Little Misfortune, una giornata nera come la morte – Recensione

La nuova opera di Kilmonday Games è un racconto che vive di atmosfere, forse poco concreto

Recensione
A cura di Daniele Spelta - 27 Settembre 2019 - 8:25

Ci sono delle giornate che vorresti finissero subito. Esci dalla stanza e frantumi un vaso, uno spiacevole odore arriva dalla cucina e una voce fuori campo sentenzia che oggi morirai. La vita di Ramirez Hernandez, per tutti Misfortune, è un vero disastro. Tutto ciò che tocca lo rompe, i suoi unici amici sono dei pupazzi sgualciti sparsi nella camera e il quadretto famigliare è fatto da una madre che affoga la sua depressione nel “succo magico” e un padre violento che spesso dorme in macchina. Come se non bastasse, queste potrebbero essere le sue ultime 24 ore. Le premesse di Little Misfortune sono tutt’altro che idilliache, ottime solo agli occhi di Kilmonday Games. Proprio come nel loro precedente Fran Bow, gli autori hanno intessuto un’avventura dalle tinte cupe, che questa volta abbraccia un arco emotivo più ampio, dalla speranza alla totale disillusione, sentimenti conditi con una sana dose di assurdità e un tocco di umorismo nero.

Little Misfortune, una giornata nera come la morte – RecensionePer parlare di Little Misfortune occorre riavvolgere il nastro e partire dal già citato Fran Bow. Di quest’opera vengono ripresi molti stilemi, sia dal punto di vista narrativo sia per l’aspetto estetico. La vera distanza risiede in una componente ludica più semplificata. Le meccaniche di gioco sono infatti qui ridotte all’osso: siamo chiamati a risolvere semplici puzzle, a completare qualche quick time event, a decidere fra manciata di scelte multiple e ad aggiustare le brutture del mondo a suon di glitter. I rompicapi posti sul cammino di Fran sono un lontano ricordo e il percorso della nuova eroina si regge più che altro sulla caratterizzazione dei personaggi e su una serie di eventi che sembrano ancora una volta usciti dalla penna di Lewis Carroll o da una tela di Hieronymus Bosch.

Gli attori principali sono la già citata Misfortune e Mr. Voice. Sono questi i due poli di tensione di un racconto spesso nascosto e che non dice mai le cose fino in fondo: chi è questo narratore che rompe di frequente la quarta parete e infrange le regole basilari della diegesi coinvolgendo direttamente il giocatore? Cos’è questa malinconia che avvolge i volti mascherati dei silenziosi cittadini di una pallida cittadina? Perché c’è una volpe che affigge manifesti su dei bambini scomparsi? Queste domande non hanno un’immediata risposta, lasciata in sospeso senza che siano messe nero su bianco evidenti prove. Gli interrogativi spingono così a volerne sapere sempre di più, a cercare di mettere assieme i tasselli di un mosaico che prende forma e lascia intravedere geometrie ben lontane dall’eterna felicità promessa da Mr.Voice alla bambina.

Little Misfortune, una giornata nera come la morte – Recensione

Un susseguirsi di attimi mai banali

Little Misfortune è un titolo che vive di momenti, capaci di stampare un vivace sorriso sulle labbra e di strapparlo via alla scena successiva, tanti piccoli attimi in cui traspare il talento degli autori nella scrittura di dialoghi mai banali. Misfortune, Mr. Voice e tutti gli altri personaggi hanno un loro percorso di crescita interno e vengono ottimamente sviluppati, ben lontani da immutabili figure di granito. Capita così che dalla bocca della protagonista escano parole che non ci si aspetterebbe da una bimba di otto anni che ha vissuto nel suo scudo fatto di brillantini oppure che l’invisibile presenza si spazientisca e lasci intravedere la sua vera natura davanti alle intemperanze della compagna di viaggio.

