezioso: il Segreto dell'Acciaio.
Migliaia di anni dopo, la Regina Nerea ha usato la magia per tramutare l'acciaio dei nemici in pietra, spezzando quell'eredità e portando il mondo sull'orlo del baratro. L'unico in grado di opporsi è Aran De Lira, forgiatore di stirpe divina, affiancato dal giovane studioso Adso de Zelk, abile nell'analizzare i nemici e nel decifrare antichi testi.
Il duo protagonista ricalca apertamente il modello degli ultimi God of War: il guerriero silenzioso e possente accanto alla voce più giovane che dà senso al mondo circostante. Non è un'idea originale, ma funziona. Adso non è un peso narrativo: è uno strumento che giustifica organicamente molte delle meccaniche di gioco e alleggerisce il tono di un'avventura che altrimenti rischierebbe di prendersi troppo sul serio.
La struttura delle ambientazioni è più articolata di quanto il segnalino sulla mappa lasci intuire. I percorsi si intrecciano, ed è facile girare in tondo prima di trovare la strada giusta.
L'esplorazione premia: bauli nascosti sbloccano gemme per aumentare salute e vigore, e manufatti che migliorano le statistiche legate alla forgiatura. Più avanti nel gioco sarà necessario tornare in aree già visitate per aprire accessi che in precedenza erano preclusi, in un meccanismo di backtracking gestito con misura.
Il combat system è la proposta più interessante di Blades of Fire, e anche quella che richiede più tempo per essere apprezzata. Il gioco prende il sistema direzionale degli attacchi di For Honor e lo rende più accessibile senza svuotarlo di significato: è possibile colpire alla testa, al torso o alle braccia, variare l'affondo, gestire la rotazione della lama. Non è una meccanica che si padroneggia subito, ma la curva di apprendimento non scoraggia.
È un sistema che impone osservazione e pazienza, premia chi studia prima di attaccare e punisce chi si lancia a testa bassa. Morire durante i primi scontri con un nuovo tipo di nemico non è una rarità: è parte del metodo.
La morte ha conseguenze moderate rispetto ai souls classici. Si perde l'arma equipaggiata e si torna all'ultima incudine sbloccata, ma i materiali restano e l'arma è recuperabile nel punto in cui si è caduti. Le incudini sono distribuite con generosità e la distanza da ripercorrere raramente diventa frustrante. Un approccio che riduce la punizione senza eliminare la tensione.
Con l'uso prolungato, la lama perde il filo e va affilata, operazione eseguibile anche durante il combattimento. Ogni affilatura, però, rende l'arma più fragile. Il ciclo porta inevitabilmente alla Forgia Divina.
Battere il ferro finché è caldo
La forgiatura è il cuore pulsante di Blades of Fire e la meccanica che lo distingue più chiaramente dalla concorrenza. Costruire un'arma richiede due cose: la conoscenza del tipo di arma, acquisita eliminando nemici che la impugnano, e i materiali raccolti durante esplorazione e combattimento.
Il minigioco di forgiatura ha una sua logica interna che premia la pratica: più lo si comprende, migliore è la qualità dell'armamento prodotto, con conseguente maggiore durata e possibilità di riparazione.
Ogni arma ha caratteristiche variabili in base ai materiali utilizzati: velocità, resistenza, bilanciamento e danno cambiano in modo sensibile a seconda delle scelte compiute alla forgia. La varietà di tipologie disponibili è ampia, ma il gioco non permette di affezionarsi a una sola arma: la varietà dei nemici impone un ricambio continuo dell'equipaggiamento.
Ogni tipo di avversario ha le sue vulnerabilità, e affrontarlo con l'arma sbagliata significa quasi certamente perdere lo scontro. Nelle fasi più avanzate, le armi possono ricevere incantamenti che aprono nuove possibilità di combattimento e sbloccano aree della mappa altrimenti inaccessibili.
La versione 2.0 amplia ulteriormente questo sistema con nuove componenti per la creazione delle armi e una meccanica di trasmutazione che consente di cambiare la tipologia dei materiali alla forgia in base alle esigenze del momento. Un'aggiunta che aumenta la flessibilità senza tradire la filosofia originale.
Sul piano visivo, Blades of Fire non cerca il realismo e non lo nasconde. I modelli hanno uno stile fumettoso dichiarato, e il livello di dettaglio tecnico non è quello di una produzione di primissima fascia. Il colpo d'occhio complessivo resta gradevole, e la fisica dei personaggi e degli impatti è ben riuscita: sentire il peso di un colpo andato a segno, con un arto del nemico reciso di netto, ha una sua soddisfazione viscerale che il gioco sa comunicare.
La versione 2.0 porta con sé una buona ottimizzazione generale, pur con qualche sporadico calo di frame rate e alcune animazioni non sempre precise. Il comparto sonoro è invece uno dei punti di forza: le musiche, caratterizzate da canti corali con una forte impronta fantasy epica, accompagnano l'avventura in modo efficace, e il sound design degli scontri restituisce un impatto convincente.
Il gioco consiglia espressamente l'uso del pad, e il consiglio vale: la mappatura dei comandi è pensata per il controller e risulta molto più naturale rispetto a mouse e tastiera. La versione 2.0 aggiunge anche il new game plus, una modalità per affrontare nuovamente i boss con ricompense maggiorate, e una serie di miglioramenti minori che nel complesso rendono l'esperienza più solida. Un'avventura che, nella sua interezza, si attesta intorno alle sessanta ore.
Una seconda occasione ben spesa
Blades of Fire 2.0 è un gioco che sa quello che vuole essere e lo persegue con coerenza. Il sistema di combattimento direzionale, la meccanica di forgiatura approfondita e un ritmo di gioco che premia la pazienza sopra tutto il resto formano un insieme coeso e soddisfacente, pur senza raggiungere le vette dei titoli da cui trae ispirazione.
Le incertezze tecniche restano, lo stile grafico non è quello di una produzione moderna, e la narrativa non ambisce a sorprendere. Ma quando ci si trova davanti all'incudine a costruire l'arma giusta per il nemico giusto, quelle riserve passano in secondo piano. MercurySteam ha usato bene questa seconda possibilità.