The Elder Scrolls 6 è ancora avvolto da una nebbia fitta, fatta di teaser lontani e silenzi strategici, ma il dibattito sul modo in cui Bethesda gestirà l’eredità narrativa di Skyrim è più vivo che mai. A riaccenderlo ci ha pensato Bruce Nesmith, ex lead designer di Skyrim, oggi fuori da Bethesda, che ha condiviso la sua personale teoria su come verrà affrontata una delle questioni più spinose del quinto capitolo: la guerra civile tra Impero e Manto della Tempesta.
Intervistato da Press Box PR, Nesmith è stato piuttosto diretto: secondo lui, Bethesda potrebbe lasciare volutamente indefinito l’esito del conflitto, o stabilire che, in fondo, nessuna delle due fazioni abbia davvero vinto. Una scelta che eviterebbe di canonizzare una decisione presa dal giocatore e che permetterebbe al nuovo capitolo di muoversi con maggiore libertà narrativa.
Nesmith ha spiegato che, durante lo sviluppo dei giochi, esisteva una regola non scritta: “mettere via i propri giocattoli”. In pratica, le storyline minori – come quelle delle gilde – dovrebbero chiudersi senza stravolgere il mondo, così da non vincolare chi lavorerà ai capitoli successivi. Le grandi svolte, invece, spettano agli eventi epocali: i draghi, ad esempio, non sono un dettaglio locale, ma un cambiamento permanente per l’intero universo di gioco.
Resta poi l’enigma più grande: dove sarà ambientato The Elder Scrolls 6? La teoria più accreditata continua a puntare su Hammerfell, e secondo alcune voci interne la decisione sarebbe stata presa addirittura ai tempi di Fallout 4. Ufficialmente, però, tutto tace.
Lasciare la guerra civile “irrisolta” sarebbe una soluzione elegante, ma anche terribilmente furba: non scegliere per non scontentare nessuno. È una strategia comprensibile, certo, ma che dice molto di come The Elder Scrolls sia diventata meno una saga con una direzione forte e più un enorme contenitore di possibilità. La vera domanda, però, è un’altra: dopo quindici anni di attesa, basterà ancora il non detto a farci sognare Tamriel?