Dopo l’annuncio ufficiale del nuovo Divinity durante i The Game Awards, Larian Studios ha sentito il bisogno di intervenire in modo diretto su uno dei temi più discussi e controversi dell’industria videoludica contemporanea: l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa nei processi di sviluppo.
A prendere posizione è stato ancora una volta Swen Vincke, CEO e volto pubblico dello studio, che ha voluto mettere subito dei paletti chiari per evitare fraintendimenti e polemiche preventive. Larian utilizza strumenti basati sull’IA, sì, ma con un ruolo ben circoscritto e lontano dalla creazione dei contenuti finali. Nessun dialogo, nessuna scena, nessun personaggio presente nel gioco definitivo sarà scritto, generato o rifinito da un algoritmo.
Secondo quanto spiegato da Vincke, l’intelligenza artificiale viene impiegata esclusivamente come supporto creativo interno. Serve per esplorare idee nelle fasi iniziali, produrre concept grezzi, riempire temporaneamente testi segnaposto o ampliare documenti e presentazioni destinate al team. In altre parole, l’AI è uno strumento di lavoro preliminare, utile a velocizzare il brainstorming e a rendere più fluido il confronto tra i vari reparti.
Quando si passa però alla realizzazione vera e propria di Divinity, tutto torna saldamente nelle mani degli esseri umani. La scrittura sarà affidata ad autori professionisti, il doppiaggio a interpreti reali e la direzione narrativa resterà completamente sotto il controllo creativo del team. L’obiettivo dichiarato è preservare l’identità, il tono e la profondità che hanno reso Larian un punto di riferimento nel genere dei giochi di ruolo.
Questa scelta si inserisce in una strategia più ampia: ridurre i tempi di sviluppo rispetto a Baldur’s Gate 3 senza sacrificare qualità. Per riuscirci, lo studio sta ampliando il proprio organico e lavorando su più linee narrative in parallelo, sfruttando l’IA solo per alleggerire le fasi più tecniche e ripetitive della pre-produzione.
In un periodo storico in cui l’uso dell’intelligenza artificiale genera diffidenza tra i giocatori, la posizione di Larian appare netta e rassicurante. L’IA non sostituisce la creatività umana, ma la affianca. E per uno studio che ha costruito il proprio successo sull’attenzione maniacale per scrittura, scelte morali e reattività del mondo di gioco, questa distinzione non è solo tecnica, ma profondamente culturale.