Gylt, l’esclusiva Stadia non convince – Recensione

Le buone premesse cedono il passo ad una realizzazione approssimativa

Recensione
A cura di Antonello Buzzi - 19 Aprile 2020 - 9:05

Il lancio di Stadia non è stato dei migliori. Pur avendo alle spalle un colosso informatico come Google, che di certo non ha bisogno di presentazioni a livello di infrastruttura Internet (ma a quanto pare ha molto da imparare in campo videoludico), il nuovo servizio di game streaming è stato accolto piuttosto tiepidamente sia dalla critica che dal pubblico – in primis per evidenti limiti nella fruizione dell’esperienza di gioco, ancorata ad una speciale versione di Chromecast Ultra fornita solo nei pacchetti Founders e Premiere Edition, oppure al browser Chrome e determinati smartphone della linea Pixel. Non mancavano, tuttavia, dubbi sulla qualità vera a propria del servizio, con blocchi o ritardi anche in presenza di connessioni Internet all’altezza che influivano negativamente sulla godibilità dei contenuti.

Fortunatamente nel giro di qualche mese la situazione è migliorata, vedendo aumentare sia il numero di dispositivi supportati, sia aggiungendo alcune caratteristiche, come gli obiettivi sbloccabili, Stream Connect e lo streaming fino a 4K su browser, che mancavano al lancio, ma siamo ancora lontani da ciò che è stato promesso dalla compagnia di Mountain View nel corso della presentazione ufficiale del suo ambizioso progetto.

gylt

Un tema importante e molto attuale

Sviluppata da Tequila Works, software house spagnola conosciuta soprattutto per titoli come gli ottimi Deadlight e Rime, Gylt è una delle poche esclusive attualmente disponibili su Stadia.

Sin dal suo primo avvio veniamo accolti da un messaggio che ci anticipa quale sarà il tema principale del prodotto: il bullismo.

La protagonista della storia è infatti Sally, una ragazzina di undici anni alla disperata ricerca della cuginetta Emily Kauffman, scomparsa da diversi mesi senza lasciare alcuna traccia. Mentre si trova in giro a tappezzare la cittadina di Bethelwood di volantini che invitano gli abitanti a contattarla nel caso qualcuno avvisti la bambina, Sally viene attaccata proprio da un gruppetto di bulli, i quali la costringeranno a fuggire lontano in sella alla sua bicicletta. L’inseguimento la porterà a cadere dalla bici e scappare a piedi, arrivando sino ad una stazione per teleferiche dove un inquietante bigliettaio le dirà di prendere il ticket dalla macchinetta automatica e salire a bordo della funicolare per tornare a casa.

Durante il tragitto ci accorgeremo subito che qualcosa non va: attraverseremo una sorta di portale e, una volta scesi, ci troveremo in una versione alternativa di Bethelwood, contraddistinta da auto distrutte, strade interrotte, l’assenza di qualsiasi persona e la presenza, invece, di creature mostruose. In tutto ciò, tuttavia, troveremo Emily, la quale sembra aggirarsi all’interno della scuola.

Il nostro compito, come facilmente intuibile, sarà quello di recuperare nostra cugina e trovare un modo per tornare indietro e non rimanere bloccati in questa versione alternativa di Bethelwood che può essere assimilata ad una sorta di Silent Hill.

gylt

Survival horror, stealth e puzzle game si mescolano

Gylt è un action adventure con visuale in terza persona. L’esplorazione è piuttosto lineare e guidata dalla mappa dell’area corrente, la quale sarà aggiornata di volta in volta con gli oggetti presenti in ogni stanza e l’obiettivo attuale.

Inizialmente sarà proposto un approccio abbastanza stealth, visto che saremo completamente indifesi e quindi dovremo nasconderci ed evitare tutti i contatti con i vari nemici. Il gameplay, da questo punto di vista, è assolutamente di stampo classico, con diversi indicatori che consentiranno di capire il grado di attenzione e di sospetto dei mostri. Successivamente potremo difenderci impiegando una torcia ed usando il suo fascio di luce concentrato per distruggere in un sol colpo gli esseri cogliendoli di sorpresa alle spalle o, se scoperti, per puntare a determinate aree del corpo sino alla loro dipartita. Oltre alla torcia, altri oggetti importanti saranno gli inalatori nasali, che serviranno per ripristinare la nostra energia vitale, e l’estintore, utile per congelare i nemici, ingranaggi e pozzanghere.

