Path of Exile, uno dei migliori free-to-play sul mercato sbarca su PS4

Prendete e godetene tutti

Recensione
A cura di DottorKillex - 4 Maggio 2019 - 11:16

Dapprima fu il PC, sul quale fioriva una community di nostalgici di Diablo II, assai poco soddisfatti dell’esordio del terzo capitolo.
Poi, l’anno scorso, è toccato ad Xbox One, con un lancio problematico ma una serie di patch risolutive ad aggiustare il tiro.
Oggi siamo qui ad analizzare la versione PS4 di Path of Exile, opera prima di Grinding Gear Games nonchè uno dei titoli free-to-play più ricchi, rifiniti e divertenti di sempre.
Come se la sarà cavata il team neozelandese con l’ammiraglia Sony?
Continuate a leggere per scoprirlo.

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Le malfamate spiagge di Wraeclast

Di tutte le potenziali mete turistiche per spezzare l’inverno con una settimana al caldo, non consiglieremmo Wraeclast: isola di reietti, dove, nel corso dei decenni, sono stati abbandonati a loro stessi rifiuti della società, ex galeotti e condannati per i crimini più abominevoli.
Nostro malgrado, in seguito ad un naufragio della nave di schiavi su cui era imbarcato il nostro alter ego, ci troveremo proprio sui lidi di questa ridente località, e da subito avremo a che fare con dei non morti putrescenti e gonfi d’acqua, pronti a staccarci un arto.

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Da lì in poi sarà tutto un farsi largo tra orde di mostri dal design malato ed oscuro, più vicini a quelli del secondo episodio della serie Blizzard che inizia con la D che non al terzo.
Sebbene con il rilascio delle numerose espansioni che hanno seguito il titolo base la narrativa del prodotto Grinding Gear Games si sia evoluta, costruendo una lore oggi di tutto rispetto, il plot e l’incidenza che esso ha nell’economia di gioco risultano ancora limitati, se è vero che tutta l’attenzione del team di sviluppo negli anni si è concentrata sulle meccaniche di gioco e sull’arricchimento degli equipaggiamenti e delle abilità disponibili.
D’altronde, anche sua maestà Diablo III, titolo con la cui ombra sono costrette a confrontarsi tutte queste produzioni, dal nostro punto di vista non brilla per originalità o profondità della trama, pur potendo contare su valori produttivi infinitamente superiori al qui presente.
In ogni caso, alla vista di un nuovo villaggio o di un accampamento di fortuna, il giocatore esperto del genere saprà cosa aspettarsi, e sotto questo punto di vista Path of Exile non delude: se la qualità dei dialoghi e delle quest è altalenante, la quantità non è assolutamente in discussione, e coloro i quali vorranno perdersi tra le lande di Wraeclast o scoprire cosa rode dell’interno l’impero di Oriath non avranno che da esplorare, leggere e dialogare.
Non verrete a Wraeclast per la storia, insomma, ma di sicuro ci rimarrete per il gameplay, come andremo a scoprire nel paragrafo successivo e come già sanno da anni tutti coloro che, oltre a PS4, giocano anche su PC.

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Il potere della personalizzazione

A fronte di meccaniche di gioco già viste in decine di altri titoli similari, Path of Exile riesce a distinguersi dalla massa essenzialmente per tre aspetti: la totale libertà lasciata al giocatore in sede di scelta delle skill, l’incredibile quantità di modifiche cui dette skill possono andare incontro e l’elevato numero di build differenti disponibili.
Pur partendo da sei classi predefinite (più una settima sbloccabile nel terzo atto), legate ad una o più delle tre statistiche di base (Forza, Intelligenza e Destrezza), i personaggi selezionabili del titolo Grinding Gear Games non sono vincolati in alcun modo ad un percorso predefinito sull’enorme skill tree del gioco, e possono quindi essere personalizzati come si vuole a seconda delle necessità e dei gusti del singolo giocatore.
L’unico limite, in questo senso, è rappresentato dal numero massimo di abilità che è possibile imparare (123 ad oggi, di cui 99 tramite lo skill tree e 24 esclusivamente portando a termine determinate quest) e dal limitato pool di punti abilità che è possibile ottenere in una singola run, ulteriore elemento che spinge alla rigiocabilità.
Difficile, se non impossibile, che due build di due personaggi siano uguali, allora, con tutto ciò che ne consegue in termini di godibilità sul lungo periodo del prodotto. Come se questo livello di personalizzazione non fosse sufficiente, è poi possibile modificare in maniera attiva ognuna delle skill non passive guadagnate, tramite un sistema di gemme di supporto: a seconda di quanti slot sono presenti nei pezzi di equipaggiamento indossati (è spesso preferibile impugnare un’arma con tre slot e meno potenza di attacco invece di una più letale ma con un solo slot, ad esempio), è possibile aggiungere uno o più effetti ad una data abilità, modificandone completamente la funzione primaria. Dalla possibilità di castare incantesimi in maniera automatica al raggiungimento di un certo livello di danni subiti alla possibilità di rigenerare salute ad ogni colpo inferto, passando per la suddivisione del danno in proiettili multipli, dei quali si possono decidere velocità e dimensioni, le varianti tattiche in mano al giocatore sono davvero infinite, e non esageriamo se diciamo che Path of Exile sbaraglia la concorrenza senza eccezioni in questo campo.

