Mary Skelter 2, con le mani sporche di sangue

Un ritorno agli incubi di due anni fa

Recensione
A cura di DottorKillex - 25 Novembre 2019 - 11:40

Alfieri dei primi anni del medium videoludico, quando l’unico modo di riprodurre la tridimensionalità era simulandola con una visuale in prima persona, i dungeon crawler sono pian piano spariti dai radar nel corso degli anni, per poi ritornare di prepotenza a partire dall’era di DS, quando la scarsa potenza computazionale della console portatile Nintendo costrinse gli sviluppatori a scendere nuovamente a compromessi.
Da allora, il first person dungeon crawling ha visto una rinascita, tra Etrian Odyssey e Persona Q2, e oggi siamo qui a recensire un esponente del genere appena sbarcato su Switch: Mary Skelter 2.

Fiabe un po’ diverse da come le ricordavamo

The Jail non è solamente una prigione, come il nome stesso lascerebbe intendere: è un organismo vivente, deforme, mostruoso, che si ciba di coloro i quali rimangono intrappolati al suo interno, masticandoli e risputandoli fuori come Nightmare, incubi che ne popolano i piani senza un barlume di intelligenza.

Mary Skelter 2, con le mani sporche di sangue

Questa orripilante creatura ha preso possesso di parte del Giappone, e, sotterrata 666 metri sotto terra, pesca a piene mani dall’immaginario dantesco e da quello biblico per dar vita ad una versione tutta giapponese di un inferno occidentale: ci sono pene infinite, crudeli torture e, apparentemente, nessuna via d’uscita.

Senza rassegnarsi al suo lugubre destino, Otsuu, il protagonista di questo sequel, cerca, insieme alle sue Blood Maiden, di sopravvivere al Jail e di trovare un modo per uscirne, ma ogni cosa ha il suo prezzo: aggirarsi nei meandri dell’oscura prigione infetta può essere pericoloso sia per il protagonista sia per le sue alleate, e quando il livello di infezione comincia a farsi troppo alto gli effetti possono variare, spaziando dal malore alla totale follia.
Ogni passo all’interno del diabolico dungeon, allora, ha un peso specifico non indifferente: se, da un lato, esplorare è necessario se si vuole trovare un’uscita, dall’altro attardarsi troppo significa venire corrotti dalla malignità dell’enorme creatura.

Mary Skelter 2, con le mani sporche di sangue

Esattamente come nel primo episodio, la trama svolge bene il lavoro di collante tra la narrazione e il gameplay, giustificando molte delle dinamiche in-game e offrendo una spiegazione, per quanto bizzarra, a tutto ciò che i personaggi dicono e fanno, e la caratterizzazione delle Blood Maiden sorpassa agilmente quella del primo episodio.

Rispetto al titolo pubblicato su Vita due anni or sono, le principesse delle fiabe che adesso affiancano Otsuu risultano più come vere e proprie co-protagoniste che come meri strumenti per raggiungere l’uscita e combattere i mostri, con un maggior numero di dialoghi e con la struttura di gioco che si occupa di approfondire questi personaggi e dar loro tempo di esprimersi e farsi conoscere.

Un maggior numero di dialoghi doppiati avrebbe aiutato ancora di più a evidenziare questi personaggi, e dobbiamo segnalare anche la verbosità di certi passaggi, ma, nel complesso, la scrittura di Mary Skelter 2, pur senza eccellere, riesce a migliorare quella del prequel, che è un po’ l’obiettivo primario di ogni seguito che voglia chiamarsi tale.

Mary Skelter 2, con le mani sporche di sangue

Diversi livelli di profondità

Come per il predecessore, Compile Heart ha infuso in Mary Skelter 2 una serie di sistemi e sottosistemi che ne compongono il nucleo ludico, prendendo perlopiù in prestito quelli, ben pensati, del predecessore e aggiungendo ulteriori strati di profondità: di certo non siamo dinanzi ad un prodotto che accoglie i neofiti a braccia aperte, nemmeno al livello di difficoltà più basso dei tre selezionabili (e modificabili in corso d’opera).

Torna, su tutte, la meccanica del sangue, che consente da un lato di potenziare le avvenenti fanciulle che ci accompagneranno lungo i dungeon ma, dall’altro, introduce anche un elemento di rischio – perché se la percentuale di sangue eccede una certa soglia esiste il rischio concreto che l’eroina in questione perda il controllo, attaccando indiscriminatamente amici e nemici.

Anche i Nightmare, veri e propri incubi che stalkerano il party del giocatore facendo apparire Mister X di Resident Evil 2 un pivello, sono da tenere in considerazione: fino alla distruzione del nucleo centrale del dungeon che li ospita non possono essere sconfitti, ed è quindi consigliabile fuggire non appena li si scorge dalla distanza.
Spesso, però, complice la labirintica conformazione dei dungeon, ci si ritroverà spalle al muro al loro cospetto, con l’imperativo di limitare i danni il più possibile e sperare di colpirli nel punto debole per aprirsi una via di fuga.

