Il progressivo allontanamento di PlayStation dai dischi non sarebbe il risultato di una cospirazione orchestrata da Sony, ma la conseguenza diretta delle abitudini del pubblico. È la posizione espressa da Faliszek, ex autore di Valve, secondo il quale la scelta dei consumatori a favore del digitale avrebbe indicato chiaramente alle grandi aziende quale direzione seguire.
In un video dedicato all'argomento, Faliszek ha osservato che molti dei giochi al centro del dibattito possono ancora essere acquistati nei negozi. Anche il mercato dell'usato continua a offrire copie su disco, ma una parte consistente del pubblico non le compra. Le richieste di schede di memoria o di nuove soluzioni fisiche, quindi, non troverebbero riscontro nei comportamenti d'acquisto effettivi.
A sostenere questa lettura c'è anche un dato comunicato dall'analista di Circana Mat Piscatella: nel 2026 soltanto sette giochi PlayStation avrebbero superato le 100.000 copie fisiche vendute negli Stati Uniti. Il numero riguarda esclusivamente quel mercato, ma è stato accostato alle numerose proteste comparse tra i commenti del trailer di Marvel's Wolverine, dove diversi utenti hanno chiesto a Sony di non abbandonare i dischi.
Faliszek ha inoltre sottolineato che le rilevazioni complessive del software possono offrire un quadro incompleto. I conteggi che sommano vendite digitali e retail, infatti, non sempre comprendono piattaforme come Steam; a questo si aggiunge il peso del settore mobile, capace di ampliare ulteriormente la distanza tra distribuzione fisica e acquisti effettuati online.
Nel ragionamento entra anche Game Pass, portato come esempio di un servizio costruito intorno alla distribuzione digitale e ai giochi gratis per gli abbonati. Secondo l'ex autore Valve, la comodità di accesso ha prevalso sulla volontà di difendere il supporto fisico: continuando a comprare software digitale e ad aderire agli abbonamenti, il pubblico avrebbe consegnato alle aziende un segnale economico inequivocabile.
Faliszek cita anche Crimson Desert per descrivere la contraddizione tra le proteste e le decisioni concrete. Chi temeva la scomparsa dei dischi, sostiene, avrebbe dovuto acquistare le copie fisiche quando disponibili e ridurre parallelamente la spesa sugli store digitali. Lo stesso principio viene applicato a XBOX: per contestare davvero quella trasformazione, i giocatori avrebbero dovuto opporsi a Game Pass e smettere di privilegiare gli acquisti digitali.
La sua conclusione è particolarmente netta: la facilità d'uso avrebbe avuto la meglio sulla conservazione del formato tradizionale. In questa lettura, Sony e le altre grandi società non avrebbero imposto unilateralmente il cambiamento, ma reagito a una domanda sempre più orientata verso download e abbonamenti. Le proteste contro un futuro senza dischi arriverebbero così dopo anni di scelte commerciali compiute dagli stessi giocatori.