Sam Houser ha partecipato all’ideazione di Grand Theft Auto VI e continua a intervenire in ogni aspetto della sua direzione creativa. A descrivere il lavoro del presidente di Rockstar Games è Nelson, uno dei responsabili del progetto, che ne ha illustrato il coinvolgimento nelle scelte iniziali e nel percorso seguito dai gruppi di sviluppo.
Il racconto smentisce la rappresentazione di Houser come semplice «taste director», un ruolo accostato a quello del produttore discografico Rick Rubin. Secondo questa lettura, il suo contributo sarebbe soprattutto quello di supervisionare l’azienda e l’atmosfera generale del progetto. Nelson descrive invece un intervento diretto nelle decisioni creative, che comprende anche l’individuazione di problemi specifici da risolvere.
Il lavoro condiviso segue le tappe dello sviluppo: ogni volta che il progetto raggiunge un nuovo traguardo, Nelson trascorre un paio di settimane con Houser. È durante questi periodi che i due esaminano il gioco e raccolgono le osservazioni da trasmettere agli sviluppatori, organizzando il confronto attorno ai progressi raggiunti dalla produzione.
Le verifiche attraversano ambiti molto diversi. I riscontri riguardano dettagli come illuminazione e audio, ma arrivano anche alle meccaniche di gioco, al tono e alla narrazione. La revisione comprende quindi sia singoli elementi della presentazione sia aspetti fondamentali dell’esperienza, con indicazioni destinate alle squadre competenti per ciascuna area esaminata durante il confronto tra i due.
«Sam e io individuiamo problemi o criticità che poi risolviamo insieme ai vari team e attraverso il loro lavoro», spiega Nelson. Le osservazioni diventano un elenco inviato ai gruppi di sviluppo, che affrontano le questioni segnalate. Una volta completato questo passaggio, il processo riparte, attraverso un’alternanza tra le verifiche con Houser e gli interventi affidati alle squadre.
A fare da sfondo c’è un mondo di gioco la cui estensione viene accostata a quelle di GTA IV, GTA V e Red Dead Redemption 2 messe insieme. Il lavoro collettivo riguarda anche i luoghi meno centrali: Nelson descrive la possibilità di raggiungere una posizione qualsiasi e trovarvi il contributo di molte persone, che hanno riflettuto proprio su quello spazio.