Final Fantasy XV Episode Ardyn Recensione

Un DLC imperdibile per tutti coloro che vogliono chiudere la parabola di Final Fantasy XV

Recensione
A cura di Filippo "Xsin" Consalvo - 2 Aprile 2019 - 15:36

Probabilmente non esiste un giocatore che dopo aver finito Final Fantssy XV non abbia desiderato sapere di più su quel personaggio misterioso, contorto e diabolico che è Ardyn Izunia. Il cancelliere dell’impero di Niflheim è l’antagonista numero uno della fantasia finale col numero 15, ma la frammentarietà dell’opera realizzata da Square Enix e diversi passaggi criptici della trama principale hanno sollevato col tempo numerosi dubbi e teorie che finora non avevano mai trovato risposta. Final Fantasy XV Episode Ardyn riempie uno dei buchi più importanti dell’impianto narrativo di Tabata e riesce finalmente a darci alcune risposte, il che lo rende un DLC quasi obbligatorio per chiunque voglia provare a chiudere il cerchio di questa opera multimediale che si estende anche a film e video su YouTube.

Anche stavolta, infatti, Square Enix ha sentito il bisogno di completare l’offerta narrativa del nuovo DLC con un corto animato di 15 minuti disponibile sul canale del gioco, concentrato sugli avvenimenti precedenti alla nascita del regno di Lucis, ma con qualche scena condivisa tra i due prodotti con versioni un po’ diverse.  Da questo e altri indizi viene fuori la convinzione che anche questo DLC abbia sofferto uno sviluppo travagliato e poco lineare Per fortuna ma allo stesso tempo riesce a dare una spiegazione concreta e coerente del personaggio di Ardyn, evidentemente essenziale sin dai primi passi di Final Fantasy XV ma il cui background era rimasto troppo in sospeso dopo il finale del gioco, lasciando i fan in preda a mille domande e un forte desiderio di comprensione.

La domanda però è: valeva la pena dedicargli un intero DLC? O si poteva approfondire la sua storia magari ampliando le pretese del Prologo animato?

FF XV Episode Ardyn

Un inizio felice

Che Ardyn Izunia sia potente in FFXV ce lo fa capire già con la caratterizzazione del personaggio: la spavalderia e la sicurezza di essere sempre in controllo del cancelliere imperiale trasmettono una convinzione dei propri mezzi per niente esagerata, dando proprio l’idea che Ardyn vanti delle risorse e dei poteri smisurati, come dimostra in più modi nella parte finale del gioco principale. Rimaneva quindi da concretizzare questo potere a livello di gameplay, sia come concept per la trama, sia come giocabilità, mettendo in campo un’abilità distruttiva nata però dalle capacità guaritrici a cui Ardyn accenna nel suo discorso a Noctis.

Da questo punto di vista Episode Ardyn sembra convincente: la piaga dei Daemon, la stessa che sprofonda Eos nelle tenebre prima del risveglio di Noctis, era apparsa duemila anni prima in alcune regioni del mondo e mentre Somnus, ambizioso fratello minore di Ardyn, guidava le sue armate allo sterminio dei mostri, il primogenito della casata Lucis Caelum riceveva dagli dei il dono di assorbire il morbo dagli umani infetti e liberarli dalla malattia, salvandone la vita. Ardyn si presenta così con un animo buono, profondamente altruista, in missione sacrificale per la salvezza di quello che non è ancora il suo popolo, in attesa che gli dei si pronuncino attraverso il cristallo per svelare chi diventerà il primo Re di Lucis.

Il compito di annunziare la profezia quando verrà svelata spetta ad Aera Mils Fleuret, prima sciamana e antenata di Lunafreya, nonché fidanzata dello stesso Ardyn: una coppia che le prime scene del DLC ci mostrano innamorata, felice e fiduciosa per il futuro. Un setting completamente opposto a quello che ci si può aspettare dopo aver conosciuto il personaggio del gioco, uno sfondo ribaltato che mette in pessima luce soprattutto Somnus, antenato dell’integerrimo Regis e del coraggioso Noctis. Una storia della quale non vogliamo svelarvi altro, ma solo sottolinearne l’evoluzione coerente e una regia per noi apprezzabile che spazia bene tra passato e presente.

final fantasy xv episode ardyn

Troppo semplice per essere vero

Il gameplay riprende in gran parte quello del capitolo principale e ospita l’80% del gioco in una grande mappa liberamente esplorabile: l’obiettivo è attaccare e conquistare alcune torri per poter indebolire il nemico e sfondarne le difese, consapevoli che solo metà di quelle disponibili è necessaria per andare allo scenario finale. Episode Ardyn consente quindi a chi vuole concentrarsi sulla storia di non perdere tempo in sfide via via più difficili, level-up poco influenti e combattimenti ripetitivi, ma offre a tutti i completisti la possibilità di spendere ore a guadagnare punti abilità, recuperare le centinaia di tesori sparsi per la mappa e comprare cappelli buffi per modificare le proprie statistiche.

