Blizzard ha deciso di celebrare i 30 anni di Diablo con una sorpresa che pochi avrebbero immaginato: Diablo 2: Resurrected debutta ufficialmente su Steam e su Xbox Game Pass, accompagnato da una nuova espansione intitolata Reign of the Warlock, che introduce una classe completamente inedita: lo Stregone.
La nuova classe non si limita a un semplice inserimento cosmetico. Lo Stregone si articola su tre rami distinti: evocazione di demoni alleati, potenziamento delle armi tramite magia ultraterrena e attacchi a distanza basati su fuoco, ombra e caos. Attorno a lui ruotano nuovi oggetti unici, set dedicati e parole runiche esclusive, oltre al sistema Cronache, che registra tutti gli oggetti ottenuti sull’account.
Reign of the Warlock è disponibile al prezzo di 24,99 euro su Battle.net, PlayStation Store, Xbox Store ed eShop. È inclusa anche nella nuova Infernal Edition da 39,99 euro, che comprende gioco base ed espansione. Ed è proprio questa edizione ad accompagnare il debutto del titolo su Steam, mentre la versione standard entra nel catalogo Game Pass (Ultimate e PC).
Sul fronte qualità della vita arrivano filtri bottino personalizzabili e nuove schede del forziere condivise, organizzate per gemme, materiali e rune. Le Zone del Terrore vengono aggiornate permettendo ai giocatori di scegliere dove combattere, con una difficoltà rivista e meccaniche più strategiche. Per l’endgame tornano anche gli Antichi, ora ripensati come sfida di alto livello per gruppi e personaggi ottimizzati.
Non mancano ricompense cross-game, tra cui una mascotte e un trofeo cosmetico per Diablo 4 e un oggetto per gli alloggi in World of Warcraft.
Vedere Diablo 2 ricevere una nuova espansione a oltre venticinque anni dall’uscita originale è qualcosa che va oltre la semplice operazione nostalgia. È un segnale preciso: Blizzard non vuole che Resurrected sia solo un museo interattivo, ma un ecosistema vivo. E portarlo su Steam e Game Pass significa spalancare le porte a una nuova generazione di giocatori. Il rischio? Toccare un monumento. L’opportunità? Dimostrare che certi classici non sono mai davvero finiti.