Need for Speed: Heat – Recensione

Need for Speed: Heat tenta di rilanciare la serie ed elimina alcuni degli elementi più controversi del precedente capitolo. Basterà? Scopritelo nella nostra recensione.

Video Recensione
A cura di Domenico Musicò - 8 Novembre 2019 - 12:51

Il rilancio di Need for Speed è stato costellato da diversi errori di Electronic Arts, i quali hanno impedito alla serie di raggiungere i fasti di un tempo e hanno aperto in modo evidente un periodo di crisi creativa. Se con Payback il buon lavoro fatto era in parte condizionato dalla presenza di casse premio e da un fastidioso effetto fionda degli avversari che si esibivano in recuperi prodigiosi davvero poco credibili, nel nuovo Need for Speed: Heat queste criticità sono sostanzialmente sparite. Tirate dunque un sospiro di sollievo, ma sappiate anche che questo nuovo capitolo si lascia frenare dalla gestione non proprio inappuntabile di alcune dinamiche di gioco di primo piano.

Heat – La Sfida

Need for Speed: Heat vi dà il benvenuto nella tropicale Palm City, che ricorda in tutto e per tutto Miami e più in generale le grandi località costiere americane della Florida. È una città che vivrete tanto di giorno, quanto di notte, che vi darà modo di affrontare una doppia vita dove le corse clandestine e quelle regolamentari faranno crescere rispettivamente la vostra reputazione e il vostro conto in banca. Entrambi risultano essere fondamentali per l’avanzamento lungo la storia e per migliorare i bolidi grazie ai quali potrete farvi strada tra le crew del movimentato mondo notturno, dove non esistono regole e dove anche il braccio della legge diventa violento.

La storia di Need for Speed: Heat è quanto di più classico si sia visto nella serie: vestirete i panni di un individuo qualunque che ha le fattezze di uno degli avatar che deciderete di scegliere tra quelli disponibili, ed entrerete inizialmente in contatto con con personaggi che imparerete ben presto a inquadrare. Di giorno vi chiederanno di fare soldi con gare autorizzate, comprare auto potenti, modificare quelle che avete in garage ed essere il dominatore delle corse; di notte invece vi chiederanno di guadagnarvi il rispetto tra le crew underground, sfidando i migliori piloti e i gruppi rivali, coinvolgendovi in prima persona in alcune fosche storie e questioni irrisolte. Non ci sono particolari guizzi narrativi e in effetti anche Need for Speed: Heat, esattamente come i suoi ultimi due predecessori, dimostra che lo sforzo in tal senso è davvero minimo, con esiti anche piuttosto scontati e largamente prevedibili.

Need for Speed: Heat – Recensione

Need for Speed: Heat si divide di fatto in gare da vincere per guadagnare soldi e rispetto, e gare legate alla storia; allo stesso modo, la divisione risulta piuttosto netta anche tra le condizioni diurne, decisamente più tranquille, e quelle notturne, letteralmente infestate da volanti indiavolate della polizia, le quali vi staranno costantemente alle calcagna sia durante le corse sia quando taglierete il traguardo. Se inizialmente sfuggire dalle loro grinfie sarà piuttosto semplice, già dopo la vittoria delle prime gare e l’aumento progressivo del livello di reputazione, sarà più complicato, con un impatto sulla godibilità di gioco reso negativo dalla gestione pretestuosa di alcune meccaniche, che vi obbligheranno a ripetere più volte alcune competizioni.

Guardie e Ladri

Sebbene non ci sia un vero e proprio sistema di danni dei veicoli, esiste una barra a semicerchio posta a lato del contachilometri che segnala lo stato di salute dell’auto. Quando sarete liberi di scorrazzare e vi schianterete a trecento chilometri orari contro un palazzo o altri veicoli, le conseguenze saranno talmente risibili da non dover nemmeno essere prese in considerazione. Quando invece la polizia vi starà alle calcagna, vi tamponerà di continuo e farà di tutto per infastidirvi con ogni mezzo, d’improvviso la barra dei danni diventerà molto sensibile, rendendo inutilizzabile il vostro bolide dopo poche collisioni, costringendovi dunque alla resa. Una volta in manette, lo scotto da pagare sarà la privazione di non trascurabili quantità di denaro e di punti reputazione, che aumenteranno a seconda del risultato ottenuto dal moltiplicatore legato al livello di allerta. Capirete dunque che in Need for Speed: Heat c’è un sistema scorretto (e anche poco credibile) dei danni, che penalizza ingiustamente i giocatori e li obbliga a darsi da fare più del dovuto per recuperare ciò di cui la polizia corrotta li ha privati.

Need for Speed: Heat – Recensione

Non si tratta di un problema di poco conto, perché è evidente la volontà – tramite questo metodo – di prolungare la permanenza all’interno del gioco, diluendo così i contenuti e aumentando il computo totale delle ore. L’effetto fionda è invece non pervenuto, anche perché un indicatore mostra costantemente la distanza tra voi e le altre vetture, pertanto le anomalie in tal senso sarebbero state visibili con chiarezza. Nelle missioni storia, invece, l’IA è sicuramente molto più aggressiva e vi concede meno margini di errore: vi basterà prendere delle curve larghe e guidare un po’ sul ciottolato o fuori pista per perdere rapidamente terreno, e ciò viene ancor più estremizzato selezionando la massima difficoltà, senza ricorrere a strani artifizi. Obbligatorio è dunque imparare a gestire la derapata, effettuabile premendo l’acceleratore proprio insieme al cambio di direzione. Si può anche derapare col freno a mano, ma la manovra risulterà essere meno morbida e si riscontrerà una perdita della velocità.

Tecnicamente Need for Speed: Heat alterna un buon colpo d’occhio durante le sessioni notturne e con la pioggia, ad altre francamente distanti dalle eccellenze mostrate dai prodotti di fascia alta. Se gli shader e la modellazione poligonale delle vetture sono certamente di buon livello, lo stesso non si può dire per molti altri elementi, su cui si riscontra un po’ di aliasing, senza parlare di fenomeni di pop-up che diventano ancor più frequenti a velocità sostenute. La colonna sonora raccoglie tracce di diversi generi, ma la preponderanza dei ritmi latino-americani è evidente, con buona pace dei detrattori e grande soddisfazione per gli amanti dei ritmi calienti, che però non riescono a rianimare una serie che ha davvero un gran bisogno di novità e nuove motivazioni per rimettersi in carreggiata.

+ Gare di giorno e di notte, con obiettivi legati al denaro e alla reputazione
+ Buona varietà di veicoli e discreta attenzione al tuning e al pimping
- Gestione dei danni fantasiosa, usata come pretesto per forzare il giocatore a fare grinding
- Aggressività della polizia troppo artificiosa e innaturale, mirata a sottrarre forzatamente denaro e punti reputazione
- Storia banale, missioni troppo simili tra loro, grande piattezza e ripetitività di fondo

6.7

Need for Speed: Heat testimonia come Ghost Games abbia ormai esaurito tutte le idee per il franchise, che sebbene non abbia più le casse premio e non includa più il fastidioso e irrealistico effetto fionda degli avversari, deve fare i conti con una cattiva e pretestuosa gestione di alcuni elementi di gioco che obbligano al grinding in modo poco ortodosso. La serie ha indubbiamente bisogno di una pausa di riflessione e di cercare nuove soluzioni per rendersi accattivante a un pubblico che ha a disposizione titoli del genere ben più attrezzati di quello EA.




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