Oculus Quest: che l’avventura abbia inizio!

Un'avventura VR per l'estate con l'Oculus Quest

Speciale
A cura di Matteo Bussani - 21 Giugno 2019 - 15:34

Volevo scrivere questo pezzo molto prima di oggi, ma gli impegni (dannatissimo E3) e un piccolo inciampo fisico imprevisto mi hanno rallentato ben più di quanto mi sarei immaginato. Soprattutto perché dall’altra parte della mia analisi c’era un prodotto che non poteva essere semplicemente analizzato, andava opportunamente vissuto, e non mi bastava relegarlo a una prova sbrigativa. A differenza di altri ambiti infatti, la realtà virtuale è molto più impegnativa e fisicamente coinvolgente del gaming classico, e impormi un’esperienza non adeguata non mi sembrava il modo giusto per affrontare la sfida.

oculus quest

La VR è un argomento delicato, a maggior ragione quando si tratta di salute, anche se ora molto meno che in passato. Pensate agli anni che ci son voluti dal primo prototipo di Rift perché l’architettura tecnica e la bravura degli sviluppatori raggiungesse il giusto equilibrio tra immersione e dissociazione tra ciò che gli occhi e il corpo vivono, con la conseguente famigerata motion-sickness. Molti tuttora faticano a provare l’ebbrezza di questa esperienza, e strumenti tecnici meno performanti, se non calibrati a dovere, riescono a piegare gli stomaci più inattaccabili.

La VR, dal canto sua, dà enorme piacere se provata nelle giuste di condizioni e sfruttandone il potenziale per il quale un utente arriverebbe ad acquistarla, e così anche la recensione di un prodotto così chiaro e divertente come Oculus Quest, se non opportunamente goduto, sarebbe stato vittima di questa teoria. Probabilmente sareste di fronte a un’apologia del tempo in cui queste diavolerie erano solo un pensiero nella mente di visionari o a un articolo in cui se ne apprezza il potenziale, ma si risolve sbrigativamente con il concetto di esperienza da volere, da provare e da mettere nel cassetto.

oculus quest e rift s

Questa filosofia del corro e provo è all’ordine del giorno, si fa fatica a uscire da questa mentalità. Chi nella sua vita, però, anche da cause esterne è stato obbligato ad aspettare, e in tutto questo ha imparato a farlo, sa che a volte prepararsi per un’avventura e poi affrontarla con i giusti tempi è sostanzialmente una cerimonia che premia, molto di più che esaurirla nel breve momento che intercorre tra il devo, il posso e il faccio.

La recensione di questo Oculus Quest, dunque, ha finito nel trasformarsi nel racconto di un’avventura, lungi dall’esaurirsi con questo pezzo. D’altronde il nome stesso della piattaforma ci invita a compiere questo passaggio, e immergersi in una realtà virtuale che ancora cerca di trovare il suo raggio d’azione preferito.

Oculus Quest è tra i primi tentativi commerciali di visore VR standalone con riconoscimento dello spazio circostante, senza bisogno di amenicoli esterni. Non ha bisogno di un PC, ma nemmeno di sensori per il posizionamento 3D all’interno dello spazio. E’ un pezzo unico, una scatola chiusa che uno compra ed è in grado di azionare in pochi passaggi, comodamente spiegati dall’app con cui si configura.

Non c’è da pensare a nient’altro. E non è un caso che molti l’abbiano definita una console VR.

Ha uno store dedicato, delle funzionalità multimediali, in larga parte ludiche, due controller ed è autonomo: come altro si potrebbe definire?

oculus vr sconti black friday

Ciò è chiaro dalla confezione, ha tutto quello che serve. Senza risparmi. Lo conferma il numero di accessori extra sul sito ufficiale, 2: la custodia da viaggio e le cuffie in-ear, che sicuramente non rientrano né nella categoria dei necessari, né in quella degli imprescindibili. C’è cavetteria varia per l’alimentazione, alimentatore da 15W, i due controller che Oculus chiama storicamente Touch (con batterie usa-e-getta) e il distanziatore per gli occhiali. Non ci saremmo aspettati di meno da un pacchetto che nel visore versione 64GB costa 449€ (549€ per quella da 128GB), però nell’epoca delle confezioni ridotte ai minimi termini non c’è più nulla da dare per scontato.

Come anticipato Oculus Quest rispetto ad altri prodotti offre un sistema di tracking integrato, lo stesso che utilizza anche il Rift S. Il che lo distanzia sia da prodotti ancora più mainstream come l’Oculus GO, o dalla precedenti generazioni di Rift. Ci sono quattro camere a infrarossi che tracciano la stanza e da lì in poi ci si può muovere liberamente con addosso il visore. Nel momento della configurazione le camere riproducono con immagini l’ambiente circostante ed è agevole arrangiarsi anche da soli in queste prime fasi preparatorie.

