Warhorse Studios, il team di sviluppo praghese responsabile di Kingdom Come: Deliverance 2, è finito sotto i riflettori dopo che un ex dipendente ha denunciato pubblicamente il proprio licenziamento, attribuendolo esplicitamente alla decisione aziendale di sostituire i traduttori umani con sistemi di intelligenza artificiale.
A farsi portavoce della situazione è Max H., traduttore che ha lavorato per quasi quattro anni all'interno di Warhorse Studios.
In un post pubblicato su Reddit, la cui autenticità sarebbe stata verificata dal team di moderazione della community dedicata a Kingdom Come, l'uomo ha raccontato di essere stato convocato in una riunione il 27 marzo senza alcun preavviso.
In quell'occasione, i vertici aziendali gli avrebbero comunicato che il suo ruolo sarebbe diventato "obsoleto" a causa di una scelta strategica orientata a "rendere l'azienda più efficiente e risparmiare sulle finanze" attraverso l'adozione dell'IA per tutte le traduzioni future.
Ciò che colpisce nel racconto di Max è la dimensione umana della vicenda, spesso assente nei comunicati aziendali che presentano queste transizioni come semplici ottimizzazioni operative.
Il traduttore ha ammesso che il tema dell'intelligenza artificiale applicata alle traduzioni era già emerso in passato all'interno dello studio, e di essersi sempre opposto con forza a questa prospettiva.
Tuttavia, non aveva mai immaginato che la questione potesse concretizzarsi con tale rapidità e brutalità, al punto da metterlo direttamente a rischio del posto di lavoro.
Nel messaggio condiviso online, Max ha voluto rivolgere un appello diretto alla community di giocatori, invitandola a riflettere su come le aziende che producono i titoli amati dal pubblico trattino concretamente i propri collaboratori.
"Voglio che sappiate che l'uso crescente dell'IA colpisce pesantemente le persone che lavorano nell'industria dei videogiochi", ha scritto, sottolineando anche le implicazioni ambientali di questa transizione tecnologica, spesso sottovalutate nel dibattito pubblico.
Il caso si inserisce in un panorama più ampio di tensioni legate all'automazione nel gaming, dove ruoli come localizzatori, doppiatori e artisti sono sempre più esposti alla concorrenza dei sistemi generativi.
Max ha precisato di non avere intenzione di violare il proprio NDA (accordo di non divulgazione), né di cercare una riassunzione o di intraprendere azioni legali contro l'azienda.
La sua scelta è quella della testimonianza pubblica, nella convinzione che il silenzio non sia un'opzione accettabile. Warhorse Studios, dal canto suo, non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sull'accaduto.
La questione acquista ulteriore peso considerando il contesto in cui opera Warhorse Studios: lo studio fa parte dell'orbita di Deep Silver e del più ampio ecosistema di Embracer Group, colosso svedese che negli ultimi anni ha attraversato una profonda ristrutturazione con tagli significativi in numerose software house del proprio portfolio.
La pressione finanziaria sui team di sviluppo europei è reale, e decisioni come quella denunciata da Max potrebbero diventare sempre più comuni se l'industria non sviluppa framework chiari sulla gestione etica dell'IA nei processi produttivi.