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Journey to the Savage Planet, viaggio nell’ignoto – Recensione

Journey to the Savage Planet è una sorprendente avventura che vi catturerà dall'inizio alla fine. Ve lo raccontiamo nella nostra recensione.

Come sempre più spesso accade, alcune delle più fresche novità e idee arrivano dai piccoli studi indipendenti. Journey to the Savage Planet non è un titolo dalle enormi ambizioni, né mira a creare un piccolo terremoto all’interno del genere di appartenenza; ma il suo carattere, la sua tagliente satira sul capitalismo e il modo di proporsi al giocatore fanno dell’opera di Typhoon Studio un divertente viaggio di scoperta che sa sempre essere frizzante senza subire mai grandi cali di ritmo.

Alla scoperta del pianeta bizzarro

Journey to the Savage Planet

Piattaforma:
PC, PS4, XONE
Genere:
avventura
Data di uscita:
Sviluppatore:
Typhoon,505 Games
Distributore:
Typhoon

AR-Y 26 è il nome del pianeta selvaggio che dà il nome al titolo: inesplorato e misterioso, è obiettivo della Kindred Aerospace, autodefinitasi la quarta migliore compagnia di esplorazione interstellare al mondo. Nei panni di una giovane recluta che si ritrova sbalzata sul suolo straniero, il compito sarà quello di uscire in avanscoperta, catalogare flora e fauna aliene e determinare in ultima battuta se si tratta di un pianeta in grado di offrire le condizioni ideali per la vita umana.

Journey to the Savage Planet vi farà fare tutto questo senza mai prendersi sul serio nemmeno una volta, infondendo ironia in ogni frase inaspettata, nei filmati che visionerete a bordo della navicella e nelle bizzarre situazioni di gioco che lasciano ampio spazio a sorprese del tutto inattese.
Si consideri infatti che, benché siano presenti armi da fuoco, Journey to the Savage Planet è quasi del tutto improntato sull’attenta esplorazione dei quattro biomi messi a disposizione, e che per poter avanzare risulta fondamentale usare a proprio vantaggio l’ambiente circostante e le peculiari caratteristiche e funzionalità delle creature. Sebbene alcune siano evidentemente ostili e vadano eliminate, altre mostrano dei comportamenti a determinate sollecitazioni che vi torneranno utili più spesso di quanto possiate immaginare.

Oltre a sperimentare e capire da soli quali siano le migliori soluzioni per avanzare, verrà in vostro aiuto un prezioso scanner, in grado di analizzare elementi dell’ambiente e rendere così più chiara la loro natura. Tuttavia, non basterà avvantaggiarsi di flora e fauna per poter superare enigmi ambientali e situazioni di gioco in cui vi verrà messo il bastone tra le ruote: in Journey to the Savage Planet è fondamentale migliorare il proprio equipaggiamento e soddisfare determinate condizioni per entrare in possesso di nuove attrezzature e abilità.

I dolori del giovane esploratore

Tramite un completo diario potrete visualizzare le missioni primarie e le attività secondarie, individuare il punto in cui siete morti per ritornarci e recuperare il bottino perduto, e anche sbloccare alcune abilità utili all’avanzamento. All’interno della vostra navicella è invece presente una stampante 3D in grado di fornivi utili gadget dopo aver recuperato i progetti a essi associati e aver raccolto le risorse sparse lungo il pianeta. Journey to the Savage Planet riesce sempre ad essere molto stimolante, poiché vi obbligherà spesso a studiare i biomi per comprendere come accedere a nuove aree, sbloccare i numerosi segreti o semplicemente evitare le aree più infestate usando scorciatoie o battendo vie più sbilanciate verso il platforming che non verso i pericolosi combattimenti.

Non pensiate, però, che Journey to the Savage Planet proponga scelte di game design totalmente inedite, perché di fatto è un titolo dove la conduzione di gioco resta legata a doppio filo ai continui upgrade del protagonista, senza i quali risulta impossibile raggiungere aree spesso bene in vista ma completamente fuori portata. L’avanzamento rimane sempre vivace e ricorda i più classici tra gli adventure, ma è capace di inglobare al suo interno molti elementi presi in prestito da RPG e shooter, senza imporsi mai degli evidenti paletti. Il computo totale delle ore potrebbe risultare piuttosto basso, per i più esperti, ma se davvero ci si prende il tempo necessario per scoprire ogni anfratto del pianeta e portare a termine tutto ciò che il gioco mette a disposizione, la durata media può anche superare una dozzina di ore.

Tecnicamente, Journey to the Savage Planet è piuttosto solido e durante la nostra prova su PS4 standard non ha mai mostrato il fianco a cali di frame rate. La caratterizzazione del pianeta e delle creature sceglie di non essere realistica e vira verso forme più morbide e aggraziate, con colori sgargianti e un gusto per l’estetica che si accosta molto ai grandi classici platform. Journey to the Savage Planet è insomma il classico titolo in grado di sorprendere e intrattenere con la sua semplicità, sfoggiando meccaniche di gioco non troppo elaborate ma molto efficaci e appaganti.

+ Conduzione di gioco stimolante e molto vicino ai classici adventure
+ Buon sistema di avanzamento, molto legato allo sfruttamento delle caratteristiche delle creature e degli ambienti di gioco
+ Sa come fare satira e ha personalità da vendere
– Nonostante lo sblocco di alcuni portali, alcune fasi di backtracking possono risultare un po’ indigeste
– Pochi biomi

7.5

Nato dalle mani esperte di Typhoon Studio, che conta tra le sue fila reduci di Ubisoft, Electronic Arts e Warner Bros. Montreal, Journey to the Savage Planet è un sorprendente viaggio di esplorazione che vi consigliamo di intraprendere. Supportare simili produzioni apre maggiori possibilità di sperimentazioni, ibridazioni e buone idee che spesso vengono scartate in titoli di maggior rilievo. Preservare le specie di questo pianeta selvaggio è una missione da cui non potrete tirarvi indietro.