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I vecchi lupi di mare degli action RPG, magari delusi dalla deriva semplicistica che la saga Blizzard ha preso con il terzo capitolo (che a noi è piaciuto comunque, per la cronaca), potranno sbizzarrirsi per ore con i numerosi sistemi del titolo Grinding Gear Games, mentre i neofiti, magari incuriositi dalla natura free-to-play dello stesso, potrebbero ritrovarsi un po’ spiazzati dall’enorme libertà di scelta, che, ovviamente, porta in dote molte possibilità di sbagliare, sprecando preziosi punti abilità in skill non sempre necessarie.
Il micromanagement, d’altronde, è una delle attività primarie del prodotto, un po’ come parecchi congeneri degli anni ’90, e coloro i quali non sono soliti spendere qualche minuto nei menu per valutare pro e contro dell’ultimo bottino rinvenuto potrebbero avere difficoltà ad avanzare negli atti conslusivi di una campagna che sa essere impegnativa anche al livello di difficoltà standard.
Ad aggiungere ulteriore carne al fuoco ci sono gli algoritmi di randomizzazione che generano tanto il loot, sempre molto soddisfacente, quanto le mappe, che quindi non potranno mai essere identiche in due partite consecutive, pur mantenendo una serie di elementi in comune. Insomma, se anche Path of Exile fosse stato un titolo a prezzo pieno avremmo avuto poco da lamentarci e lo avremmo promosso a pieni voti, ed è quindi difficile criticarne le piccole imperfezioni, alla luce del fatto che ci viene data la possibilità di goderne senza spendere un centesimo (se non per supportare lo splendido team di sviluppo, che ci lavora da oltre sei anni senza sosta).

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Meglio tardi che mai

La versione PS4 oggetto di questa recensione arriva per ultima, ben cinque anni e mezzo dopo quella PC e uno e mezzo dopo quella per Xbox One, che debuttò lo scorso agosto, ma il tempo intercorso ha giovato solamente in parte al titolo, che in quest’occasione non si mostra in forma smagliante, soprattutto a causa di qualche bug di troppo, a conferma di come lo sviluppo per la macchina Sony sia stato probabilmente quello più travagliato del lotto (non a caso oggetto di due rinvii). Innanzitutto, stupisce la mancanza di supporto a PS4 Pro, visto l’ottimo lavoro svolto su Xbox One X: ad eccezione di tempi di caricamento leggermente più rapidi, allora, la console premium della grande S non offre alcun vantaggio rispetto a quella base, e l’aspetto estetico del gioco rimane probabilmente il più debole dell’intera produzione.
Durante le nostre ore di test sulla versione standard di PS4, poi, siamo incappati in un buon numero di bug e glitch di varia natura, nonché in due rimandi al desktop con messaggi di errore non meglio identificati: nulla che un paio di patch mirate non possano sistemare, sia chiaro, ma la situazione al momento è questa e ci sembra giusto segnalarlo.

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In un caso al caricamento del salvataggio il mondo attorno al nostro eroe sembrava non essere stato correttamente ricreato, costringendoci al riavvio, in altri abbiamo assistito a bug legati all’audio, che si silenziava all’improvviso, o ai corpi dei nemici deceduti, che ci impedivano l’accesso a certe zone o si muovevano nervosamente come in preda al fuoco di Sant’Antonio.
Lungi da noi criticare i ragazzi di Grinding Gear Games, sia chiaro: il supporto post lancio è stato eccellente sin dal 2013, e siamo sicuri che continuerà ancora a lungo, e la mole contenutistica offerta è eccezionale, ma ci saremmo aspettati che la build PS4 fosse in condizioni migliori al lancio.
Chiudiamo accennando alla longevità complessiva, giusto per darvi un’idea di cosa andreste a scaricare a costo zero: con sei eroi, ognuno dei quali può specializzarsi in diverse sottoclassi, un’infinità di missioni opzionali, il multiplayer e una campagna da almeno 35-40 ore, avrete di che giocare per mesi.

+ Atmosfera oscura e violenta
+ Gameplay loop assuefacente
+ Longevo e rigiocabile
+ Totalmente gratuito
- Qualche bug di troppo
- Meno bello da vedere rispetto a PC e Xbox One X

8.5

Pur non essendo la versione migliore del lotto, vista la mancanza di supporto a PS4 Pro e la presenza di qualche bug di troppo (quantomeno al momento di scrivere questo pezzo), Path of Exile rimane un hack’n’slash di stampo ruolistico tra i migliori sul mercato, forte di infinite possibilità di personalizzazione, una rigiocabilità pronunciata e una mole contenutistica incredibile.Come se non bastasse, il fatto che il titolo sia completamente gratuito rappresenta la proverbiale ciliegina su una torta già di per sè assai gustosa: se vi piace il genere procedete immediatamente al download.




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