Il level design, pur essendo globalmente piacevole, non eccelle in nessun campo. Gli enigmi ambientali sono piuttosto semplici e permettono di procedere senza particolari intoppi. Anche la numerosa presenza di inalatori e batterie per ricaricare la torcia tende a diminuire il senso di pericolo percepito, in quanto, anche se scoperti, sarà facile uccidere i nemici o scappare in cerca di un riparo in attesa che si calmino le acque.

La durata dell’avventura può variare dalle quattro alle sei ore, in base a quanto vorrete esplorare accuratamente ogni sezione alla ricerca di segreti e collezionabili, quali diari, canarini, foto, quarzi rossi ed abitanti pietrificati.
Facciamo tuttavia notare che solo completando il titolo nella sua interezza sarà possibile accedere al terzo finale segreto – che, ne siamo abbastanza sicuri, sarà quello a cui ambirete.

Il tema del bullismo viene affrontato sia nei numerosi diari di Emily, nascosti o talvolta in bella vista nei vari ambienti, che in forma metaforica tramite il posizionamento di manichini in pose inequivocabili e le numerose scritte sui muri. Purtroppo, gran parte delle cutscene è stata implementata tramite disegni realizzati a mano ed animati in modo un po’ grossolano. A causa di questo, il loro utilizzo non riesce a coinvolgere appieno il giocatore durante lo svolgimento delle parti più importanti della storia.

Gylt, l’esclusiva Stadia non convince – Recensione

Carino ma non troppo

Il motore grafico del titolo riesce a proporre ambienti ben curati e con uno stile che, sotto certi punti di vista, richiama alla memoria l’ottimo Little Nightmares di Tarsier Studios o, per citare l’ambito cinematografico, le atmosfere gotiche e grottesche delle opere di Tim Burton. Buona, com’era decisamente doveroso, la realizzazione del sistema di illuminazione, in grado di regalare il giusto grado di mistero ed inquietudine. La componente sonora appare quantomeno ispirata, fornendo un adeguato accompagnamento alle varie situazioni proposte.

I nemici, tuttavia, offrono un design piuttosto anonimo e ripetitivo, in quanto ne sono presenti poche tipologie. Interessanti gli scontri con i boss, i quali riescono a spezzare un po’ la lentezza generale con qualche sezione più movimentata.

I test effettuati su una linea FTTC con 60 Mbit in download e 20 Mbit in upload su browser Chrome a risoluzione 4K hanno evidenziato una qualità visiva generale ottima. Visti i ritmi di gioco generalmente piuttosto lenti, l’input lag è stato trascurabile e gli artefatti dovuti alla compressione dello stream video piuttosto contenuti, anche se maggiormente evidenti nelle aree più buie.

+ L'incipit è interessante
+ Presenza di finali multipli
+ Grafica gradevole
- Durata inferiore alle aspettative
- Livello di sfida molto basso
- Meccaniche di gioco poco profonde

6.0

In definitiva, nonostante Tequila Works abbia realizzato prodotti di ottimo spessore in passato, Gylt sembra solo un compitino sviluppato senza troppe pretese, quindi privo di una qualsiasi caratterizzazione. Complice forse il tempo ridotto per il suo sviluppo in vista della pubblicazione in contemporanea con il lancio di Stadia, Gylt lascia un po’ l’amaro in bocca per il suo potenziale inespresso. Il titolo offre un gameplay poco incisivo ed un livello di difficoltà particolarmente basso, elementi che contribuiscono alla definizione di un prodotto che di certo non lascerà il segno nel cuore dei videogiocatori, ma potrà probabilmente far trascorrere qualche ora in maniera piacevole.




TAG: gylt, tequila works