Ci sono frangenti in cui si fatica a credere a ciò che si vede sullo schermo, scene prese in prestito da qualche quadro surreale e che coinvolgono ad esempio criceti, prostituzione e droga. La singole parti valgono però di più della loro somma. Mentre scorrono i titoli di coda e si osservano le 3-4 ore lasciate alle spalle per arrivare al traguardo resta il dubbio sul gioco a cui si è preso parte, come se la parola fine fosse stata posta in modo troppo frettoloso proprio quando la trama stava iniziando a diradare nebbia. Alcuni dei temi più duri, come la depressione e la violenza vengono poi abbandonati e privati di una possibile chiave di lettura, celati dietro la fantasia della protagonista e alle continue allegorie. Inoltre, proprio una delle ultime scene si ricollega in modo chiaro ad un istante cruciale posto all’inizio della storia,  passaggio che rende sin troppo palese quella sensazione di aver subito intuito il finale del gioco. La chiusura improvvisa è in realtà un climax che si ricollegherà con il futuro di Misfortune e con i possibili – ed evidenti agli occhi dei più attenti – legami con Fran Bow, come ci hanno riportato gli stessi sviluppatori.

Little Misfortune, una giornata nera come la morte – Recensione

Little Misfortune è un titolo lineare e volutamente deterministico nel non lasciare altra scelta se non quella di seguire le istruzione di Mr.Voice per gran parte del tempo. Si sa che c’è qualcosa che non va ma non si può fare altro che proseguire il crudele gioco di Morgo, vero nome della voce e chiaro rimando alla mitologia di Tolkien. Nonostante il limite imposto e una struttura ludica pressoché assente, il viaggio riesce a catturare grazie alla sua potente carica visionaria e disturbante. Il mondo è popolato da esseri improbabili che scaturiscono da non si sa bene dove, un bestiario fatto di unicorni ballerini, pappagalli pirata e roditori a luci rosse.

Le dimensioni si sovrappongono e questo stato onirico genera un costante contrasto tra la morte che avvolge ogni passo e la spontanea gioia in cui è sospesa Misfortune, frattura perfettamente rappresentata da un cielo splendente che si riflette in un lago su cui galleggiano pesci morti e lattine vuote. Proprio come in Fran Bow la discrepanza è acuita dai toni pastello e da un’estetica in totale dissonanza con la condanna appena ricevuta. Per fortuna, ma qua devo scendere nel personale e nel soggettivo, questo secondo titolo sfugge dai risvolti più macabri e tetri del vocabolario di Kilmonday Games, che ha preferito evitare il ricorso a scene splatter e gore, senza per questo sollevare anche di un solo centimetro quella spiacevole atmosfera sinistra.

Little Misfortune, una giornata nera come la morte – Recensione

In Little Misfortune conta più il tragitto della meta, lasciata aperta – per ora – a molteplici interpretazioni solo suggerite dalle varie apparizioni. Nonostante questa momentanea sensazione di incompiuto vale la pena godersi ogni tappa del racconto: è infatti impossibile non innamorarsi di Misfortune – ottimamente doppiata da Natalia Martinsson – della sua immaginazione, della sua forza e delle sue debolezze e non restare affascinati da una direzione artistica perfettamente fuori luogo.

+ Temi trattati per nulla banali...
+ Un immaginario unico
+ Dialoghi eccellenti
+ Impossibile non innamorarsi di Misfortune
-... Ma spesso lasciati sullo sfondo
- Si capisce sin da subito dove voglia andare a parare
- C'è ben poco da giocare in senso stretto

8.5

Little Misfortune è un’avventura davanti alla quale è difficile rimanere indifferenti. Nel complesso la storia viene per ora lasciata aperta a troppi punti di domanda e la reale forza sta nei singoli dettagli, nei dialoghi, nelle tecniche narrative e in una poetica che stride di continuo tra la vita e la morte. Questi ingredienti sono stati sapientemente mescolati e messi al servizio della sfortunata protagonista, la giovane Misfortune, sua malgrado vittima di un perverso gioco tenuto in piedi da una nemesi eterea, sfruttata sapientemente per rompere la quarta parete e per insinuare nella testa del giocatore continui interrogativi.




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