Mary Skelter 2, con le mani sporche di sangue

Proprio come i FOE della serie Etrian Odyssey, allora, a questi momenti di paura e debolezza fanno da contraltare quelli in cui, armati di tutto punto, si torna sul luogo del delitto e si spazza via quel Nightmare che solo un paio di ore prima aveva steso l’intero nostro party nel breve volgere di tre turni.

Da tenere d’occhio è anche la barra della forza degli incontri nemici: onde evitare che il giocatore impieghi troppo tempo a completare un dato dungeon (o anche solo un livello dello stesso), ad ogni combattimento si riempie una barra che misura la forza del prossimo nemico che andremo ad affrontare. Se ne deduce che fermarsi a grindare troppo a lungo, tornare sui propri passi per recuperare oggetti o perdersi nelle numerose stanze segrete sparse per i livelli può essere tremendamente pericoloso: anche qui, valutare attentamente pro e contro diventa fondamentale, a tutto vantaggio della profondità dell’esperienza di gioco.

Molto soddisfacente anche il livello di personalizzazione del proprio personaggio: ognuna delle Blood Maiden equipaggiabili può specializzarsi in cinque differenti classi, ognuna delle quali porta in dote abilità differenti, da cui il giocatore può poi attingere per costruire il proprio alter ego come preferisce.
In caso di errore, qualora non si fosse soddisfatti dalla build costruita, è possibile abbassare il livello delle Maiden per ottenere indietro i punti investiti, così da modificare le caratteristiche dell’avatar in corso d’opera e non essere penalizzati più di tanto per aver cercato soluzioni nuove.

Mary Skelter 2, con le mani sporche di sangue

Rispetto al capostipite, abbiamo notato un lieve ridimensionamento delle mappe, adesso più dense e piene di trappole ma meno dispersive rispetto a prima: una scelta apprezzabile, considerando l’esclusività di questo secondo capitolo per la console ibrida Nintendo, che si presta a sessioni di gioco più brevi della media.
Nondimeno, aspettarsi una passeggiata di salute sarebbe un errore: dopo le prime quattro o cinque ore, in cui il gioco prende per meno l’utente e lo introduce alle sue numerose meccaniche, il livello di sfida si mantiene sempre consistente, anche se, forse, un pelino sotto quello dell’episodio uscito nel 2017.

Con stile, ma non troppo…

Soffermandosi sull’aspetto tecnico, non si possono non evidenziare alti e bassi: le origini portatili della serie e la ristrettezza del budget a disposizione appaiono subito evidenti, con un set animazioni ridotto all’osso e texture abbastanza povere, peraltro spesso in bassa definizione.
Eppure il lato artistico aiuta a chiudere un occhio: i dungeon alternano toni e colori cupi a tinte vivacissime (tra cui spicca il rosso, vero e proprio fil rouge della produzione) e i ritratti dei personaggi principali si dimostrano ben fatti, soprattutto per quanti, conoscendo l’immaginario a cui Compile Heart attinge di solito, si aspettavano uno stile in linea con la tradizione anime contemporanea.

Mary Skelter 2, con le mani sporche di sangue

Il lato positivo di un comparto tecnico abbastanza scarno è rappresentato dallo scarso consumo della batteria di Switch (e Switch Lite), che candida quindi il dungeon crawler pubblicato da Idea Factory al ruolo di compagno ideale per le file alla posta o per le lezioni più noiose all’università.

Per quanto concerne la longevità, invece, l’opera Compile Heart è virtualmente inattaccabile: alla cinquantina di ore necessarie a portare a termine la campagna base, espandibili qualora si volessero portare a termine più della metà delle numerosissime quest secondarie, vanno infatti sommate le oltre quaranta ore del titolo originale, sbloccabile soddisfacendo determinate condizioni che, ovviamente, ci guarderemo bene dal rivelare.
Due giochi al prezzo di uno, insomma, a fronte di un esborso complessivo di poco inferiore ai quaranta euro: per quanto ci riguarda, un rapporto quantità/prezzo più che soddisfacente.

+ Diversi sistemi in gioco, tutti ben congegnati
+ Buona longevità
+ Buon livello di sfida complessivo
- Un sistema di salvataggi automatici avrebbe aiutato
- Tecnicamente poco più che sufficiente

7.7

Mary Skelter 2 conferma il raggiungimento della piena maturità di una software house come Compile Heart, dopo le recenti buone prove con Death End re;Quest e Dragon Star Varnir. Siamo dinanzi ad un dungeon crawler solido, longevo, con un livello di sfida piacevolmente stimolante, che va ad arricchire, in esclusiva, la libreria di Nintendo Switch. Di certo qui non c’è nulla che potrebbe far cambiare idea ai detrattori del genere, sia chiaro, ma, nel contempo, gli amanti dei giochi di ruolo in prima persona sullo stile di Etrian Odyssey troveranno pane per i loro denti. Il fatto che costi “solo” una quarantina di euro e che contenga anche il primo capitolo come bonus, poi, di certo non guasta: fateci un pensierino.




TAG: compile heart, idea factory, mary skelter 2