La storia delle presunte indiscrezioni su Devil May Cry 6 è l’ennesima dimostrazione di quanto il confine tra comunicazione, suggestione e autosuggestione collettiva sia ormai evaporato.
Basta una sillaba digitata di troppo, un’emoji messa con leggerezza, e l’hype diventa una valanga incontrollabile. Brian Hanford, con quel suo “Umm” su X, non ha fatto altro che gettare un fiammifero su una pozza di benzina che esisteva già: la voglia disperata di rivedere Devil May Cry tornare al centro della scena.
Il punto, però, è che i dubbi sono più solidi delle speranze. Capcom è reduce dal successo di Dragon’s Dogma 2, progetto mastodontico che ha assorbito risorse, tempo e figure chiave dello studio. A questo si aggiungono gli addii eccellenti che hanno progressivamente svuotato il team storico legato alla saga di DMC, rendendo l’idea di un annuncio imminente quantomeno ottimistica. Non impossibile, certo, ma decisamente poco coerente con le tempistiche industriali a cui l’azienda ci ha abituato negli ultimi anni.
Hanford, dal canto suo, sembra più vittima che complice del caos. La sua successiva precisazione (quel “se sapessi qualcosa lo direi”) suona credibile, soprattutto considerando che il personaggio di V ha ormai esaurito il suo arco narrativo. Non avrebbe molto senso blindare un segreto che, narrativamente parlando, non lo riguarda più in prima persona.
Eppure, nonostante tutto, il seme del dubbio resta. La storia di Devil May Cry ci ha insegnato che le fughe di notizie possono arrivare nei modi più improbabili, e che Capcom non è nuova a rivelazioni scivolate fuori da un palco o da una battuta di troppo. Per ora, però, conviene fare l’unica cosa sensata: godersi il rumore, tenere i piedi per terra e ricordarsi che l’hype non è un annuncio. Al massimo, è un sintomo. E se volete recuperare il quinto capitolo, lo trovate a due spicci.