Attenzione però perché in-game non ci sarà nessuno che vi dirà dove siete, se non una gabbia virtuale che vi darà i margini dell’ambiente da voi definito. Non è affidabile al 100% per cui vi consiglio di stare conservativi con la creazione dello spazio e beneficiare del margine di manovra che vi siete creati. Vi risparmierà il continuo scontro contro il muro.

Oculus Quest: che l’avventura abbia inizio!

Lo schermo è un OLED dai colori vibranti e una risoluzione di 2880×1440 a 72Hz. La risoluzione è la più elevata tra quella riscontrata in qualsiasi prodotto Oculus, con un piccolo taglio al refresh rate. Questo non è un reale problema, perché è tutto bilanciato per essere utilizzato al meglio dal processore, ovvero lo Snapdragon 835, netto balzo avanti rispetto a GO che aveva l’821, ma ovviamente meno ambizioso del Rift che può ospitare il flusso di dati di un PC dalla fascia media a quella altissima, di ben altra caratura. Il peso è di 571g, superiore a quello del RIFT, ma in compenso senza il vincolo dei cavi, che sul campo pesano anche loro.

Analizzati tutti gli aspetti teorici attorno all’Oculus Quest è il momento della prova dei giochi qui contenuti. Li conosceremo poco alla volta, articolo dopo articolo, per una line-up che si dimostra già sufficientemente ricca da poter offrire una certa varietà. Ci sono rhythm game, puzzle, racing, esperienze naturalistiche, storici giochi mobile, qualche porting da altre piattaforme e anche contenuti esclusivi. Nel momento in cui vi scriviamo lo store conta circa 70 elementi. Un numero ragguardevole che non mira a contrastare i comuni app store, ma va a confrontarsi con le console stesse. Pensiamo al lancio dell’attuale generazione e ci possiamo rendere conto che la situazione era meno rosea.

Beat Saber is the new Fruit Ninja, ma non preoccupatevi c’è anche quello

Indossato il visore ci viene chiesto di mappare il pavimento e la superficie agibile della stanza in cui ci troviamo. E’ questione di puntare con il visore verso la zona desidera e mirare con il Touch per la selezione. Tutto molto chiaro e spiegato chiaramente dagli schermi. Le applicazioni si installano dall’interno del visore, ma anche direttamente dall’app esterna lasciando che il Quest agisca in autonomia. Siamo andati dritti su Beat Saber, che è stata l’esperienza VR più sponsorizzata dell’ultimo periodo e che già conoscevamo bene.

Beat Saber

Che dire! A livello di gioco e giocabilità si vede che il design nasce per sposare appieno l’idea della realtà virtuale semplice e immediata. In meno che non si dica ci si muove ben più di quanto avevo preventivato ed è finita che mi sono mangiato tutta la playlist di canzoni a disposizione, alzando passo a passo sempre di più la difficoltà. Zero motion-sickness e obiettivo fluidità completamente centrato, sia per il gioco sia per il tracciamento del movimento del visore. La durata della batteria in questo caso si è attestata sulle 2 ore abbondanti, ma con il lungo cavo di alimentazione e una prolunga si può superare questa barriera. Vi sfido comunque a stare più di due ore sotto VR con questo caldo.

Qualche problema riscontrato? Due.

Il primo legato al posizionamento della stanza virtuale che pian piano è finita con il girarsi. Quando ho tolto il visore ero rivolto in una direzione completa diversa pur non avendo modificato le impostazioni. La mappatura della stanza però non è apparsa molto diversa dall’originale, inducendoci a pensare che il potrebbe essere legato a questioni del software di gioco più che di Oculus, e infine il sudore. Fronte, contorno occhi e naso grondavano. Anche con l’aria condizionata accesa (anche se è opportuno dire che la tengo accesa a 25/26° come deumidificatore, e non a -18° come è consuetudine in altre parti del mondo) non c’è stato modo di evitare il problema.

Ultima considerazione, infine, l’audio integrato si sente bene, ma lo sentiranno bene anche quelli intorno a voi. Con un paio di cuffie, però, passa la paura!

I preparativi e la prima parte del viaggio con Oculus Quest iniziano così, tra un po’ di considerazioni sulle specifiche e una bella prova sul visore. Essendo una console, però, fermarsi qui significa dimenticare completamente i giochi, che scopriremo durante l’estate in questa specie di “avventura”; sperando che l’imprevisto a impedirne il proseguimento non sia dietro l’angolo.
Si dia il via dunque alla main Quest a bordo del visore, che siamo appena arrivati al termine del tutorial.




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