Il terzo e conclusivo capitolo della trilogia di Final Fantasy 7 Remake sta prendendo forma più velocemente del previsto, con sviluppi che sfidano i tempi biblici ormai consueti per le produzioni AAA moderne.
Il game director Naoki Hamaguchi ha confermato in un'intervista a GameSpot che il progetto ha già raggiunto uno stato giocabile, e ora arrivano dettagli cruciali sulla direzione tecnica scelta dal team di Square Enix.
La decisione di rimanere su Unreal Engine 4 invece di passare al più recente UE5, insieme alla conferma che il titolo definitivo è stato finalmente scelto, delineano una strategia di sviluppo che privilegia stabilità e familiarità rispetto all'inseguimento delle ultime tecnologie disponibili.
La scelta di Unreal Engine 4 come motore grafico per il capitolo finale rappresenta una mossa pragmatica che tiene conto delle recenti difficoltà tecniche affrontate da numerosi titoli AAA.
Hamaguchi ha spiegato che il team ha apportato "numerose modifiche per adattarlo alle nostre esigenze", creando di fatto una versione customizzata dell'engine con cui gli sviluppatori hanno ormai una familiarità completa dopo Remake e Rebirth.
Considerando i problemi di performance e ottimizzazione che hanno afflitto diversi progetti high-profile basati su Unreal Engine 5, la decisione appare quanto mai sensata per chiudere una trilogia di tale importanza senza rischiare incidenti di percorso tecnici.
Questa continuità tecnologica si rivela particolarmente vantaggiosa anche per le versioni su Nintendo Switch 2, dove Final Fantasy 7 Remake ha già dimostrato prestazioni sorprendentemente stabili.
Il team sta attualmente lavorando su Rebirth per la nuova console ibrida di Nintendo, con Hamaguchi che conferma di essere riuscito a "farlo funzionare" sulla piattaforma, anche se una data di uscita non verrà annunciata finché le ottimizzazioni necessarie non saranno completate.
L'arrivo su Xbox Series X|S e Switch 2 di Remake, avvenuto il 23 gennaio con un port di qualità eccellente, dimostra la scalabilità della soluzione tecnica adottata.
Sul fronte narrativo, il titolo finale è stato bloccato dopo che Tetsuya Nomura, creative director e figura storica legata al Final Fantasy 7 originale del 1997, ha preso la decisione definitiva.
I fan attendono con particolare curiosità questa rivelazione, considerando che l'etichetta "Remake" ha assunto nel corso della trilogia un significato meta-narrativo che va oltre la semplice ricreazione del gioco PlayStation.
La progressione da Remake a Rebirth ha infatti introdotto elementi che hanno gradualmente rimodellato la direzione complessiva della storia, rendendo il nome del capitolo conclusivo potenzialmente significativo per comprendere dove il team intende portare la narrazione.
La velocità di sviluppo della trilogia risulta particolarmente impressionante in un'era in cui i progetti AAA richiedono mediamente cinque anni o più per vedere la luce.
Rebirth è stato lanciato meno di due anni fa, e il fatto che il terzo capitolo sia già in stato giocabile suggerisce una pipeline produttiva estremamente efficiente.
Hamaguchi ha sottolineato come questo sia stato possibile nonostante "quasi nessuna documentazione" sia sopravvissuta dallo sviluppo dell'originale Final Fantasy 7, costringendo il team a ricostruire da zero intere porzioni di design e lore attraverso archeologia videoludica e reinterpretazione creativa.