Che facciate parte del primo o del secondo gruppo, Episode Ardyn vanta una durata che può andare dall’ora e mezza (meno se proprio si va di speed run) alle tre ore, tenendo conto che un tempo più lungo inficia pesantemente sul punteggio e valutazione finali. In entrambi i casi, però, questa mappa non riesce a regalare un’esperienza eccellente: nonostante sia apprezzabile la verticalità data dai poteri di Ardyn che permettono di spostarsi dalle strade ai tetti in un attimo, esistono solo due tipi di nemici e la maggior parte dei combattimenti ne mette in campo solo uno, i soldati semplici, con giusto alcune varianti a seconda delle armi che usano.

Dopo pochi minuti gli scontri diventano uguali e le ondate non sono mai numerose al punto da regalare un minimo di sfida al giocatore: grazie ai poteri del morbo Daemon, Ardyn può traslare liberamente da un punto all’altro mentre il tempo viene bloccato e aggirando i nemici può addirittura assorbirli riempiendo la barra ancestrale, che al livello più alto permette di evocare automaticamente più armi regali. Il risultato è che dopo tre nemici daemonizzati (un’operazione fattibile in 20 secondi) Ardyn si trasforma in una macchina della morte con spadoni e spade che ruotano attorno a lui e infliggono ingenti danni agli avversari, permettendogli persino di rilasciare un “mini impeto ancestrale” che scatena centinaia di lame contro i nemici di fronte.

Se ciò non bastasse c’è sempre Ifrit pronto a dare una mano, con fino a tre attacchi diversi, evocabili tramite la barra ausiliaria che si riempie combattendo, seguiti da un paio di colpi random gratis che trasformano il combattimento in un inferno di fiamme spettacolare per noi e devastante per i nemici. Episode Ardyn è troppo facile, i poteri di Izunia sono interessanti e imparare a usarli bene è appagante e accattivante ma non ci sono nemici o boss in grado di reggere il confronto, e questo già alla modalità Standard (ce n’è addirittura una più facile). Due ore di sano sfogo che funzionano benissimo come anti stress e riescono a divertire grazie alla dinamicità dello stile di combattimento di Ardyn, ma qualche goccia di sudore in più non avrebbe guastato.

Durata breve e gameplay poco impegnativo confermano quindi l’idea che lo scopo di questo DLC sia prettamente narrativo e non ludico: Ardyn ha il potenziale per avere un gioco a se stante e una storia degna di un intero film, ma l’obiettivo di Square Enix sembra essere quello di “tappare un buco” che aveva lasciato delusi troppi fan dopo il finale di Final Fantasy XV. Non si capisce però quanta fosse la voglia di farlo con un prodotto di qualità, perché anche alcune animazioni meno convincenti e delle scene frettolose lasciano qualche perplessità, per non parlare di uno dei doppiaggi più altalenanti degli ultimi anni, con momenti di pregio alternati ad altri totalmente stonanti.

+ Ardyn e i suoi poteri regalano soddisfazioni
+ Trama essenziale per l’intera produzione
+ Alcune scene spettacolari
- Pochi contenuti di gioco
- Tanto potenziale espresso a metà
- Doppiaggio da rivedere

7.3

Episode Ardyn quindi non è male: riempie un buco narrativo importante e lo fa con coerenza, mostrando una storia interessante e un risvolto che mette in discussione le convinzioni dei giocatori, ma lo approfondisce poco e lo conclude con un po’ troppa fretta; concentra tutti gli sforzi su un’unica, grande mappa liberamente esplorabile ma la riempie di attività tediose e inutili; realizza combattimenti rapidi e frenetici, ma tara male la difficoltà e rende il protagonista troppo potente; infine mette in campo un combattimento finale piuttosto spettacolare, seguito da un ending che sicuramente farà storcere qualche naso.

È forse l’unico DLC che qualunque fan di Final Fantasy XV dovrebbe giocare ed è in grado di regalare due orette godibilissime, ma conferma ancora una volta quello che sembra essere il DNA di questa produzione: tanto, tantissimo potenziale non sfruttato a dovere.




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